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Scritto da Dario Carta   
lunedì 07 dicembre 2009

A Christmas Carol
Titolo originale: A Christmas Carol
USA: 2009 Regia di: Robert Zemeckis Genere: Animaziona Durata: 96'
Interpreti: (voci) Jim Carrey, Gary Oldman, Robin Wright Penn, Colin Firth, Cary Elwes, Bob Hoskins, Daryl Sabara, Sammi Hanratty, Fay Masterson, Molly C. Quinn
Sito web: www.disney.go.com/disneypictures/achristmascarol
Nelle sale dal: 03/12/2009
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Autentico

A Christmas CarolTorna sugli schermi il capolavoro di Dickens,l’affascinante studio sullo spirito del Natale,nella forma di accusa sociale sulle condizioni di vita della fascia povera della popolazione inglese del suo tempo.
Nella mente di Dickens,il ricco e sprezzante Ebenizer Scrooge incarna il dispregio riversato dal ceto dell’alta borghesia nei confronti delle classi più povere,incapaci di disporre del minimo mezzo necessario alla propria sussistenza,per cui ritenute non meritevoli del diritto di esistere.
Contro questa visione sociale e politica del tempo,Dickens riversa l’idea dello spirito natalizio,delle tradizioni,gli usi e la lietezza trovata nell’indispensabile,che lo scrittore effonde nel racconto e con i quali colora la sua storia.

“A Christmas Carol” ha conosciuto innumerevoli adattamenti per cinema e televisione,in ogni veste e significazione culturale,dalle versioni del ’51 con Alistair Slim e dell’84 con George C. Scott,al musical con Albert Finney del ’70,dalla parodia di Bill Murray dell’88 fino alle trasposizioni sulle pagine dei comic books di Disney,(basti pensare alla provenienza del nome dello Scrooge Mc Duck di Barks,nel ’47),alla graffiante verve dei Muppet.
Oggi arriva Zemeckis,con il suo terzo lavoro in motion capture,dopo “Polar Express” e “Beowulf”,in una figurazione 3D,che fa apparire la storia natalizia nelle sembianze di un elaborato gioco PS3.
Una considerazione,quest’ultima,che non intende allontanare gli estimatori e i puristi della storia originale,alla quale il film resta ampiamente fedele.
Dickens lo si riconosce nella sua interezza in questa versione dove le finzioni visive giocano in primo piano in strepitose danze virtuali di grande effetto e suggestive immagini di ampio respiro,innervate da humor e azione.
Si assiste ad uno show di bizzarre fantasie digitali mescolate a disegni e figure animate,in una totale immersione nella scenografia dei pittoreschi ambienti vittoriani della Londra dell’ 800,ispirati all’iconografia della narrativa di Dickens.
Lo spettatore è travolto da questo mondo di immagini virtuali,senza che venga provocato alcun disturbo all’elemento emozionale,che trova perfetta corrispondenza con l’immedesimazione caratteriale con i personaggi della storia,animata,questa,da grande cuore e colore,pur nella sua espressione altamente tecnologica.

Pur avendo a volte l’impressione di trovarsi catapultati in un ambiente da classica avventura di parco Disneyano che può trascendere il contesto visivo,lo spettatore non corre il pericolo del corto circuito mentale cui si può incorrere quando la frontiera dell’immaginazione grafica compiuterizzata viene spinta ai limiti estremi,cosa cui Zemeckis sembra aspirare,oltre i quali ci si imbatte in una ginnastica cerebrale poco propensa a seguire le trasfigurazioni figurative di persone reali in animazioni tecniche caricaturali.
Nel suo ricorso alla Performance Capture,Real 3D e IMAX,Zemeckis non ha trascurato l’efficacia delle soluzioni visive derivante dall’uso dei colori desaturati ma caldi e intensi,in una scelta cromatica che riporta alla tradizione popolare natalizia soffusa in giochi di luci ed ombre che si accompagnano all’aspetto gotico che il regista ha tenuto a conservare,visto e vissuto dallo spettatore attraverso efficaci sequenze in soggettiva.
Zemeckis rifugge l’ampollosa teatralità della retorica d’immagine ed offre uno splendido affresco di colori che infonde gioia e commozione,ma anche timori ed inquietudine nello spettatore che non resta indisturbato e distratto di fronte al senso della responsabilità che deriva dalle scelte fatte in vita e che recano con sé eco eterne,elemento centrale attorno al quale si sviluppa l’intera trama e che è essenza del racconto.

Zemeckis colpisce il bersaglio e fa della favola del vecchio Ebenizer che non accetta il tempo gentile e caritatevole del Natale,una narrazione di fascino e spessore,arricchendola delle doti tecnologiche di un cinema attuale che può offrire sul piano visivo ma togliere su quello analitico.
Cosa,quest’ultima, che non avviene in questo lavoro,che resta autentico ed emozionante,nonostante sia palpabile il dubbio che si insinua in un pubblico che si interroga sulla reale necessità del ricorso all’elemento visivo tridimensionale come valore aggiunto ad una pellicola densa e felice già nei termini di una visione standard.

 
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