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Scritto da Andrea De Luca   
lunedì 01 settembre 2008

Kung Fu Panda
Titolo originale: Kung Fu Panda
USA: 2008. Regia di: Mark Osborne, John Stevenson Genere: Animazione Durata: 95'
Interpreti: (voci) Jack Black, Jackie Chan, Dustin Hoffman, Lucy Liu, Ian McShane, Angelina Jolie, Michael Clarke Duncan, David Cross, Dan Fogler
Sito web: www.kungfupanda.com
Nelle sale dal: 29/08/2008
Voto: 6,5
Trailer
Tutti i luoghi dove è stato avvistato Po questa Estate!!
Recensione di: Andrea De Luca

kungfupanda_leggero.jpegNell’antica Cina vive Po, un grosso e impacciato panda che lavora come cameriere nel ristorante del padre ma che in segreto cova il sogno di diventare un maestro di Kung Fu. Un giorno Tai Lung, un potentissimo e crudele guerriero leopardo, evade da una roccaforte dove era stato fatto prigioniero dai maestri Oogway e Shifu. Il gran maestro Oogway, che aveva predetto il ritorno di Tai Lung, chiama a raccolta nel suo monastero tutti i più potenti guerrieri della Cina. Tra loro sarà scelto il Guerriero Dragone, colui che, secondo una profezia, una volta entrato in possesso della Sacra Pergamena dove sono racchiusi i più antichi segreti del Kung Fu, porterà la pace nel mondo. Po si reca ad assistere all’avvenimento e in seguito ad un incidente con dei fuochi d’artificio, viene indicato da Oogway come l’eletto. Nonostante la sua evidente goffaggine e l’incapacità nel Kung Fu, il maestro Shifu obbedisce alla profezia e accetta di allenare Po, il quale con l’aiuto di altri cinque guerrieri allievi di Shifu, Tigre, Gru, Vipera, Scimmia e Mantide, proverà a placare la fame di vendetta di Tai Lung determinato ad impossessarsi della pergamena e venire definitivamente riconosciuto come il guerriero più potente del mondo.

Il cinema è sempre pronto a cavalcare l’onda delle mode passeggere, soprattutto quando si tratta di blockbusters. Quest’anno sfruttando il traino delle Olimpiadi di Pechino, un intasamento mediatico ha bombardato le menti di miliardi di persone paralizzandone l’attenzione tutta attorno a immagini e suoni provenienti dalla Cina. Nel campo dell’animazione la Dreamworks cerca di sfruttare il momento lanciando nelle sale cinematografiche italiane il suo nuovo film, il quale chiude questa immensa e piacevole parentesi asiatica con una trovata commerciale costruita ad arte, che raggiungerà di certo il duplice obiettivo di avvicinare ancor di più l’Oriente all’Occidente e di ottenere incassi sostanziosi prima che l’onda si esaurisca.

La Dreamworks sentiva il disperato bisogno di rispondere al recente capolavoro Pixar, Ratatouille, con un film altrettanto degno che ne risollevasse la reputazione dopo i recenti risultati scadenti ottenuti con Shrek Terzo e Bee Movie, che, nonostante il solito successo d’incassi che ormai assicurano i film d’animazione in CGI, avranno certamente spinto i realizzatori ad un esame di coscienza. Sembra che la casa di produzione si sia voluta cimentare in un duello ancor più ravvicinato riproponendo quel semplicistico messaggio-insegnamento presente anche nel film Pixar, un ingenuo messaggio che incarna perfettamente il sogno americano, un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani: chiunque può ambire a realizzare i propri sogni se soltanto crede nelle proprie potenzialità e persegue con volontà il proprio obiettivo.
Come Remy in Ratatuoille, Po si sente inadatto nell’ambiente in cui vive, ma mentre Remy è consapevole delle sue qualità e insegue ostinatamente il suo sogno di diventare cuoco, il panda si trova come per magia catapultato quasi di forza in un sogno in cui perfino lui stesso non credeva e che nessuno, fino alla fine, crede possibile da realizzare, cioè trasformare un panda pigro e vorace in maestro di Kung Fu.
Po sfrutta il difetto della sua voracità trasformandolo in punto di forza, insegnandoci che non sempre ciò che appare come un ostacolo deve abbatterci o costituire una limitazione, perché alla fine è la forza di volontà a prevalere.
“Il passato è storia, il domani è mistero, il presente è un dono”, dice il saggio maestro tartaruga Oogway, bisogna vivere il presente facendo del nostro massimo per sfruttare ogni occasione, perché non si sa mai cosa ci riserverà il futuro.

A parte ciò la storia è molto semplificata, viene addirittura escluso il personaggio femminile e la conseguente storia d’amore, mentre si ricorre molto più spesso ad effetti visivi, a scene d’azione piuttosto che a dialoghi e battute, basando tutto sul divertimento spettacolare. Quelle citazioni intellettuali alla storia del cinema, soprattutto disneyana, presenti negli altri film Dreamworks e facilmente rintracciabili da un pubblico adulto di massa sono messi da parte, eppure il pubblico più attento potrà rintracciare nel film altri riferimenti: ai film di Kung Fu di Bruce Lee; a Guerre Stellari di George Lucas con Shifu che ripropone Yoda e Tai Lung il Darth Father contaminato dal lato oscuro; a Matrix quando Po è riconosciuto come l’Eletto ma non vuole riconoscere il suo destino; uno più sottile a Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter quando Po alla domanda del maestro "Sei pronto?", risponde "Sono nato pronto", proprio come il Jack Burton di Kurt Russell.
Per quanto riguarda il personaggio protagonista Po, egli ama mangiare a volontà, è goffo ed impacciato nei movimenti, eppure smuove gli animi grazie alla sua tenerezza accentuata da un’espressività che si mantiene su livelli altissimi, alle innumerevoli gag da slapstick comedy che attirano simpatia e risate soprattutto da parte dello spettatore più giovane. Proprio i più giovani sembrerebbero i diretti destinatari di questo film, gli ingredienti ci sono tutti: potranno sognare ripensando ai fantastici scenari che riproducono come in un dipinto i paesaggi dell’antica Cina; potranno entusiasmarsi guardando gli spettacolari combattimenti d’arti marziali accompagnati dalle più tipiche musiche orientaleggianti cinesi, le quali creano con gli scenari un contesto perfettamente identificabile; per di più presentando come protagonista un Panda, animale pigro e lento per eccellenza, che pratica il Kung Fu, il film ci fa subito capire che verrà intrapresa la strada della parodia, una parodia che assicurerà risate ma che non vuole essere offensiva e va intesa come omaggio all’arte marziale millenaria del Kung fu e alla Cina intera. Ad esempio nei cinque guerrieri anch’essi animali antropomorfi - non abbastanza sviluppati nei caratteri, avrebbero meritato maggiore attenzione - si riscontra la forza di una natura magica e antica, che in loro si rispecchia elegante e implacabile.

Il film si può leggere anche come un omaggio al potere della fantasia: Po nel duello finale compie una mossa segreta perché l’ha immaginata, così come la Dreamworks grazie all’immaginazione dei suoi autori può ormai creare qualsiasi cosa. La regia, forse influenzata dal fondatore della Dreamworks Steven Spielberg, è pressoché perfetta e incredibilmente varia. In un film d’animazione di solito è permesso ogni tipo di esperimento ma raramente ritroviamo l’utilizzo continuo di carrellate, zoomate e slow-motion che, oltre a una gran fantasia, richiedono abilità e un lavoro estenuante per scene di pochi secondi.
Quando ci si avvicina ai mondi fantastici e misteriosi dell’Oriente non si può evitare un riferimento ai capolavori d’animazione di Hayao Miyazaki. Le tecniche usate dal maestro giapponese sono ancora quelle tradizionali, qui invece abbiamo milioni di Pixel che coordinano a tempo gli spostamenti di ogni singolo pelo e fanno chiedere allo spettatore sbalordito fin dove si potranno spingere queste tecniche, quali siano le frontiere ancora inesplorate del progresso tecnologico. Anche la filosofia di fondo è diversa da quella di Miyazaki, è puramente americana ed esige quindi un lieto fine.
Non ci si può soffermare sulle forze maligne della natura, relegate al ruolo di intrattenimento spettacolare; qui il bene deve vincere e tutti devono vivere felici e contenti, per questo il film si perde molto nella seconda parte dove diventa banale come la classica commedia disneyana dei buoni sentimenti, rivolta ai bambini con tanto di parabola finale: il segreto della forza è dentro ognuno di noi, Po trova più forza perché ha un animo puro, privo di cattiveria, i suoi intenti sono nobili, Tai Lung invece è malvagio e non può vincere.

Forse, nonostante il piacevole risultato raggiunto, sarebbe meglio accantonare i sequel già previsti per il futuro e lasciare d’ora in poi a registi orientali, come Miyazaki, il compito di occuparsi dei misteri e delle filosofie di una cultura e di una tradizione che richiedono una certa sensibilità per essere comprese, che nulla ha a che vedere con la comicità demenziale e il ”E vissero felici e contenti” che sembra pervadere l’accomodante tradizione Occidentale, almeno per quanto riguarda i film 


 
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