My dear enemy
Titolo originale: Meotjin haru
Corea del Sud: 2008 Regia di: Lee Yoon-ki Genere:
Drammatico Durata: 123'
Interpreti: Jeon Do-yeon, Ha Jung-woo
Sito
web:
Voto: 7,5
Trailer
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Recensione di: Francesca Caruso
Il regista Lee Yoon-ki si è distinto, fin dal suo film d’esordio “This charming girl” nel 2004, per la sua vena intimista, soffermandosi sul variegato universo femminile.
Con My dear enemy allarga la sua visione per raccontare una storia intensa e insolita. Quando Hee-soo si trova di fronte l’ex fidanzato Byung-woon, senza neanche accennare ad un saluto o ad ipocriti convenevoli, pronuncia solo quattro parole “Voglio i miei soldi”. Tre milioni e mezzo di won sono la somma che la donna gli ha prestato un anno prima e che non le sono stati ancora restituiti.
Byung-woon rimane basito dal rivedere Hee-soo e cerca di sdrammatizzare il momento di tensione venutosi a creare. La rassicura dicendole che entro fine giornata avrà il suo denaro, però deve racimolarlo, essendo rimasto a secco.
La donna decide di accompagnarlo nei suoi spostamenti, per tenerlo d’occhio, mentre l’uomo fa visita a diverse vecchie amiche e conoscenze (tutte donne) chiedendo un prestito per saldare il suo debito. Nell’arco della giornata vengono riaperte vecchie ferite, si instaura un’intimità tra i due che si pensava oramai cessata e Hee-soo scopre un lato nuovo di Byung-woon che non aveva mai visto e cose che lo riguardano che ignorava.
Il film si apre con un piano sequenza che permette allo spettatore di avere un primo approccio visivo con i due protagonisti, non lasciando capire, fino all’istante in cui si rivolgono la parola, chi e cosa li lega.
Il regista pone sotto l’occhio della macchina da presa i due giovani mostrandoli da diverse angolazioni, creando una certa aspettativa e tensione che nell’arco del racconto va evolvendosi come la relazione tra i due. Hee-soo è inizialmente scostante e fredda con Byung-woon ed è riluttante a dover passare del tempo con lui, vuole risolvere la faccenda al più presto e non sente ragioni. Basta guardarla nel viso per capire i suoi diversi stati d’animo.
La sua postura durante l’attesa di Byung-woon mostra nervosismo, necessità, poi sorpresa e comprensione. L’attrice Jeon Do-yeon riesce a infondere al suo personaggio quel senso di vuoto e di perdita che Hee-soo ha dentro. Byung-woon, dal canto suo, si scopre essere un uomo che si prodiga per il prossimo, restituendo i favori che gli sono stati fatti in precedenza. È un uomo sorridente e ottimista, che riesce a comprendere Hee-soo e cerca di farle notare il lato positivo in cui si trovano.
L’attore Ha Jung-woo rende il suo personaggio accattivante, fascinoso e simpatico, qualcuno con cui è veramente difficile arrabbiarsi. Entrambi gli attori mettono in atto una performance interpretativa superiore e calibrata, creando la giusta sintonia tra i personaggi, la loro espressività mette al centro dell’azione queste due forti personalità, rendendoli umani e nei quali ci si può riscontrare.
Il regista realizza un road movie inusuale, Hee-soo e Byung-woon si spostano da un quartiere all’altro della città con la macchina di lei, poi con l’autobus e, per un piccolo tragitto, a piedi. Ad ogni tappa si incontrano personaggi atipici e si viene a conoscenza di un pezzetto di vita dei due, Lee Yoon-ki mette lentamente a nudo le loro anime con pochi cenni.
Lascia ampio spazio, in determinate sequenze, ai silenzi costruendo un’atmosfera soave e rarefatta.
Il ritmo del film non ha battute d’arresto, l’attenzione dello spettatore rimane alta fino alla fine, le varie angolazioni delle inquadrature utilizzate e alternate ripetutamente contribuiscono a porre in primo piano l’intimità del loro essere. Un film geniale nella sua semplicità di un regista abile e sicuro.
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