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Scritto da Samuele Luciano   
venerdì 01 febbraio 2008

Persepolis
Titolo originale: Persepolis
Francia: 2007. Regia di: Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi Genere: Animazione Durata: 95'
Interpreti: Catherine Deneuve, Danielle Darrieux, Simon Abkarian, Gena Rowlands, Chiara Mastroianni, Tilly Mandelbrot
Sito web: www.sonyclassics.com/persepolis
Nelle sale dal: 29/02/2008
Voto: 7,5
Recensione di: Samuele Luciano

persepolis_leggero.jpegLa cinematografia recente sta offrendo notevole spazio ai biographical-pictures (vedi Into the Wild, Lo Scafandro e la Farfalla, Il cacciatore di aquiloni, ecc), alcuni dei quali davvero emozionanti e fedeli allo spirito originale dei libri da cui sono tratti.
Tra questi occupa sicuramente una posizione rilevante il cartoon movie di Majane Satrapi “Persepolis”.
In realtà , la singolare operazione di tradurre in film d’animazione temi come la guerra Iran-Iraq e la rivoluzione islamica nell’Iran di fine anni ’70, arriva solo dopo il successo riscosso dall’omonimo libro a fumetti, scritto e disegnato appunto dalla stessa Satrapi.
Il best-seller Persepolis si articola in 4 parti, tutte pubblicate in Francia dal 2000 al 2001, con grande successo di critica e pubblico, tutte basate sulla vita dell’autrice iraniana dall’infanzia all’età adulta. Divenuta famosa , la Satrapi ha ricevuto poi numerose proposte per fare della sua opera un adattamento cinematografico. Tuttavia ha rifiutato le offerte delle più illustri Major Hollywoodiane, come quella di narrare la sua storia “vera” con un telefilm tipo “Beverly Hills 90210” con Brad Pitt e Jennifer Lopez. Alla fine ha accettato di realizzare il lungometraggio solo col regista a lei più affine, il francese Vincent Paronnaud.
In effetti l a peculiarità di questo film d’animazione sta nella assenza di spettacolarità: le immagini sono in bianco e nero, la grafica non è in 3d o in formato Disney Studio e i disegni richiamano uno stile semplice, quasi elementare.
Eppure, con straordinaria abilità, i registi riescono a coinvolgere lo spettatore con il semplice uso dell’ironia.
Grazie all’ironia della piccola Mariane e di sua nonna (personaggio spassoso nel diroccare gli aspetti più stupidamente misogini degli integralisti islamici) si viene intrattenuti anche da una storia di guerra e ingiustizie.
La vicenda è quella di una bambina che si trova nel bel mezzo di una rivoluzione politico-religiosa, che vede imprigionare il suo adorato zio per il sogno democratico, che è costretta a lasciare l’Iran per volontà dei genitori che la mandano a studiare in Austria, al sicuro da bombe e repressioni.
Dirompente il punto di vista del personaggio principale, dalla descrizione della cultura Fedayn a quella punk europea, che con senso critico ineccepibile smonta ogni possibile intolleranza, nonché guerra (vedi la scena dei soldati iraniani e iracheni che cadono nella stessa fossa, “entrambi gli schieramenti erano armati dagli americani in modo da estinguersi a vicenda, tanto da non saper più perché si uccidevano tra loro”).
Commovente la piccola Mariane da adulta che, ormai inserita nella società francese, va all’aeroporto di Parigi, ma invece di partire per la sua terra rimane nella sala d’aspetto, a rimembrare la sua infanzia e i suoi cari.

 
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