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Beowulf & Grendel PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
martedì 26 agosto 2008

Beowulf & Grendel
Titolo originale: Beowulf & Grendel
USA: 2005 Regia di: Sturla Gunnarsson Genere: Avventura Durata: 105'
Interpreti: Hringur Ingvarsson, Spencer Wilding, Stellan Skarsgård, Ingvar Eggert, SigurðssonGunnar, Eyjólfsson, Gerard Butler, Philip Whitchurch, Ronan Vibert, Rory McCann, Tony Curran, Martin Delaney, Mark Lewis, Elva Ósk Ólafsdóttir, Ólafur Darri Ólafsson
Sito web: www.beowulfandgrendel.com
Nelle sale dal: In dvd - Inedito Cinematografico
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta

beowulf-and-grendel_leggero.jpegPrecedente di soli due anni alla più proclamata (e pubblicizzata) pellicola relativa alle stesse vicende,narrate con modi e toni di differente valenza (l' accorta sceneggiatura a quattro mani,di Neil Gaiman e Roger Avary,aiuta la scaltra regia di Robert Zemeckis),questo "Beowulf & Grendel" uno scopo di certo lo raggiunge.

Passato di sicuro pressochè inosservato,almeno fino all'avvento del suo illustre e più noto successore "La leggenda di Beowulf" del 2007,con Ray Winstone nei panni dell'eroe,al fianco di un reale Anthony Hopkins,il primo Beowulf,del 2005,ha senza dubbio portato a buon fine il desiderio di soddisfare lo spunto di curiosità e di approfondire la conoscenza di quello che è uno dei più antichi e completi poemi epici della letteratura anglosassone. Chi si accinge a vedere il "Troy" del 2004 di Wolfgang Petersen,è consapevole di avere davanti un prodotto di per sè esaustivo,che,con le sue caratteristiche del Kolossal,si offre al plauso del grande pubblico,attento a cogliere ed apprezzare una pellicola su un tema comunque noto e,casomai,dirigere le proprie attenzioni sugli aspetti visualmente speciali.
L' "Ulisse" del 1955,di Mario Camerini,con Kirk Douglas,o "Gli Argonauti" del 1963,di Don Chaffey,o tanti altri,respirano un'aria che ci è nota,raccontano vicende studiate,mille volte ripassate e riviste nel corso dell'apprendimento scolastico o divulgativo,amate o subìte,ma certamente appartenenti al nostro corredo culturale. Ma che dire di "Beowulf"!
Sfugge alla maggioranza,la conoscenza del suo mito,ma pare che con l'aiuto di due pellicole successive e vicine nel tempo,possa nascere lo stupore per una cognizione sfuggita ed il desiderio di riempire una lacuna.
Allora,è probabile che chi ha visto il "Beowulf" di Zemeckis,abbia lo stimolo di confrontarlo con Gunnarsson o,al contrario,chi è incappato in quest'ultima pellicola,sia attratto dal confronto con la successiva.
Difficile allineare questi due film per farne un paragone.

Hanno tanti elementi in contrasto,ma forse un inviluppo di entrambe le narrazioni,può portare ad una comprensione dell'opera originale.
"Beowulf" è un poema epico,scritto in lingua anglosassone e,si ipotizza,risalente all'ottavo secolo A.D.
Narra di un fiero eroe della tribù germanica dei Geati,che viene chiamato dal re danese Hrothgar per liberare la sua gente e la sua splendida reggia reale Heorot (Il Cervo),dalle incursioni del mostro Grendel,che uccide e devasta.
Ma Beowulf è costretto,dopo aver ucciso Grendel,a fronteggiarne la madre,in cerca di vendetta.
Vittorioso anche su questa,l'eroe diviene re dei Geati e regna nella pace fino all'arrivo di un terzo mostro:un drago alato.
La lotta finale porta alla morte di entrambi (l'immagine di Thor e la sua lotta con il serpente d'acqua).
La principale caratteristica dello stile narrativo del poema è l'ampia metafora in uso,per descrivere i personaggi.
Questi non hanno volto ,nè fattezze,nè connotati.
Sono disegnati da perifrasi,("kenningar"),che ne delineano il contorno.
Grendel non è mai illustrato nella sua orribile realtà di mostro,ma figurato a tratti ed idee,forse un Troll della mitologia nordica ("mostro potente","viandante delle marche,dei confini","arrotolatore di denti","figlio di Caino").
E neppure Beowulf appare in chiarezza descritto come uomo scolpito e muscoloso nella sua prestanza.
Questo "Beowulf & Grendel",resta fedele solo parzialmente al poema:vengono introdotti tre nuovi personaggi,il padre di Grendel,la strega Selma e il figlio di Grendel,su uno scenario narrativo arricchito di vicende propriamente realizzate per la pellicola.
Nelle scene iniziali,il ribrezzo fisico di Grendel viene trasposto nel fisico anomalo del bambino,che vede morire il padre ad opera del re danese.

Cresciuto,quello che nelle righe del poema è un'entità maligna,è raffigurato nel film come un'imponente figura dai tratti umani,urlante di fronte al cranio mummificato del padre,da lui stesso spiccato dal corpo dopo la sua morte.
L'efficace sequenza iniziale del massacro nel "Beowulf" del 2007,viene qui sorvolata,lasciando allo spettatore il quadro della morte e devastazione nella reggia,dopo il passaggio di Grendel.
Il regista Gunnarsson e lo sceneggiatore Rai Barzins,eliminano l'elemento soprannaturale,che è anima del poema,per dare maggior rilievo all'aspetto umano,che dirige il confronto fra il guerriero ed il mostro.
E' un conflitto fra due realtà concrete,che respira in tutto il film e che riflette solo un poco dello scritto originale.
Infatti non viene mai spiegato o manifestato,se Grendel e suo padre siano creature Trolls o esseri umani devastati da un'oscenità fisica ed immersi nella sofferenza di una vita da combattere.
Rai Barzins sottolinea che "Grendel è meno di un cannibale Troll,ma più di un Sasquatch,il che è come dire che è un essere che può esistere in questo mondo".
Infatti,qui,Beowulf,dopo un iniziale entusiasmo,si dimostra reticente alle pressioni del re,risoluto a distruggere il Troll.
La convinzione dell'eroe,è che il mostro non è un abisso di malvagità,ma porta in sè una componente intelligente ed umana,devastata dal dolore.
L'inquietudine e la paura del mostro,si stemprano nella ricerca di stampo Cristiano di Dio,fonte di sicurezza e vita,in antitesi agli aridi e silenti dei mai presenti negli animi dei soldati.
Viene introdotto l'annunzio del Regno di Dio nella civiltà pagana,descritto non senza una vena ironica con la figura di un frate celtico di dubbia credibilità.
Ciononostante,alla fine del film,il re,convertito,chiede a Beowulf se ha mai pensato al Paradiso,ma l'eroe chiude l'argomento con un laconico "...andrò dove è giusto che vada...".
Gerard Butler ("Timeline","Il fantasma dell'Opera","PS I Love You","Alla ricerca dell'isola di Nim"),è Beowulf,sforzandosi solo un po'.
D'altro canto,ce lo ricordiamo nel credibilissimo re Leonida dei "300" spartani.
Stellan Skarsgard (King Arthur,2004),si coniuga con il suo personaggio grazie alla sua fisionomia,che lo colloca con agio nella sua parte di re/non re,agitato nelle sofferenze di una vita contradditoria.
Il film si presenta rivestito delle migliori intenzioni di sviluppare con interesse una trama annodata nelle antiche tradizioni popolari.
Ci riesce solo in parte,offrendoci un aspetto un poco alleggerito dello spessore della leggenda,con qualche caduta di tensione e di smalto e navigando un po' in superficie.
Resta comunque una pellicola piacevole ed interessante per gli amanti del genere,affascinati dalle tradizioni dei popoli di cultura nordica.

 
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