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Valutazione utente: / 24
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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 30 novembre 2011

Colombiana
Titolo originale: Colombiana
USA, Francia: 2011. Regia di: Olivier Megaton Genere: Azione Durata: 108'
Interpreti: Zoe Saldana, Jordi Mollà, Lennie James, Amandla Stenberg, Michael Vartan, Cliff Curtis, Beto Benites, Jesse Borrego, Cynthia Addai-Robinson, Callum Blue, Graham McTavish
Sito web ufficiale: www.colombiana-movie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: La vendetta è mia!
Scarica il Pressbook del film
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colombiana_leggero.pngDolente femminilità e il senso oscuro della passione pervadono un lavoro che Luc Besson ha plasmato dalla materia di cui la donna è fatta,regalando al cinema una splendida espressione dei conflitti estremi che si raccolgono dal fascino agitato e misterioso di Nikita (Anne Parillaud).
In "Leon",la ricca caratterizzazione di un assassino (Jean Reno) colto nel silenzio di un'umanità sofferta,forma i colori del profondo rapporto fra un professionista della morte e una ragazzina (Natalie Portman).

In "Colombiana",film diretto da Olivier Megaton ("Transporter 3"),Besson,qui autore di una sceneggiatura più derivativa,scontorna un altro personaggio femminile sullo sfondo della rabbia che alimenta la vendetta. Bogotà,Colombia.
La piccola Cataleya Restrepo (Zoe Saldana) assiste all'omicidio dei genitori per mano dei sicari di Don Luis (Beto Benites),potente boss di un cartello della droga.
Sopravvissuta alla strage,la bambina fugge negli USA,dove trova rifugio presso lo zio Emilio (Cliff Curtis),cui Cataleya chiede di essere addestrata per diventare killer di professione.

Dopo 15 anni,la donna è pronta per affrontare gli assassini della sua famiglia e spegnere la sua sete di vendetta. Pigro assortimento di spunti raccolti da lavori più significativi di Besson,"Colombiana" sopravvive del ritmo innaturale di una svogliatezza composta in un meccanismo messo in un moto ad alto regime di giri ma con poca energia risultante.
In un lavoro dove il legame fra missione e protagonista è chiamato a giustificare la pochezza di sostanza e il sovraffollamento di analogie ed appelli ai contenuti dei film di genere,Besson e Megaton non offrono i guizzi sospirati per poter ammirare i buoni e odiare il traditore e sembrano assopirsi su una trama ordinaria che non vibra della passionalità emotiva che genera sentimenti e sensazioni.

Pur condividendo con Hanna (Joe Wright) e Nikita la dilaniante realtà che la emargina in un universo cui è destinata e nel quale è relegata sia dalla sorte che dalle decisioni dell'uomo,l'inferno di Cataleya non porta i colori saturi e intensi di una sofferenza solo raccontata e non partecipata,lasciando a Saldana il compito pedissequo di prestare alla protagonista solo le fattezze estetiche e l'abilità acrobatica,snaturate dei tratti interiori e del disagio intimo di percezioni sepolte.
Megaton pone l'accento sui contrasti stridenti che graffiano lo sfondo di una storia che nasce dalla malattia sociale e respira l'aria guasta di una comunità corrotta,dove morbo e affetto incarnano le realtà opposte che traducono la tragedia della violenza.

Così nella bella sequenza dell'incontro di Cataleya con lo zio,forse la più nobile frazione di film,il regista fa incontrare smarrimento e casa,rifugio e strada,ricorrendo al confronto di un'innocenza andata perduta (Cataleya) con il monito al ravvedimento (lo zio) e dove si scopre il conflitto fra il desiderio di riconoscersi nella principessa Xena,eroina di sogni e fantasie e la tensione a spegnere una sete di vendetta.
L'esile sottotrama del rapporto fra Cataleya e Danny (Michael Vartan) non concede spazi di approfondimento e la relazione resta quasi pretestuale per l'introduzione di bridge-intermezzo fra i luoghi di un'azione pressochè ininterrotta.
Un montaggio nevrotico di tessere di sequenze forma l'illusoria dinamica di una struttura filmica difficilmente percepibile e poco plausibile nelle scene di azione,serrate in microfrazioni di riprese cucite in moviola.
La missione di Cataleya si chiude nell'ellisse del suo stesso personaggio,un volto bellissimo con poco nome in un film dall'identità negata,un dramma messo fuori giri e poca energia,come un palcoscenico con grandi tende e poco spettacolo.

 
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