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Scritto da Nicola Picchi   
sabato 09 agosto 2008

Fate
Titolo originale: Fate
Corea: 2008 Regia di: Kim Hae-gon Genere: Azione Durata: 123'
Interpreti: Song Seung-heon, Kwon Sang-woo, Ji Seong, Park Han-byeol, Kim In-gweon
Sito web:
Voto: 5,5
Recensione di: Nicola Picchi

fate_leggero.jpegDi film coreani con storie di gangsters e amicizie tradite, magari con tanto di flashback finale sui bei tempi andati, se ne sono visti a iosa fin dai tempi di “Friend”. Per questo motivo “Fate”, che difatti non ha avuto un grande riscontro al botteghino, non sfugge a una generale sensazione di déjà-vù che ne vanifica la qualità, di per sé non esaltante.
Woo-min rapina un casinò di una gang rivale insieme ad un gruppo di amici, Cheol-jung, Do-wan, Gang-seop e Yeong-hwan. Tradito da Cheol-jung, sceglie di sacrificarsi per gli altri assumendosi tutta la responsabilità, e passa due anni in prigione. Una volta uscito scopre che il suo migliore amico Do-wan è diventato tossicodipendente, Gang-seop, è scomparso dalla circolazione, mentre Cheol-jung è ormai un boss del sottobosco criminale di Seoul, e Yeong-hwan è diventato il suo braccio destro. Woo-min cercherà di riallacciare la relazione con la vecchia fidanzata Eun-young, e contemporaneamente pareggiare i conti con Cheol-jung.
Seconda regia dell’attore Kim Hae-gon (Between Love and Hate), il film difetta di personalità, e preferisce indugiare nel risaputo piuttosto che esplorare nuove strade. Pur rispettando gli elevati standard di qualità del cinema coreano, “Fate”, che alterna sfiatato melodramma a scene d’azione ben coreografate, clona talmente tanti film, compresi i recenti “A Dirty Carnival” e “City of Violence”, che è impossibile tenerne il conto. Il film di Kwak Kyung-taek può essere considerato il capostipite di questo filone, ma Kim Hae-gon non possiede il robusto taglio realista del suo predecessore, e le oltre due ore di durata dell’ennesima variazione sul tema sembrano francamente ingiustificate. L’amara parabola di Min-woo, che deve fronteggiare il tradimento dei suoi amici dell’adolescenza, finirà naturalmente nel sangue ma, se la regia si mantiene all’altezza della situazione, la sceneggiatura (dello stesso regista) è poco convincente. I numerosi tentativi di rivitalizzare un plot di riporto facendo ricorso al melodramma, come nella scena del litigio di Min-woo con la madre, lasciano il tempo che trovano, e il regista non si nega di indulgere nel più ovvio patetismo nelle scene che coinvolgono il protagonista e l’amico Do-wan, ormai sull’orlo della psicosi. Tanto per calcare ulteriormente la mano, nel prefinale verremo omaggiati di una straziante (soprattutto per le orecchie) versione di “Ne me quitte pas”, con una sottolineatura talmente smaccata da suscitare il sorriso più che la malinconia.
Gli aspetti positivi risiedono invece nell’abile direzione delle scene d’azione, nella fotografia di Choi Ji-yeol e nei due attori principali, Song Seung-heon (So Close, He Was Cool) nel ruolo di Min-woo e Kwon Sang-woo (Volcano High, Running Wild) in quello di Cheol-jung. Soprattutto il secondo, che interpreta un ruolo negativo per la prima volta, appare credibile e in perfetta sintonia con il suo personaggio. Purtroppo questo non basta a risollevare il film e, complessivamente, “Fate” appare come una buona occasione sprecata.

 
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