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Scritto da Alberto Fornasier   
domenica 10 febbraio 2008

John Rambo
Titolo originale: Rambo
USA, Germania: 2008. Regia di: Sylvester Stallone Genere: Azione Durata: 90'
Interpreti: Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz
Sito web: www.movies.break.com/rambo
Nelle sale dal: 22/02/2008
Voto: 6,5
Recensione di: Alberto Fornasier

rambo4_leggero.jpegDire che questo film è brutto sarebbe da sciocchi e da superficiali, significherebbe non capire la differenza fra il generale e il particolare: può non interessare il genere (e ognuno ha i suoi gusti, non si discute) ma, se invece piacciono i film d’azione (e Stallone non finge di fare film di altro tipo…), il quarto capitolo di “Rambo” non deluderà sicuramente.
Gli spettatori troveranno tutto quello che si aspettano: azione, suspense e, com’è tipico nella saga del reduce del Vietnam, un forte senso di giustizia finalmente appagato.
Con questo film è la volta della Birmania, dove la recente rivolta dei monaci ha puntato l’attenzione sul prolungato e bestiale genocidio che l’esercito perpetua da anni nei confronti dell’indifesa popolazione locale. La prima parte del film è dedicata alla presentazione di questa inaudita ed assurda situazione, che un gruppo di illusi idealisti vuole cercare di fermare a suon di medicinali e bibbia: e così, rapiti inevitabilmente dai militari, toccherà a Rambo salvarli, già abituato con il film precedente a combattere per un popolo (quello afgano) vittima della barbarie militare (l’esercito sovietico).
Di fronte a tali massacri non si può e (forse) non si deve rimanere indifferenti, sono aberrazioni che generano un forte desiderio di giustizia, una giustizia che inconsciamente si pretende immediata e decisa.
Quella di Rambo non è nient’altro che una favola, come la si è sempre voluta, in cui il Bene combatte contro il Male,in cui il Cavaliere sconfigge il Drago, una volta per tutte: è esattamente il contrario di come avviene nella realtà, in cui le carte sono continuamente mischiate e nulla sembra mai cambiare.
E forse è proprio per questo che questi film, dalla trama volutamente non complessa ma essenziale, riescono tanto a colpire: essi colgono direttamente il nostro senso profondo di equilibrio e di equità, che non vuole una soluzione a metà ed accennata, ma precisa e netta. Come nei sogni.
P.S. Non è un film da vedere in famiglia: la violenza è tanta, sia a livello psicologico (vengono uccisi donne, bambini e civili in inermi), sia fisico (arti umani e sangue in stra-abbondanza).

 
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