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La battaglia dei tre regni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
lunedì 02 novembre 2009

La battaglia dei tre regni
Titolo originale: Chi bi
cINA: 2009 Regia di: John Woo Genere: Azione Durata: 148'
Interpreti: Tony Leung Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Fengyi Zhang, Chang Chen, Jun Hu, Zhao Wei, Chiling Lin
Sito web: www.les-trois-royaumes-le-film.com
Nelle sale dal: 23/10/2009
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Maestoso

labattagliadeitreregni_leggero.jpgJohn Woo si ispira al poema epico “Le Cronache dei tre regni” di Luo Guanzhong,scritto nel XIV secolo,che racconta lo scontro sulle Scogliere Rosse del fiume Yangtze avvenuto nel 208 dC tra i due regni coalizzati di Wu,della Cina del sud e Xu,situato nel territorio occidentale,contro l’immensa armata dell’imperatore Han Xiandi,al comando del Primo Ministro Cao Cao,ambizioso uomo di forte peso politico nella gerarchia del regno dinastico.
La Cina era frazionata in molti regni in continuo conflitto fra loro e Cao Cao premeva sul debole carattere dell’imperatore,debole figura plagiata dal nerbo del primo consigliere,per raggiungere il suo scopo di riunire l’intero territorio cinese sotto un unico impero,alla cui testa Cao Cao intendeva insediarsi,scalzando la mediocrità dell’imperatore regnante.

“La battaglia dei tre regni” narra la storia di questo scontro,disegnando con tratti precisi e convincenti il profilo degli individui che ne furono protagonisti. Le immagini in apertura mostrano chiaramente chi sia in realtà il Primo Ministro e che posto occupi nell’organigramma del regno. Una panoramica nelle sale del palazzo imperiale mostra l’intera corte riunita per discutere dell’importante decisione da prendere a proposito dell’intervento nei territori di conquista,con l’imperatore assiso sul trono in stato di semiveglia,ministri,diplomatici e l’intero  dicastero in attesa di Cao Cao,figura determinante per le sentenze. Poche immagini ed un quadro introduttivo di valore contestuale è rapidamente formato con grande effetto. Lo spettatore non tarda a comprendere a che genere di film sta per assistere.

John Woo,tornato in madre patria sembra recuperare le sue esperienze di filmaker  made in Hollywood per coniugarle con l’arte peculiare del suo cinema asiatico,mai sopito in lui,creando un corredo di immagini e visioni intimistiche di raro valore e grande dignità nel trionfo coreografico di questo immenso dipinto dai colori della tradizione orientale.
I personaggi che vengono man mano presentati,i generali dei due stati alleati,i vicerè,le figure femminili,la principessa,il rappresentante Zhu-Ge Liang,sono magistralmente descritti nella loro complessa qualità morale,con decise e delicate pennellate che mettono in risalto i risvolti della loro personalità,la fermezza dell’uomo di comando,la tenerezza dei rapporti d’amore,la purezza dell’amicizia,la fedeltà delle intese.
La bellezza fisica e morale di Zhu-Ge Liang assurge ad una rappresentazione di una natura quasi magica del consigliere,elevandolo a uomo dotato di doni trascendentali e la sua possibilità di vedere negli eventi atmosferici e di poterli interpretare diventa chiave di una profonda saggezza e di equilibrio interiore che Woo ha saputo descrivere con grande efficacia nella disinvolta espressività di Takeshi Kaneshiro. La bellezza fisica,i volti nobili e gli sguardi aperti traducono una intima bellezza  che si impone come anima di un film che racconta di uomini,delle loro relazioni e dei sentimenti che li uniscono nel loro grido di aspirazione alla libertà.
Con grande impiego di mezzi e comparse,un abbondante ma saggio ricorso alla CGI e tanti omaggi a Sergio Leone,il film si dilata in un superbo affresco storico-umano tradotto in splendide immagini di ampio respiro,illuminate da vibranti dialoghi mai verbosi,ma vivificati di una nobile ricchezza d’animo e di un’armonia umana suffragata da una profonda pace esistenziale,pur contestualizzata in un evento bellico che ritrae due eserciti in assetto di guerra.
Nessuna violenza abusa dell’attenzione dello spettatore,neppure nelle scene di battaglia,rappresentate come dipinti in un’arte grafica di grande dinamismo in scene di scontri che restano conflitti fra gli ideali di libertà e una oppressione che non avrà la meglio e dove non si coglie mai il senso visivo del sangue versato dai corpi di vittime straziate dalla guerra,quanto la linfa che vitalizza l’anelito alla libertà.
Sono immagini maestose,con riprese al basso,o ravvicinate ad altezza d’uomo ed intervallate da ampi scorci dall’alto,in panoramiche da kolossal epico.

Difficile riconoscere il John Woo abituale,compreso quello del bellissimo “Face Off”,nelle scene che illustrano come i rappresentanti di due popoli ratificano una alleanza bellica in uno stupefacente (guardarlo ed ascoltarlo più volte sarebbe raccomandabile) confronto musicale (si colgano le sonorità delle musiche tradizionali asiatiche ed americane).
Qui l’unione porta indiscutibilmente alla pace tra i re di due regni fino ad allora in conflitto fra loro ed ora entrambi ricchi di un’armonia interiore che solo alla pace potrà condurre. E infatti “Pace” (=Pi-Nan),è il nome del bambino che cresce nel grembo della regina Xiao Qiao,a spiegazione di una calma e di una concordia che regneranno nei territori liberati.
Nel film non appaiono eroi idealizzati,ma persone di valore umano ed etico,spirituale ed intellettuale,integri nella loro solidità di soldati e uomini “gentili come una foresta, spietati come il fuoco,forti come le montagne e veloci come il vento”.

Scenografie affascinanti rapiscono in continuazione gli sguardi,in ariose suggestioni visive,intervallate da acuti simbolismi dei quali,purtroppo,non sempre il pubblico internazionale è in grado di percepire il significato più profondo,come la presenza di volatili,costante nel film come portatori di pace o consiglio (la colomba) o di azioni strategiche (le ali nelle mani di Zhu-Ge Liang),o l’eclissi,con la luna che nasconde il suo volto all’invio dei corpi dei soldati di Cao Cao morti di tifo tra le fila dell’esercito alleato,come una luce che non vuole splendere sull’ abominio di una spregevole azione,o ancora,le lanterne illuminate che prendono il volo nella notte durante i funerali di quegli stessi militari.

L’alleanza fra l’uomo e la natura è ratificata dalla possibilità di leggerne gli elementi,aria,fuoco,terra,vento,nuvole,nebbia,sabbia e di averne in prestito il simbolo come segno di collaborazione e sostegno in battaglia.
Le sequenze di sguardi profondi e i lunghi silenzi ove l’arte,i libri e le nobili cerimonie parlano molto più di complesse conversazioni,costituiscono nella limpida struttura filmica,il primo valore che il regista ha voluto porre l’accento,l’uomo,il suo onore e la fedeltà all’impegno per la libertà,diritto imprescindibile.
Difatti il commento finale di fronte al vuoto della desolazione che segue la battaglia,è un grido alla futilità della guerra (“…Qui nessuno ha vinto”),ed un ulteriore richiamo alla riconciliazione ed al recupero di quei valori che in una società debbono tessere la trama di una pace da perseguire ad ogni costo,qui intonata in un inno di indipendenza di un popolo in veglia all’alba di una nuova grande nazione.

 
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