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Nemico Pubblico n° 1 – L’istinto di morte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 29 luglio 2009

Nemico Pubblico n° 1 – L’istinto di morte
Titolo originale: L'instinct de mort
Francia, Canada, Italia: 2008 Regia di: Jean-Francois Richet Genere: Azione Durata: 110'
Interpreti: Vincent Cassel, Cecile De France, Gerard Depardieu, Gilles Lellouche, Roy Dupuis, Elena Anaya, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Abdelhafid Metalsi
Sito web: www.mesrine-lefilm.com
Nelle sale dal: 13/03/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Corretto

nemicopubblico1_leggero.jpeg"Nemico pubblico N°1-L'istinto di morte" narra la prima parte della rocambolesca vita di Jacques Mesrine,icona del gangsterismo francese degl ventennio ' 60/' 70,assurto a figura leggendaria delle pagine del crimine d'oltralpe.
Le sequenze in apertura raccontano,con uno split screen che riconduce alla narrativa cinematografica di quegli anni,l'epilogo della carriera del bandito,ucciso dalla polizia nel pieno centro di Parigi.
L'aspetto spettacolare della sua morte portò a compimento l'aura di leggenda che permeò l'intera esistenza di un uomo che fece della ribellione e della provocazione la propria ragione di vita.

"Nemico pubblico" è un thriller strutturato a biopic che racconta la scalata di un ragazzo sognatore ed idealista,nella gerarchia criminale di quegli anni.
L'elemento principale che il film - che avrà un seguito nel successivo "L'ora della fuga" - vuole mettere in evidenza è l'immagine arrogante ed estremamente egocentrica di un uomo,un assassino,forse traumatizzato dalla guerra in Algeria,ove militò e sperimentò la violenza,la tortura e l'omicidio e che,tornato in patria,non fu capace di arginare le sue pulsioni e ricapitolò l'intera sua vita all'insegna del delitto.
Mesrine fu un uomo narcisista e violento,anarchico e ribelle,affascinante manipolatore della condizione mediatica,che lo portò al centro della cronaca nazionale per quasi vent'anni.
Il film,pur con frequenti buchi narrativi,sfila nervosamente gli episodi salienti della vita di Mesrine,dal suo ritorno in patria dopo la guerra in Algeria fino alla sua presa di posizione nello scenario malavitoso della Francia dei primi anni ' 70,con l'intento di evidenziare sia i lati più scuri che quelli più noti della figura del criminale.
Ne emerge un uomo di grande carisma,estremamente provocatorio,una fortissima personalità con un ego smisurato,eppure idealista e con la pretesa di coltivare una profonda etica nello svolgimento delle sue attività professionali.
Assurto a mito,alimentò la sua leggenda attingendo da sè stesso per porsi come oggetto mediatico e portando l'attenzione del pubblico dalla sua parte.
Con il procedere delle immagini,i contorni della figura caratteriale di Mesrine si fanno più precisi,portando in sè quella sofferenza che contraddistingue ogni scelta estrema dell'uomo,il tormento delle decisioni di lasciarsi alle spalle quei valori che sono i presupposti di ogni giustizia ed equilibrio.
Si noti la sequenza che vede Mesrine abbandonare la casa dei genitori in ansia per aver scoperto aspetti non chiari dela vita del figlio,nonostante gli sforzi per avergli procurato un lavoro onesto,che egli ignora.
Il momento in cui Mesrine fa le valige,chiudendo loro la porta in faccia,il suo destino è segnato,la sua strada è tracciata e lui stesso ne ha deciso il percorso.

In "Scarface" di De Palma,Tony Montana opera le stesse scelte di fronte ad una madre straziata dal dolore e ad una sorella solo apparentemente complice e si dirige verso il lato oscuro della vita.
Allo stesso modo,in Mesrine,l'arroganza e l'ambizione hanno il sopravvento sul senso di giustizia e l'uomo si allontana da un padre umiliato ed accusato di debolezza e collaborazionismo con i tedeschi.
Ma come per Montana,che si professava "prigioniero politico di Cuba",per Mesrine questo non è che un pretesto per avere l'incoscienza di operare un distacco dall'ultima possibilità di redenzione.
Mesrine conduce l'intera sua esistenza sotto la luce dei riflettori.
E' un soggetto controverso,che si apre la strada nel mondo della malavita cercando lo spazio per essere oggetto di osservazione.
La sua naturale tendenza all'appoggio mediatico ed alla teatralità,gli ha permesso di alimentare la sua leggenda,portandolo a occupare il primo posto nella lista dei nemici dello Stato.
Ma Mesrine,al suo personaggio,non nega la possibilità di un certo respiro morale.
E' lui ad accusare Guido,il suo mentore (Depardieu),di aver giustiziato un uomo disarmato - "queste cose non si fanno" - salvo poi essere accusato a sua volta di aver minacciato crudelmente la moglie,con una pistola in bocca ("Tra te e i miei amici,io sceglierò sempre i miei amici!").

Non manca,nel film,la denuncia alla struttura correttiva,inquadrata qui come inviluppo prospettico degli elementi classici del cinema americano degli anni ' 70,(cfr."Fuga da Alcatraz" di Don Siegel) e le vicende dell'eroe rancese di Henri Charrière,Papillon,anch'esso mito e mistificatore,contestato ed idolatrato paladino della letteratura divulgativa francese.
Questo primo film sulla vita di Jacques Mesrine lascia intendere,attraverso le gesta di uno psicotico criminale bohemienne,la determinazione che quest'uomo mette nel suo indagare sulla "Gloria" ( sic ) a lui destinata,perchè meritevole dell'attenzione che il mondo gli rivolge per le sue gesta contro il sistema costituito,che sia sociale,economico o politico (De Gaulle).
Mesrine evade da tutto ciò che è regola e legge,consapevole che il suo popolo, la Francia,adora i dissidenti e i personaggi che gridano il loro no,come nella Rivoluzione,la Comune di Parigi del 1871,il Maggio ' 68.
Film tutto francese,duro e tagliato con l'accetta,eppure affilato resoconto della vita di un criminale,ove non vengono risparmiate immagini di crudeltà intervallate da clichè da feuilleton a puntate.
Film ruvido e tutt'altro che fluido,ove la necessità di dover comprimere una vita in due pellicole,ha portato ad introdurre fin troppi salti temporali,tutti a scapito della scorrevolezza della narrazione.

Film a volte tirato per i capelli alla condizione di esasperazione visiva,allarme per uno squilibrio scenico e narrativo,a rischio di miscredito dell'intera vicenda,oscillante sul bordo di un ciotolone di grottesche situazioni imbevute di bizzarra grossolanità ( si veda la scena della banda che torna alla cancellata del carcere per tentare la fuga dei prigionieri rimasti).
Vincent Cassel sembra venuto al mondo apposta per interpretare Mesrine,assimilando il personaggio,metabolizzando il suo ruolo e facendolo tutto suo,regalando emozioni violente nel tracciare con grande disinvoltura il ritratto di un uomo che ha scelto di imboccare una strada senza uscita.
Jean-Francois Richet è il cronista del racconto e preferisce non prendere posizioni.
"Nemico pubblico" non fornisce alcuna risposta ai quesiti sulla lecità degli avvenimenti e non dà giudizi su Mesrine,che non ne esce nè mitizzato nè demonizzato,nè personaggio odioso nè accattivante.
Richet scrive la storia di un uomo che ha scelto di essere bandito e di vivere al di fuori della legge,in una condizione fascinosa che ha fatto versare fiumi d'inchiostro sulla sua figura leggendaria.

 
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