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Scritto da Nicola Picchi   
mercoledì 30 gennaio 2013

Titolo: Rurouni Kenshin
Titolo originale: Rurouni Kenshin
Giappone: 2012. Regia di: Ōtomo Keishi Genere: Azione Durata: 134'
Interpreti: Takeru Sato, Emi Takei, Koji Kikkawa, Yu Aoi, Teruyuki Kagawa, Taketo Tanaka, Yosuke Eguchi, Munetaka Aoki, Genki Sudo, Eiji Okuda
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Pacifista
Scarica il Pressbook del film
Rurouni Kenshin su Facebook

rurouni_kenshin_leggero.pngSecondo live-action tratto dall’omonimo manga di Nobuhiro Watsuki, “Rurouni Kenshin”, conosciuto anche come “Samurai X”, è ambientato nei primi anni dell’epoca Meiji, quando il Giappone si stava avviando verso un faticoso processo di modernizzazione, sotto la pressione delle potenze occidentali.
Dopo il colpo di stato del 1868, che mise fine al governo dei Tokugawa e restaurò il potere imperiale, il sistema feudale venne spazzato via, e al suo declino si accompagnò la dissoluzione della casta dei samurai, i quali in gran parte persero la loro posizione sociale e i privilegi economici che ne derivavano. Non a caso il film si apre sulla battaglia di Toba-Fushimi, che ebbe luogo nell’ultimo anno del “bakumatsu”, come vennero definiti gli ultimi 15 anni di potere dei Tokugawa, ponendo fine alla “guerra dell’anno del drago” e determinando il destino della nazione.

Hitokiri Battōsai è un samurai al servizio della coalizione Satsuma-Chōshū, che combatte per l’Imperatore. Dopo la vittoria, determinato a espiare i suoi peccati, prende il nome di Himura Kenshin (Himura cuore della spada) e fa perdere le sue tracce dandosi alla vita errabonda del “ronin”, finchè un giorno l’apparizione di un feroce assassino che si spaccia per Battōsai lo costringe a tornare in azione.
“Rurouni Kenshin” è uno dei migliori live-action degli ultimi anni, considerando che, a parte gli eccellenti risultati raggiunti da Miike Takashi con i recenti “Ace Attorney” e “For Love’s Sake” e i due “Gantz” (e mezzo...) di Shinsuke Sato, solitamente gli adattamenti dai manga vengono affidati ad anonimi mestieranti dalla macchina da presa pesante come il piombo, che difettano di una qualsivoglia idea di regia. Il quasi esordiente Ōtomo Keishi, che ha una lunga carriera alle spalle come regista di serie televisive, trova invece un buon equilibrio tra la ricostruzione storica e la fedeltà alla fonte originale. Malgrado “Rurouni Kenshin” sia uno shōnen manga, indirizzato a un pubblico di adolescenti, Ōtomo sceglie di limitare al minimo i momenti umoristici, conferendo all’insieme un’aura alquanto drammatica.

I primi anni della restaurazione Meiji, che fanno da sfondo alle avventure di Kenshin, vengono messi alla berlina con un certo sarcasmo, stigmatizzando quella febbre dell’occidentalizzazione che coinvolse l’intera società nipponica. Il “villain” della situazione, Takeda Kanryu, è un protocapitalista in Panama e abito bianco, che abita in una villa, manco a dirlo, di stile occidentale, incarnando al peggio i valori dell’era moderna. Nell’epoca Meiji il denaro è tutto mentre l’orgoglio è un valore antiquato, e Kanryu può permettersi di assoldare decine di samurai disoccupati come guardie del corpo, trattandoli alla stregua di animali.
Questo contrasto tra i valori fondativi della cultura giapponese e i valori, diciamo così, “d’importazione”, tema basilare in tanta letteratura nipponica degli inizi del ‘900 (da Tanizaki a Soseki), è sufficiente a ravvivare e a rendere interessanti le vicende del protagonista. Kenshin, guancia sfregiata da una cicatrice cruciforme, è un samurai “pacifista” che, dopo essere stato negli anni dell’adolescenza un assassino inarrestabile, predica la non-violenza brandendo un sakabatō, spada con la lama retroversa. L’incontro con Kamiya Kaoru, che Kenshin protegge dalle attenzioni indesiderate del falso Battōsai, sembra essere in un certo senso predestinata.
La ragazza ha infatti ereditato dal padre una scuola di kendo, il cui motto è: “La spada che protegge la vita”. Purtroppo, l’appezzamento di terra su cui sorge il dojo fa gola al perfido Takeda Kanryu, il quale vuole utilizzarlo per espandere il suo traffico d’oppio, ed è disposto a tutto pur di impossessarsene.

Kenshin dovrà vedersela non solo con Kanryu, ma anche con il suo braccio destro Jun’e, spietato “hitokiri” che dieci anni prima si era impossessato della sua spada abbandonata sul campo di battaglia, lama che si nutre del sangue degli assassinati. Jun’e è la metà oscura del protagonista, ciò che Kenhin avrebbe potuto diventare se non avesse abbandonato la via della violenza. Ōtomo, come si è detto, asciuga buona parte dei momenti umoristici, iniziando con una cupa ricostruzione, tutta virata al blu, della battaglia di Toba-Fushimi. In seguito si mantiene su un registro drammatico, per poi scivolare su una tonalità più apertamente ludica e fumettistica, quando arriva il momento della resa dei conti: Kenshin e il suo compagno Sagara Sanosuke, armato di un spadone risalente all’epoca della guerra Ōnin, sgomineranno infatti orde di nemici, ma sempre nel (relativo) rispetto della non-violenza.

Le scene d’azione, coreografate da Tanigaki Kenji (“Wu Xia/Swordsmen” di Peter Chan), sono d’intensa fisicità e di grande impatto, con un uso limitato del wirework e degli effetti digitali. Eccellente il giovanissimo Takeru Sato nel ruolo di Himura Kenshin, mentre Kagawa Teruyuki è un Takeda spassosamente sopra le righe, Yu Aoi una seducente Megumi e Emi Takei (For Love’s Sake) una perenne damigella in pericolo.
“Rurouni Kenshin” soddisferà pienamente gli appassionati, che ritroveranno efficacemente condensata una buona parte del manga originale, nonchè la celebre esclamazione “oro” di Kenshin, a indicare stupore e confusione.

 
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