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Scritto da Nicola Picchi   
sabato 09 agosto 2008

Shamo
Titolo originale: Shamo
Hong Kong: 2007 Regia di: Soi Cheang Genere: Azione Durata: 107'
Interpreti: Shawn Yue, Francis Ng, Annie Liu, Pei Pei, Ryo Ishibashi, Dylan Kuo
Sito web:
Voto: 5
Recensione di: Nicola Picchi

shamo.jpgNarushima Ryo, accusato di aver ucciso i genitori, viene mandato per due anni in riformatorio, dove apprende le arti marziali sotto la guida di Kurokawa Kenji. Una volta uscito sopravvive facendo il gigolò, ma il suo sogno è quello di rintracciare la sorella Natsumi, la quale nel frattempo è diventata una prostituta, mentre il suo desiderio più grande è quello di combattere sul ring del Letal Fight e di sconfiggerne il campione, Sugawara Naoto.
Francis Ng un karateka seguace di Mishima che tenta di assassinare il Primo Ministro giapponese? Shawn Yue un sedicenne chiuso in riformatorio? Il miscasting non è certo l’unico problema di “Shamo” ma è il più manifesto, e compromette seriamente la ben nota sospensione dell’incredulità. Tratto dal fluviale manga di Izo Hashimoto e Akio Tanaka, il film abbandona la violenta e seriosa crudezza dell’originale a favore di una bizzarra estetica tutta di superficie che lascia alquanto perplessi, considerato che questo balordo risultato arriva da uno dei registi di Hong Kong più ricchi di talento. Soi Cheang cerca di riproporre lo stile sporco e le marcescenti tonalità cromatiche di “Dog Bite Dog”, ma questa volta non convince, anche perché, nonostante alla stesura abbia collaborato lo stesso Izo Hashimoto, la sceneggiatura non è assolutamente all’altezza. Non basta riassumere a passo di carica gli episodi salienti dell’originale sperando di ottenere un risultato coerente, se poi, come diretta conseguenza, si smette di sviluppare i caratteri dei protagonisti. Tutto rimane esteriore, lo psicotico Narushima Ryo di Shawn Yue è un personaggio più bidimensionale della sua controparte cartacea, la sua disperazione non è mai palpabile e le sue motivazioni sono via via sempre più assurde e incomprensibili, mentre il Kurokawa Kenji di Francis Ng è un amabile dandy di Hong Kong, indubbiamente molto cool ma con scarsa attinenza con l’originale. Né si può giudicare il film indipendentemente dal manga, perché, di per sé, “Shamo” non raggiunge la dignità di un’opera autonoma, e semplicemente non sta in piedi.
La responsabilità, dunque, non è tanto del regista, quanto di uno script che avrebbe necessitato di molte revisioni per funzionare in maniera decente. Il fatto che il film abbia avuto bisogno di un anno di post produzione la dice lunga sulla consapevolezza di Soi Cheang in merito ai risultati raggiunti, e ci fa interrogare sull’effettiva necessità di realizzare un adattamento hongkonghese di un manga nipponico; dato che non tutti possono essere Park Chan-wook, forse certe operazioni sarebbe meglio lasciarle fare ai giapponesi.
La parte iniziale ambientata nel riformatorio è senz’altro la più riuscita, ed il tono da live-action virato al dark sembra indovinato, a parte l’anagraficamente improbabile Shawn Yue che richiede uno sforzo sovrumano allo spettatore per compenetrarsi negli avvenimenti. Dopo la prima mezz’ora, eccetto l’incontro con Megumi, “Shamo” diventa una monotona sequela di combattimenti sul ring, iperstilizzati ma non particolarmente esaltanti, citazioni da “Rocky” comprese. L’incontro di Ryo con la sorella Natsumi (la Pei Pei di “Dog Bite Dog”), con tanto di rivelazione finale, permette di riconsiderare l’intera vicenda da un’angolazione inaspettata, ma non abbastanza da motivare le scelte del protagonista o da dare un senso all’intero film. Nonostante dialoghi inconcludenti ai limiti del surreale, Shawn Yue (Undercover, The Detective) è un Ryo sufficientemente torvo e fumettistico, mentre Francis Ng recita con la consueta, inarrivabile nonchalance. Duole aggiungere che neanche i censori di Hong Kong hanno preso “Shamo” seriamente, affibbiandogli un mestissimo Cat. II.

 
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