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Shoot' em up - Spara o muori! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 24 marzo 2008

Shoot' em up - Spara o muori!
Titolo originale: Shoot' em up
USA: 2007 Regia di: Michael Davis Genere: Azione Durata: 86'
Interpreti: Clive Owen, Monica Bellucci, Paul Giamatti, Stephen McHattie, Greg Bryk, Daniel Pilon, Sidney Mende-Gibson, Lucas Mende-Gibson, Kaylyn Yellowlees, Ramona Pringle
Sito web:
Nelle sale dal: 11/04/2008
Voto: 6
Recensione di: Anna Maria Pelella

“Sono una tata inglese e sono pericoloso!”

shootemup_leggero.jpegSmith, all’apparenza un uomo qualunque, sgranocchia carote su una panchina di notte e sorseggia un caffè. Ad un certo punto gli passa davanti una donna incinta con quelle che sembrano doglie, inseguita da uno spietato killer, armato di una grossa pistola.
A Smith non resta altro da fare che gettare via il suo caffè bevuto a metà e la sua carota, e correre in soccorso della sfortunata. Quello che lui non sospetta, e neanche lo spettatore, è che la donna ha anche lei una grossa pistola, e che ne farà uso nei fotogrammi successivi.
Comincia così questo spensierato action, Shoot’em up, alla lettera più o meno “sparaci sopra”.
Infatti Smith mangia carote e spara ai cattivi sin dal primo fotogramma, anzi pare quasi che non faccia altro per l’intero film, che sembra un’unica sequenza ripetuta più volte, ma con un incredibile risultato: quello di tenere avvinto lo spettatore per tutto il tempo, e per di più con il non trascurabile bonus di un’ironia straripante.
Il ritmo è l’ingrediente principale di questo film, insieme ad una buona caratterizzazione dei personaggi. Si va dal killer tirato in mezzo per caso, un Clive Owen che ha una sola faccia e un’unica espressione, ma che curiosamente risulta adatta alla parte, al cattivo che più riuscito non sarebbe potuto essere, un Paul Giamatti irresistibile e moglie-dipendente che spara e risponde al telefono tutto il tempo.
I due da soli tengono in piedi una sceneggiatura un po’ strampalata e corrono su e giù sballottando un neonato. Il pupo è la posta di un serrato videogioco, che unisce azione e trovate iperboliche, in un mix che non si vedeva dai tempi dell’autoironico “Last Action Hero”. Frutto di un progetto che avrebbe dovuto salvare qualcuno, ma che finisce per ammazzarne molti di più, il bambino serve da testimone agli inseguimenti e alle trovate che si susseguono senza sosta dall’inizio alla fine. Smith è il più tranquillo degli uomini, mangerebbe le sue carote, che non si frena dal consigliare ai suoi sfortunati interlocutori con maniere piuttosto violente, e si farebbe gli affari suoi. Ma il destino gli ha praticamente messo tra le braccia una creatura indifesa e sola al mondo che sembra intaccare la sua corazza. La prostituta dal cuore buono cui si rivolge, una credibilissima Monica Bellucci che recita in italiano anche in originale con risultati esilaranti, mentre mette su famiglia con lui, cambia i pannolini al bambino e parla coi detti della sua terra d’origine, un’Italia pittoresca come deve sembrare il nostro paese agli americani.
La scena clou che vede impegnati i due in un amplesso-sparatoria è la più divertente e nel contempo incredibile degli ultimi anni, supera in stravaganza persino quella di “Crank” consumata per strada con giapponesi e macchine fotografiche incluse nel viaggio. Mentre le scene di combattimenti e sparatorie, inclusa quella di una temibile tortura con dita spezzate, mettono in luce il carattere di antieroe del nostro Smith, un poveretto con incredibili risorse, che però arrivano sempre a salvarlo dopo che si è fatto abbastanza male.
Ed è così che lo vediamo sparare al nemico attraverso il fuoco di un camino, da una mano che è satura di proiettili e dalle dita a dir poco inservibili, mentre lui, Hertz il killer più inetto della storia, risponde al telefono alla moglie rassicurandola sul fatto che sarà a casa per cena.
Il trucco è tutto in questo eccesso espressivo che rapidamente diviene cartoon e in quello stesso momento ci trascina in una sorta di curiosità circa il destino degli impossibili personaggi che ci troviamo davanti.
La regia tiene il ritmo, e questo è più di quello che ci si aspetterebbe dell’ennesimo action americano, in realtà messo su con poche idee, ma molto ben confuse e con l’ingrediente più difficile di tutti da combinare in un film: l’ironia. Motivo per cui consiglio vivamente la visione di questa divertente giostrina, che regalerà allo spettatore un’ora e mezza spesa bene senza troppe pretese nè inutili complicazioni di sceneggiatura, e soprattutto senza lo spreco di soldi che ha afflitto il cinema d’oltreoceano dell’ultimo periodo, nell’illusione che alla mancanza di idee potessero ovviare gli effetti speciali.

 
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