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The Divine Weapon PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 4
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Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 06 febbraio 2009

The Divine Weapon
Titolo originale: The Divine Weapon
Corea: 2008 Regia di: Kim Yoo-jin Genere: Azione Durata: 134'
Interpreti: Jeong Jae-yeong, Han Eun-jeong, Ahn Sung-ki, Heo Jun-ho, Ryu Hyeon-gyeong
Sito web: 
Nelle sale dal:
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi

the_divine_weapon_leggero.jpeg1448, dinastia Chosun: l’interferenza dei subdoli cinesi della dinastia Ming negli affari interni della Corea è oltre il livello di guardia e il Re Sejong ordina a Choi Hae-san di sviluppare un’arma segreta, il “Singijeon”.
I cinesi, venuti a conoscenza dei piani del Re, mandano degli uomini ad assassinare l’inventore, il quale si fa saltare in aria insieme al suo laboratorio.
Sua figlia Hong-ri riesce a fuggire, e Sejong la fa nascondere presso Seol-ju, il capo di un gruppo di mercanti, assegnandole il compito di portare a termine l’invenzione del padre.

Premiato al botteghino con ottimi incassi, “The Divine Weapon” è uno di quei  film storici a grosso budget che ai cinesi riescono meravigliosamente e ai coreani in maniera mediocre. Basta confrontare i recenti “Red Cliff” e “The Warlords” con ”The Divine Weapon” per rendersi conto dell’incolmabile divario; il taglio terragno e minuziosamente realistico dei registi coreani quando si accostano al genere gli impedisce di raggiungere risultati che esulino dall’imitazione un po’ scolastica e volenterosa di modelli mutuati da altre cinematografie.
Il problema è tutt’altro che recente, e affliggeva già “Sword in the Moon” di Kim Eui-suk, i legnosi “Bichunmoo” e “Shadowless Sword” di Kim Young-jun  o i più riusciti ”Musa the Warrior” di Kim Sung-soo e “The Restless” di Jo Dong-ho.
In questo caso si aggiunge una buona dose di  nazionalismo naïf, dato che “The Divine Weapon” si premura di rammentarci, con tanto di didascalia conclusiva, che la Corea è stato il primo paese al mondo a sviluppare armi da lancio che utilizzavano come propellente la polvere nera: il “Singijeon”, effettivamente realizzato da Choe Mu-seon nel 1377 durante la dinastia Goryeo, consiste nel film in una batteria di grosse frecce esplosive, e poco importa che, storicamente, si trattasse dell’importazione di un’invenzione cinese, utilizzata per la prima volta nel 904.

Non che il nazionalismo sia una novità, e qui basti pensare ai recenti “D-War” e “May 18”, ma il problema è che l’apatica sceneggiatura di Shin Hyeon-jeong, oltre ad essere gravata da lentezza d’esposizione, lambisce vari generi mescolando ricostruzione storica e intrighi politici, romance e avventura, senza approfondirne nessuno. Le svirgolate wuxia poi, sono sì ben realizzate ma artificiosamente pedestri e ben lontane dalla poetica astrazione raggiunta dai registi cinesi. Detto questo, il film è sufficientemente spettacolare da soddisfare lo spettatore occasionale, soprattutto nella seconda parte, quando azione ed effetti speciali prendono il sopravvento: la battaglia sulle rive del fiume tra un manipolo di astuti coreani e le orde degli invasori cinesi è decisamente riuscita, anche grazie alle coreografie dell’esperto Kwak Jin-seok (The Good, the Bad, the Weird, The Restless, Hanbando).
La regia è diligente sebbene in odore di accademismo, ma per buona sorte Kim Yoo-jin (A Promise, Wild Card) può contare su un ottimo cast, essenziale alla complessiva riuscita del film, in primis un vigoroso Jeong Jae-yeong (Public Enemy Returns, Going by the Book) nel ruolo di Seol-ju e il veterano Ahn Sung-ki (Radio Star, Silmido) nei panni del Re Sejong, ruolo a cui dona sfumature di grande ironia.
Costumi e scenografie sono improntate ad un sobrio realismo, cosa che spesso va in conflitto con la deriva quasi fantasy di molte scene d’azione.

 
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