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The Machine Girl PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 8
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Scritto da Nicola Picchi   
domenica 08 giugno 2008

The Machine Girl
Titolo originale: The Machine Girl
Giappone: 2008. Regia di: Noboru Iguchi Genere: Azione Durata: 96'
Interpreti: Minase Yashiro, Asami, Ryosuke Kawamura, Nobuhiro Nishihara, Kentaro Shimazu
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi

machine_girl_leggero.jpegAmi vive con il fratello più giovane, Yu, ed è l’unica a prendersi cura di lui da quando i loro genitori si suicidarono perché sospettati d’omicidio. Quando Yu e il suo amico Takeshi vengono uccisi da una banda di studenti capitanata da Kimura Sho, viziato primogenito di una famiglia di yakuza, Ami giurerà di vendicarlo ad ogni costo. Dopo un primo scontro in cui rimarrà mutilata di un braccio la giovane Ami, con l’aiuto di Miki e di suo marito, genitori di Takeshi, riuscirà ad avere la sua vendetta.
E’ singolare che un film come “The Machine Girl”, ultimo lavoro dell’irregolare Noboru Iguchi prodotto dalla Nikkatsu, ignori completamente la benemerita tradizione nipponica del cinema cosiddetto “estremo”, a favore di una visione più ludica e conciliante. Il disturbante intreccio di sesso e violenza che, per limitarci a tempi più recenti, informava pellicole come la serie degli “Evil Dead Trap”, “Guts of a Virgin” o il letale “Naked Blood” di Hisayasu Sato, appare del tutto abbandonato. Nonostante il genere non sia del tutto estinto, come dimostra l’inguardabile “Crazy Lips” (film che i suoi estimatori osano apparentare a Miike Takashi) o l’ironico “Meatball Machine”, riciclaggio delirante dell’estetica cyberpunk fuori tempo massimo, “The Machine Girl” guarda altrove, e precisamente alla riesumazione dell’exploitation messa in atto dal duo Tarantino/Rodriguez, nonchè agli esordi ipersplatter di Peter Jackson, con “Bad Taste” e “Braindead”.
Il risultato è un curioso ibrido transculturale, una sorta di crossover che, attraverso la struttura da revenge-movie unita a numerose strizzatine d’occhio, vuole essere in primis un omaggio a Tarantino e a “Kill Bill”. E’ quantomeno paradossale che un’opera che omaggiava decenni di cinema giapponese debba essere assunta come modello di riferimento da un regista nipponico, in un gioco di specchi che potrebbe estendersi all’infinito o, come direbbero i più colti, in un’estenuante mise en abyme, eppure la genuflessione è evidente sin dai titoli di testa in stile anni ’70 (A Tokyo Shock Production!), per tacere del fatto che la famiglia Kimura sostiene con un certo orgoglio di discendere dai ninja del clan di Hattori Hanzo.
La giovane Ami, rigorosamente abbigliata da studentessa di scuola media, se ne va in giro con una mitragliatrice innestata nel moncherino, emula della Rose McGowan di “Planet Terror”, ma non disdegna, quando il gioco si fa duro, di ricorrere alla sega elettrica o alla più tradizionale katana.
Malgrado “The Machine Girl” sia girato con un budget ridotto all’osso ed alcune delle attrici protagoniste, come Asami, e lo stesso regista provengano dall’ambiente dei pinku eiga, il risultato è senz’altro meritevole di una visione. Il tono è quello leggero della commedia e, nonostante le fontane di sangue che inondano l’obiettivo e il profluvio di arti mozzati, le teste tagliate, il sushi di dita umane, e persino una una ghigliottina volante e un irresistibile reggiseno rotante alla “Tetsuo”, ha una sua inaspettata levità ed è impossibile non guardarlo con tenerezza. La violenza è esasperata e fumettistica, e perciò innocua, ed in più il film risulta estremamente divertente, pieno di invenzioni visive al limite con la demenzialità e di effetti speciali di buon livello, a patto, ovviamente, di essere estimatori del genere. Minase Yashiro, anche se la recitazione non è certo al primo posto tra le priorità del regista, è un’Ami molto convincente, e anche gli altri attori coinvolti non scendono mai sotto il livello di guardia. L’unico appunto che si potrebbe muovere a Noboru Iguchi è semmai quello di aver realizzato un film troppo consapevolmente orientato verso un’audience internazionale, sacrificando così le proprie peculiarità culturali. Da vedere, in attesa di “Tokyo Gore Police” di Yoshihiro Nishimura, che qui ha curato gli effetti speciali..

 
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