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Three Days To Kill PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
martedì 01 aprile 2014

Titolo: Three Days To Kill
Titolo originale: Three Days To Kill
USA: 2013. Regia di: McG.Genere: Azione Durata: 105'
Interpreti: Amber Heard, Hailee Steinfeld, Kevin Costner, Connie Nielsen, Richard Sammel, Eriq Ebouaney, Tómas Lemarquis, Lamont Thompson, Marc Andréoni, Big John, Rupert Wynne-James, Dragana Atlija, Yvonne Gradelet, Philippe Reyno
Sito web ufficiale: www.3daystokill.tumblr.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 05/06/2014
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Di Besson...
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Three Days To Kill su Facebook

three_days_to_kill_leggero.pngLuc Besson è l'uomo che mescola il cinema,facendone lo spettacolo per l'occasione.
Non predilige generi,ma si sposta di volta in volta,saltando di palo in frasca e siglando lavori,sia come regista che come sceneggiatore,con la firma singolare di fantasticherie bizzarre con le quali compone il suo cinema.
Perciò non sorprende che si possa passare senza traumi dall'action di "Nikita" e "Leon" al biopic storico di "Giovanna d'Arco",per poi visitare la dimensione del fantastico di Adele e Arthur ed entrare nei territori Sci-Fi del "Quinto Elemento" o nelle zone noir dei "Fiumi di Porpora",o assistere alle arguzie dei drammi malavitosi di De Niro,o ai thriller sanguigni delle vendette di Liam Neeson.
Il suo tratto è riconoscibilissimo e a suo modo originale nella forma di un cinema che conserva la fisionomia d'oltralpe mentre viene versato nel crogiuolo di Hollywood,una mistura accattivante di coloriture meticce che pennellano luci ed ombre su un corpo di cinema di identità nota.

"3 Days To Kill",diretto dal regista McG,colpevole di "Charlie's Angels" e "Terminator Salvation",mostra il linguaggio di Besson nella sceneggiatura,salvandosi in corner per l'umorismo in cui il lavoro si gigioneggia, beffandosi del sentore noir che riveste solo il titolo,ma che volutamente ignora a beneficio di un altro tipo di idioma.

Ethan Reiner (Kevin Costner) è un agente CIA cui viene diagnosticato un cancro al cervello che gli lascia poco tempo per vivere. Così l’uomo lascia il lavoro e decide di trasferirsi a Parigi per riunirsi alla moglie Christine (Connie Nielsen) da cui si è separato e alla figlia Zoey (Hailee Steinfeld),inquieta teenager risentita verso il padre. Quando Christine deve lasciare la città per un viaggio di lavoro,Ethan si dà da fare per tornare a fare il papà per qualche giorno,stando vicino alla figlia e cercando di riconquistarla.
Ma la CIA non accetta l’uscita di scena di Ethan e l’agente Vivi Delay (Amber Heard) gli viene messo alle calcagna per collaborare a rintracciare ed eliminare una coppia di terroristi,l’Albino (Tomas Lemarquis) e The Wolf (Richard Sammel).
L’offerta fatta a Ethan è questa:se lui uccide i criminali,lei gli fornirà un prodotto in via di sperimentazione che gli potrà allungare la vita. Il titolo asseconda gli istinti,ma la trama resta frutto di Besson e nonostante la regia frustrata di McG,il lavoro si fa in quattro per coordinare azione e commedia,corredando un nero leggero con perspicaci canzonature da dialettica di cinema per famiglia.

Con un po’ della goliardia di “The Family” e un po’ della bonaria seriosità di “Leòn”, ”3 Days” fa le piroette in una spudorata parodia dei due “Taken”,con tanto di scene di lotta e cazzotti da Comic Novel e nell’evidente sentore burlesco di cui Besson permea i suoi titoli. Eppure,con un linguaggio di mezzo fra Bourne,Bond,Jack Reacher et similia,lo stimolo arriva a destinazione,pur destando fondati sospetti sulle reali intenzioni dello scrittore,che qui pare più interessato ad intrattenere che alle turlupinanti declinazioni dell’action movie d’ordinanza.

Fitto di pretesti e gancetti,”3 Days” si gongola nelle situazioni strampalate e surreali che compongono un lavoro che fa gli occhi arcigni ma si ride addosso,come un finto noir palandrato in autoriverenze semiserie da commediola dove tutto concorre a formare un malizioso teatrino (esilarante il puntuale intervento della suoneria del cellulare di Ethan proprio nei momenti più cruciali). Gli indizi e i segnali sono infiniti e seminati ovunque,nella migliore delle abitudini di Besson,dall’onnipresente ed emblematica bicicletta viola,alle figurine circensi e grottesche che popolano il racconto (si vedano le gags con Mitrate),ai divertenti scatti al rapporto fra padre e figlia,ai dialoghi a volte sconclusionati e grotteschi (cfr. la diatriba sul termine “football”,o la disquisizione ricettaria sugli spaghetti,di fronte ad uno degli interlocutori seduti sul water).

Costner,pur in un territorio che non gli appartiene,tiene botta,soprattutto nelle parentesi famigliari,dove l’attore esprime al meglio la sua attitudine,da uomo più paterno che macho. Besson conferma i suoi clichès e,si sa,si ripete senza annoiare lasciando le convenzioni e gli stereotipi al servizio delle bizzarrìe intrecciate in una commediola noir che si trastulla fra il non troppo serio e il faceto.

 
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