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Triple Tap PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 26
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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 27 settembre 2010

Triple Tap
Titolo originale: Cheung wong chi wong
Hong Kong: 2010  Regia di: Derek Yee Tung-Sing Genere: Azione Durata: 117'
Interpreti: Louis Koo Tin-Lok, Daniel Wu, Charlene Choi Cheuk-Yin, Lee Bing-Bing, Alex Fong Chung-Sun, Chapman To Man-Chat, Lam Suet, Andrew Lin Hoi, Geoffrey Wong Chi-Hung, Michael Wong Mun-Tak
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Ingenuo

Triple TapKwan Yau-bok e Chong Tze-wai si incontrano alla competizione annuale di tiro al bersaglio.
Il primo è un agente di borsa e la sua preparazione risulta superiore a quella di Chong, che lavora come commissario di polizia. Sin dall'inizio tra i due c'è una certa competizione e quando Kwan rimane coinvolto nell'assalto a un furgone blindato Chong comincia a tenerlo d'occhio.

Triple Tap rappresenta una sorta di seguito ideale di Double Tap (Cheong wong 2000), di cui riprende alcuni personaggi e l'ambientazione delle gare di tiro professionali.
In questo caso Chong, un poliziotto allievo del predecessore Miu Chi-shun, si imbatte casualmente in Kwan, un agente di borsa che, dopo aver partecipato a una competizione, usa la sua arma uccidendo alcuni rapinatori che ha sorpreso a minacciare l'equipaggio di un furgone blindato.
Chong è costretto quindi ad arrestare il collega, per l'uso fuori dalle regole di un'arma e per i conseguenti omicidi. Mentre l'indagine prosegue, il pubblico ministero, a seguito di un'udienza preliminare decide di rilasciare Kwan, più che altro per la convincente spiegazione che l'uomo riesce a fornire alla giuria, circa le sue motivazioni e la scelta di intervenire nel corso di un crimine soprattutto per salvare la vita a un'agente accorso sul luogo e ferito gravemente dai rapinatori.
Immediatamente dopo il rilascio Kwan viene aggredito dall'unico ladro sopravvissuto alla rapina, che era stato messo in fuga proprio dall'intervento dell'uomo. Quindi Chong decide di fornire Kwan di una sorveglianza sul posto, per evitarne l'ulteriore coivolgimento. Ma la situazione precipiterà velocemente dopo il tentativo da parte del killer superstite di uccidere anche il poliziotto rimasto in coma nel corso della sparatoria iniziale.

Curiosamente sottotono, rispetto ai precedenti lavori del regista, primo fra tutti il riuscitissimo On Nite in Mongkok (Wong gok hak yau 2004) il pirotecnico Protegè (Moon to 2007) e l'accurato Shinjuku Incident (San suk si gin 2009) questo Triple Tap si fa notare in realtà per una certa pretesa estetizzante e un palese desiderio di inquinare il plot con considerazioni psicologiche, di cui la sceneggiatura potrebbe tranquillamente fare a meno.
La storia in sé ha delle interessanti implicazioni, date più dal carattere ambivalente cui ormai ci hanno abituati anni di thriller honkgonghesi, che dallo studio delle menti criminali, pratica di recente acquisizione dopo l'avvento di certo cinema americano. Ma se l'approfondimento della mente non è in sé in peccato, lo è di certo l'inquinamento dei caratteri con pratiche assai vicine all'addestramento jedi, che il povero Miu Chi-shun, un intenso ma a tratti caricaturale Alex Fong, è costretto a somministrare all'ingenuo Chong, l'interpretazione più infantile di Daniel Wu a memoria di fan.

La competizione mai dichiarata, se non nei binari di un'onesta convention annuale tra i due protagonisti è uno dei cardini della narrazione, che da sola spiega l'ossessione su chi dovrà avere l'ultima parola. E se da una parte la reazione di Kwan ha un che di infantile, nel negare dapprima i suoi problemi come agente di borsa e poi il suo coinvolgimento eventuale in cose non del tutto chiare, è con una certa stupita perplessità che lo spettatore gli sente dare voce alle sue fantasie di onnipotenza chiedendo al rivale se per caso non sia il fatto di esser stato battuto a farlo insistere così tanto contro di lui.
A questo punto qualsiasi speculazione lo jedi personale di Chong deciderà di propinare al suo allievo dagli occhioni sgranati a simulare un'ingenuità ai limiti della stupidità, sarà sempre troppo poco rispetto al finale pirotecnico/delirante che aspetta appena dietro l'angolo.
Anni di doppi giochi con triple combinazioni e sottotesti nascosti ci hanno ormai abituati alla possibilità che non tutto quel che vediamo è accaduto davvero, e che alla fine quel che avremo visto sarà soltanto una parte e nemmeno quella che conta.
Ma qua il tutto rimane invischiato nella ragnatela della spiegazione competitiva, quasi omoerotica, che alla fine ci sommerge lasciando spazio per una sola domanda: ma come si fa a scivolare nel delirio appena prima di essere arrestati?
Daniel Wu offre la sua, altrove spesa meglio, capacità di convincerci di esser alla fine molto più che un bravo ragazzo, e cioè un bravo ragazzo intelligente, mentre Louis Koo è ormai segnato dal fatto di aver sempre e comunque dato volto a personaggi ambigui, e quindi anche in questo caso sarà difficile per lo spettatore non condividere i dubbi dell'agente Chong.

Le due figure femminili, sfondo e decorazione di una scena tutta al maschile, non vanno oltre la rappresentazione archetipa della fidanzata devota e della intrigante innamorata del lato oscuro del protagonista.
Nel complesso la regia conserva i tratti distintivi di Derek Yee, che a volte confeziona con cura anche sceneggiature meno originali, mentre la fotografia ci offre ottimi spunti per riflettere sull'uso degli specchi nel cinema di Hong Kong dell'ultimo decennio: che sia una velata allusione al fatto che l'ambiguità solitamente attribuita agli asiatici non è che lo specchio di quella presente in tutti gli altri?

Allo spettatore la risposta, noi dal nostro canto ci limitiamo a sottolineare che Derek Yee rimane un buon regista, ma l'approfondimento dei caratteri di tipo americano si addice poco al cinema più innovativo dell'ultimo millennio, l'astuzia cinese è sicuramente precedente alla comparsa in scena del dottor Lecter, e di questo forse occorrerebbe esser fieri.

 
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