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Special Forces - Liberate l'ostaggio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
venerdì 11 maggio 2012

Titolo: Special Forces - Liberate l'ostaggio
Titolo originale: Special Forces
Francia: 2011. Regia di: Stéphane Rybojad Genere: Bellico Durata: 107'
Interpreti: Diane Kruger, Djimon Hounsou, Benoît Magimel, Denis Menochet, Raphaël Personnaz, Alain Figlarz, Alain Alivon, Mehdi Nebbou, Raz Degan, Tchéky Karyo, Jeanne Bournaud, Anne Caillon
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 11/05/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Realistico
Scarica il Pressbook del film
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specialforcesliberatelostaggio_leggero.pngIl noto regista di documentari televisivi Stéphane Rybojard si cimenta questa volta con un lungometraggio drammatico molto attuale, trattando un argomento che è nelle sue corde, avendo già parlato delle Forze Speciali francesi in un precedente documentario.
In un racconto di finzione affronta l’argomento da più angolazioni, conferendo particolare umanità a tutti i personaggi, tutti spinti da un desiderio innato di fare la differenza, cambiare lo stato delle cose: chi a torto e chi a ragione.

La corrispondete di guerra Elsa Casanova nutre il profondo desiderio di raccontare la condizione delle donne afghane, viene però rapita dai talebani. Il governo francese invia un’unità di forze speciali per riportarla a casa.
La loro sarà una missione disperata, i talebani infatti non vogliono lasciarsi scappare la preda e non daranno loro tregua.
La passione sconfinata per i film ha portato Rybojard a dedicarcisi approfonditamente.
Ha iniziato come macchinista, elettricista, assistente all’operatore di ripresa, qualsiasi cosa andava bene per realizzare il suo progetto: fare un film per il grande schermo. Successivamente ha diretto video musicali e pubblicitari e poi si è dedicato ai film documentari trattando sempre argomenti che andassero oltre la semplice documentazione.

Nel 2005 ha diretto il documentario sulla struttura di comando delle Forze Speciali e l’universo che ha scoperto lo ha spinto a scrivere la sceneggiatura di quello che sarebbe diventato “Special Forces”. Si è trovato di fronte a un mondo poco conosciuto e mal capito dai più, sono “persone interessanti, che amano l’azione, ma che sono tutt’altro che bellicosi: uomini con valori veri quali la solidarietà, servire il loro paese e il senso del dovere e del sacrificio” - ha dichiarato.
Ha lavorato per parecchio tempo alla sceneggiatura. L’intento è stato quello di includervi azione, avventura, paesaggi strepitosi ed emozioni forti. Ha collaborato con una giornalista del suo gruppo di lavoro e con lo sceneggiatore americano, Michael Cooper, per sistemare il tutto, soprattutto i dialoghi in inglese.

Ha tenuto molto a sottolineare il rapporto esistente tra i giornalisti e i soldati, entrambi mandati in quei luoghi per fare un lavoro, lasciando i propri cari preoccupati a casa, nel timore costante che possa accadere quello che è successo a Elsa.
La protagonista corre dei rischi per portare a termine il suo lavoro e altre sei persone ne correranno altrettanti per trarla in salvo. “Special Forces” parla di individui che non si conoscono e nutrono diffidenza, ma lentamente comprendono il valore altrui e la forza che li spinge a fare ciò che fanno.

La maggior parte delle riprese sono state effettuate in Tagikistan, cinque settimane, poi la troupe si è recata a Gibuti per filmare l’inizio e la fine della storia e infine una settimana sul Monte Bianco per le scene in alta montagna.
L’intento di Rybojard è stato quello di avvicinarsi il più possibile alla realtà della storia, mostrando i paesaggi spettacolari del luogo, come pure gli ostacoli naturali che vi si trovano, trascinando gli attori e la troupe in una autentica avventura che ricorderanno a lungo.

Il film in alcuni momenti perde un po’ di ritmo, ben costruito all’inizio, e la storia d’amore che viene a profilarsi è forzata nei dialoghi, quasi dovesse esserci per forza. Tolte queste piccole incongruenze “Special Forces” commuove e fotografa bene una situazione vigente, che ricorda quanto sia difficile vivere in alcune parti del mondo (più che in altre) e quello che molte persone fanno per garantire la sicurezza e raccontare la verità.

 
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