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Scritto da Nicola Picchi   
domenica 06 luglio 2008

A Tale of Legendary Libido
Titolo originale: A Tale of Legendary Libido
Corea: 2008. Regia di: Sin Han-sol Genere: Commedia Durata: 111'
Interpreti: Bong Tae-gyu, Kim Sin-ah, Oh Dal-soo, Yoon Yeo-jeong, Song Jae-ho, Seo Yeong
Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Nicola Picchi

talelenegndrylibido_leggero.jpegByeon, un ragazzo che abita in un piccolo villaggio e che vende dolcetti di riso, ha un problema: è impotente a causa di un malaugurato incidente, e soffre di solitudine e delle prese in giro delle donne del paese. Un monaco taoista gli consiglia di bere un sorso di una pozione seppellita ai piedi di uno jangseung, idolo di legno posto a guardia del villaggio, il cui naso, staccandosi, aveva provocato guai tempo prima. Il monaco lo avvisa anche di non consumare tutta la pozione se non vuole attirare la sfortuna sugli abitanti, e di non cedere alle tentazioni della carne per quindici giorni. Byeon non resiste e, incurante degli avvertimenti, svuota il contenitore fino all’ultima goccia. I risultati sono strabilianti ma, mentre tutti gli uomini partono per la guerra, le donne si accorgono del fortunato cambiamento e tentano di sedurlo. Tutte restano incinte, mentre i mariti tornano dalla guerra e una tremenda siccità colpisce il villaggio. Quali saranno le conseguenze per il povero Byeon?
Raramente un tema che ben si presta al triviale è stato realizzato con tanta grazia e leggerezza come in “A Tale of Legendary Libido”, basato su un racconto tradizionale del folklore coreano (La storia di Byeon Gang-soe), tramandato per via orale in forma di canzone e fissato in forma scritta da Shin Jae-hyo nel XIX secolo. Il soggetto era già stato portato sullo schermo in precedenza negli anni ‘80, ma sempre in produzioni di serie B, rivolte ad un pubblico di poche pretese. Tuttavia questo adattamento di Sin Han-sol, già regista di “Art of Fighting” e qui anche sceneggiatore, modifica in parte il racconto originario in cui Byeon, uomo di forza leggendaria (in tutti i sensi), usava uno degli jangseung per accendere il fuoco, attirando su di sè l’ira degli Dei, che lo maledissero.
Mentre nelle versioni precedenti Byeon era dipinto come un personaggio comico, sbruffone e esibizionista, questa volta il bravo Bong Tae-gyu, già apprezzato in “Two Faces of my Girlfriend” e “A Good Lawyer’s Wife”, lo delinea come una figura fin troppo moderna, un adolescente afflitto da un devastante complesso di inferiorità e, anche dopo aver bevuto il magico intruglio, timido e riluttante a sfoggiare le sue nuove, irresistibili qualità. La sua interpretazione regala al film un imprevisto tocco di contemporaneità, nonostante ci si trovi dell’era Chosun, e nella stessa direzione pare orientata anche la sceneggiatura, dato che le ragazze del villaggio discutono di sesso come fossero in una puntata di “Sex and the City”. D’altra parte, come fa notare il monaco taoista, in quella zona c’è un forte squilibrio tra Yin e Yang, con una netta prevalenza del principio femminile, e, se non fosse che Byeon si dimostra troppo avido accaparrandosi tutto lo Yang disponibile, le prodezze erotiche del nostro eroe sarebbero benedette, dato che avrebbero il compito di riequilibrare le forze in campo.
La regia di Sin Han-sol è adeguatamente pirotecnica, sia quando descrive le surreali prodezze di Byeon che nella divertentissima scena del bagno notturno nella sorgente a ritmo di valzer, e non disdegna ironiche incursioni nel musical, come nel rito della fertilità collettivo che chiude il film. Bisogna aggiungere che “A Tale of Legendary Libido” è anche una festa per gli occhi, e che ogni elemento, dai costumi alla fotografia agli effetti speciali, è perfettamente calibrato, titoli di coda in animazione compresi. L’assoluta mancanza di moralismo ed il tono scanzonato ma intelligente, alle volte persino commovente e mai volgare, ne fanno una delle migliori commedie coreane viste quest’anno (dimenticate “Do re mi fa sol la si do”), in grado di attualizzare con arguzia miracolosa le suggestioni mitologiche del passato: la figura dell’orsa che appare nel finale è anch’essa un eco della mitologia dato che, secondo tradizione, fu proprio un’orsa, tramutata nella bellissima Ung-yo dal Dio Hwan-ung, a dare vita, accoppiandosi con lui, alla stirpe coreana.

 
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