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Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 24 settembre 2007

Anything Else
Titolo originale: Anything Else
USA: 2003. Regia di: Woody Allen Genere: Commedia Durata: 108'
Interpreti: Woody Allen, Jason Biggs, Christina Ricci, Danny De Vito, Stockard Channing
Sito web: www.anythingelse-themovie.com
Voto: 7,5
Recensione di: Ciro Andreotti

anythingelse_leggero.jpgIn una New York attraversata da note jazz molto care a Woody Allen si articolano le vite di Jerry Falk (Jason Biggs) della fidanzata Amanda (Christina Ricci) di Paula la madre di lei e soprattutto di David Dobel, un Woody Allen molto misurato che per la prima volta cede la palma del protagonista ad un suo alter ego più giovane. Nel 1977 e sempre con la solita "Grande Mela" sullo sfondo Allen sbancava la Academy Awards con 4 premi Oscar grazie alla leggerezza di "Io e Annie" in quel frangente era lui che vestiva i panni del protagonista nel ruolo di uno scrittore di battute di origine ebraica alla ricerca di un maggior equilibrio mentale e che regolarmente guardava in camera per interloquire con gli spettatori. Questa volta invece Jerry, ventunenne scrittore di origine, ovviamente ebraica, trova nel quasi 70enne David Dobel, professore di liceo con l'hobby del teatro, un mentore capace, forse, di schiodarlo dalle sabbie mobili della sua vita. Gestito da un agente, il bravissimo Danny De Vito, privo di deontologia e che lo vuole semplicemente spremere come un limone. Con una relazione affettiva basata sull'inganno.
In psicoanalisi da tre anni ma senza aver mai ricevuto lo straccio di una diagnosi. Jerry non riuscirà mai e poi mai, secondo Dobel a dare una svolta nè alla sua carriera nè tanto meno alla sua vita affettiva a meno che non cerchi di abbandonare tutto per recarsi altrove e tentare di ricostruirsi una nuova esistenza.
Durante lunghe passeggiate a Central Park a base di filosofia spicciola Dobel spiegherà a Jerry che il terrorismo è dietro l'angolo che un Kit di sopravvivenza a base di mitragliatori, torce e barrette per purificare l'acqua è ben più utile di mille parole spese per tentare di far ragionare la gente. Che l'antisemitismo è permanentemente in agguato e che la psicanalisi è in fondo semplicemente una grandissima frode. In altre parole Allen non solo riscrive "quasi" per filo e "quasi" per segno il suo vecchio film pluripremiato ma d'improvviso smentisce tutte le certezze che ormai da una quarantina d'anni circa ci facevano aspettare il suo ennesimo prodotto come un'eterna conferma dei dolori umani che le sedute a base di psicanalisi Marxista di Allen fossero la chiave stessa della sua esistenza e del suo umorismo. Nel bene o nel male comunque Dobel - Allen riuscirà a trascinare il giovane Jerry ad abbandonare tutte le sue certezze per andare a Los Angeles a cercare fortuna agli Studios assieme a lui. Proprio sul più bello sarà un imprevisto avuto con la polizia ad impedire a Dobel di partire per la costa ovest.
Girato in perfetto stile Alleniano con riprese che al solito non fanno mai ricorso agli effetti speciali, tranne per l'uso "illegale" che si fa della città di New York, ormai vista in ogni film di Allen in ogni veste ed inquadratura in una maniera didascalica molto più piacevole di come poi risulti effettivamente dal vivo. Questa ultima commedia in stile Yiddish rifà conciliare con il Woody Allen storico di "Io e Annie " e " Manatthan " e anche se oggetivamente non ci si trova di fronte ad un capolavoro si fa il tifo per Jerry Falk, un bravissimo Jason Biggs, sperando che abbia la forza di dare un calcio al suo passato. Quando poi sul finire del film dalle parole pronunciate al solito, in camera, da Jerry si viene a conoscenza che Lui e Dobel non si sarebbero più visti inizialmente si è pervasi dal prevedibile dispiacere poi più di un dubbio sorge facendoci pensare che forse Allen per una volta abbia desiderato lasciarci facendoci crederere di essere improvvisamente diventato non più cinico ma altruista.

 
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