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Dr. Plonk PDF Stampa E-mail
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Scritto da Pasquale Russo   
giovedì 03 luglio 2008

Dr. Plonk
Titolo originale: Dr. Plonk
Australia: 2007. Regia di: Rolf De Heer Genere: Commedia Durata: 84'
Interpreti: Nigel Lunghi, Paul Blackwell, Magda Szubanski, Wayne Anthoney, Quentin Kenihan, Mike Rann, Phoebe Paterson de Heer, Joshua Jaeger
Sito web: www.drplonk.com
Nelle sale dal: 04/07/2008
Voto: 6,5
Recensione di: Pasquale Russo

drplonk_leggero.jpegNel 1907 il Dr. Plonk scopre, casualmente, che la fine del mondo giungerà nel duemilaotto.
Invano lo scienziato cerca di mettere in allarme le autorità statali, e dopo esser stato schernito dai consiglieri del primo ministro decide allora di agire per conto proprio.
L’unica soluzione per riacquistare credibilità è consegnare una prova al primo ministro in persona, e l’unico modo per farlo è costruire una macchina del tempo che lo porti nell’anno della distruzione. Presto detto: una volta “assemblato” l’avveniristico marchingegno, con l’aiuto della sempre fedele Sig.ra Plonk e del suo cagnolino Tiberus, prende il via la missione.
Iniziano così i rocamboleschi viaggi nel tempo del Dr. Plonk e del suo assistente Paulus.
Un vero e proprio ritorno al cinema delle origini quello di Rolf De Heer, che si riconferma un autore quantomeno poliedrico nella sua produzione. Basti pensare a uno degli ultimi film, Alexandra’s Project, che ben utilizzava gli spazi di un contesto molto attuale e reggeva il plot su una serie di apparecchi tecnologici. Situazione totalmente rovesciata rispetto al Dr.Plonk: film in bianco e nero ove persino l’attore protagonista appartiene ad una generazione di artisti in via d’estinzione. Nigel Lunghi, che interpreta il folle scienziato inventore, è stato preso direttamente dalla strada. Non aveva nel suo curriculum grandi film o grandi opere teatrali; ma sapeva tenere in bilico sul naso un cappello, sapeva far roteare dei coltelli, sapeva andare sul monociclo. Sicché il regista deve aver pensato, a buon ragione, che egli avesse il background ideale per lavorare in un film muto.
Ma pare ancor più azzeccata la scelta dell’assistente di Plonk, Paulus. L’attore Paul Blackwell è una maschera vivente. Il suo personaggio sembra uscito direttamente da un film degli anni venti. Il trucco, le movenze e le espressioni sono praticamente perfetti e infatti non si stenta a credere che Blackwell lavori da anni al teatro e sia stato insignito di numerosi e prestigiosi premi.
Poi ci sono la Sig.ra Plonk e il cane Tiberius. Essi sono la quintessenza della macchietta: Magda Szubanski, iconica già solo per il suo aspetto, è assolutamente in tono con l’atmosfera cinematografica del film, mentre il cane Reg è semplicemente fantastico.
Insomma, i protagonisti sono tratteggiati in maniera eccellente. La loro verve è notevole.
Non di meno sono anche, sapientemente, inseriti in delle scenette molto spassose. Impossibile non ridere ad un viaggio nel tempo perpetrato solo per un urgente bisogno di andare al bagno; o ad un epico incontro tra Paulus che traina in un carretto il cane Tiberius e un segugio che trascina in un cingolato praticamente identico…un nano.
Momenti topici, come si diceva prima.
Si parla quindi di un’ operazione dall’indubbio fascino e coraggio. I retroscena rivelano una certa passionalità nei confronti del progetto (un film muto girato con pezzi di pellicola stagionata e con una macchina a manovella per risultare ancora più fedeli al contesto dell’epoca), ma in fin dei conti, purtroppo, ci si chiederà: C’era davvero bisogno del Dr. Plonk?
Non è un omaggio, ma un emulo. L’aspetto scenico è riprodotto così pedissequamente da andare al di là della citazione.
Sia pur detto che probabilmente al regista non interessasse affatto il mero richiamo alla slapstick comedy. Probabilmente il suo intento era quello di resuscitare il genere nella sua forma più pura.
Ma a tal proposito, c’è da dire che il Dr.Plonk e Paulus forse avrebbero potuto far strada negli anni a cui fa riferimento la pellicola; sarebbero emersi come Keaton, o come Chaplin; ma al giorno d’oggi essi non trovano invece alcuna collocazione spazio temporale. Lo ammetto quasi dolente data la poeticità di queste figure.
Non si tratta di un film pretenzioso, più che altro di uno spettacolo che soddisfa un bisogno troppo personale.
Forse meno autoreferenzialità avrebbe giovato ad un’opera altrimenti apprezzabile solo da pochi.
 

 
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