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Driving With My Wife's Lover
Titolo originale: Anae-ui aein-eul mannada
Core del Sud: 2007. Regia di: Kim Tae-shik Genere: Commedia Durata: 92'
Interpreti: Park Kwang-jung, Jeong Bo-seok, Jo Eun-ji, Kim Sung-mi, Oh Dal-su, Yoo Yun-soo, Park Chul, Jin Mi-sun, Kim Hyo-jeong, Arnold Michael, Woo Yoo-jung
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Voto: 7
Recensione di: Anna Maria Pelella
Tae-han è un artigiano di timbri nella piccola città di Naksan. Un giorno scopre che sua moglie lo tradisce con un tassista di Seoul. Spinto dalla curiosità, decide di recarsi nella capitale per incontrare l’uomo. Giunto a Seoul, sale sul taxi di Joon-sik e si mette in viaggio con lui.
Davvero deliziosa questa piccola commedia, che racconta delle pulsioni all’omicidio di un buffo artigiano tradito dalla moglie. La prima parte del film è tutta incentrata sull’incontro tra il tassista ed il marito di una delle sue amanti. In questo frangente i due viaggiano insieme e tra di loro si crea uno strano legame. Il marito tradito fantastica a più riprese sull’omicidio e su varie altre forme di vendetta, senza mai attuare nulla, si ubriaca in compagnia dell’uomo con cui sua moglie lo tradisce e ascolta le sua bizzarre teorie sui rapporti di coppia, ma sarà solo quando ruberà il taxi al rivale che gli si presenterà l’occasione di fargliela pagare sul serio.
Semplice nella messa in scena e nel plot, questa opera prima di un ex assistente alla regia, si lascia guardare con interesse, intanto per l’efficace rappresentazione della capacità tutta asiatica di aspettare e colpire al momento giusto, che rende molto gustoso il tutto. Poi l’alchimia che si crea tra i personaggi rende credibile ogni passaggio, favorendo l’identificazione dello spettatore e stimolando in lui un desiderio di seguire la sorte dei personaggi che culmina nel momento in cui l’uomo spia la propria moglie con l’amante e fantastica di entrare in casa ed uccidere entrambi.
Per la gran parte del tempo il buffo protagonista o è preda di fantasie, o si ubriaca prima in compagnia del tassista e poi con la moglie di lui, la quale gli racconta la sua triste storia di donna tradita e condivide con lui la situazione emotiva che la lascia a metà tra il desiderio di vendetta e quello di perdono.
Ed è proprio grazie alla capacità di ascoltare dell’uomo che la situazione alla fine troverà un suo capovolgimento.
La forza di questo racconto è tutta qua, nell’occasione di riflessione circa le convinzioni che ciascuno si trova a dover mettere in discussione, per poter trovare una via d’uscita dalle complicazioni che a volte segnano il vivere una quotidianità condivisa con altri.
Il punto di partenza è la realtà che ognuno pensa di vivere, mentre quello di arrivo è l’aspetto della stessa che tutti hanno travisato o sfuggito e di fronte alla quale si incontrano per fare i conti.
A nulla valgono i proclami o le dichiarazioni di intenti: di fronte al dolore del tradimento ci si scopre soli ed indifesi, e niente di quello che si può fare potrà mai cancellare il fatto l’altro non è quello che si pensava che fosse.
I paesaggi e le ambientazioni del viaggio sono la parte più divertente, mentre nella seconda parte, quando la commedia si riveste leggermente di tristezza, la maschera assolutamente comica del marito tradito impedirà al racconto di acquisire un reale carattere drammatico.
La capacità tutta asiatica di scompaginare i generi è qui presente sotto la forma di un efficace uso degli attori, modalità questa che consente al regista di raccontare con brio una storia dalle connotazioni non proprio rosee.
Il tutto è raccontato in maniera didascalica, mantenendo la rappresentazione sempre in bilico tra commedia e piccolo dramma, e la colonna sonora accentua il tono ludico che non abbandona mai del tutto la scena.
Tutto sommato direi che si tratta di una buona prova di esordio, che consiglio vivamente a chi vuole entrare nel pensiero asiatico senza troppi sforzi e da un’angolazione condivisibile persino per un occidentale.
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