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Valutazione utente: / 6
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Scritto da Anna Maria Pelella   
domenica 09 marzo 2008

Fantastic Parasuicides
Titolo originale: Pan-ta-su-tik Ja-sal So-dong
Core del Sud: 2007. Regia di: Park Soo-Young, Jo Chang-Ho, Kim Seong-Ho Genere: Commedia Durata: 92'
Interpreti: Han Yeo-Reum, Tablo, Kim Ga-Yeon
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Anna Maria Pelella

fantastic_parasuicides_leggero.jpegTre episodi col tema comune del mancato suicidio. Nel primo Hanging Tough una giovane con l’ossessione per lo studio si addormenta in biblioteca, perdendo così un importante esame. Presa dall’ansia sale sul tetto della scuola con l’intento di buttarsi.
Nel secondo episodio Fly Away Chicken un ex militare decide di togliersi la vita.
Ha tre pallottole nel caricatore ed aspetta l’alba con la canna della pistola appoggiata alla tempia, ma vede da lontano sulla spiaggia dei tipi loschi.
Il terzo episodio Happy Birthday vede come protagonista un uomo che compie settanta anni ed il cui compleanno viene ignorato dai suoi amici, lui allora decide che esser dimenticati equivale ad essere morti.
In Asia il problema del suicidio è piuttosto diffuso. La società asiatica nel suo complesso deve fare i conti, negli ultimi anni in maniera piuttosto evidente, con un grosso numero di persone, la maggior parte della quale giovani, che si toglie la vita.
Questo problema viene considerato come un effetto dell’alienazione che spesso sembra colpire i giovani asiatici, i quali non sempre riescono ad inserirsi appieno nell’ingranaggio produttivo che da quelle parti è considerato l’unico segnale di riuscita sociale. Questo delizioso film indipendende prende le mosse dal problema sociale che ne è alla base e tratta il suicidio da un’angolazione ludica, quasi quotidiana.
Intanto perchè siamo in presenza di mancati suicidi, parasuicidi, appunto. Poi perchè tutte le persone coivolte finiranno, in un modo o nell’altro distolti dalla loro intenzione distruttiva da eventi e situazioni, in alcuni casi più grandi del loro problema iniziale.

Il primo epiosodio è il più surreale, e si compone di frammenti in stile manga, che impreziosiscono una storia in sè già abbastanza particolare. Gina si sveglia in biblioteca e da quel momento assisteremo ad una serie di eventi che la coinvolgono e che trovano la loro collocazione nell’idea onirica che permea la quasi totalità del racconto. I personaggi che popolano la vita di Gina sono buffi e del tutto particolari, qualcuno soffre di una leggera forma di paranoia e qualcun’altro ha intenti dinamitardi, ma noi scopriremo con lei che in realtà queste persone hanno in comune un unico elemento: il desiderio di mettere fine alla propria vita. Seppure leggermente derivativo, il plot segue un suo originalissimo ritmo che, mutuato dai manga e arricchito da una cultura cinematografia molto citazionista, rende divertente il gioco di scoprire cosa è accaduto e cosa è frutto di un sogno.

Nel secondo episodio siamo di fronte ad un lavoro più sottile, ugualmente ironico, ma dal taglio più minimale.
Il povero ex soldato cerca solo la morte, ma finirà coinvolto suo malgrado prima nei fatti occorsi la notte precedente sulla spiaggia, e poi dalla semplice sfortuna. La maschera dolorosa del protagonista si erge drammatica per tutta la durata dell’episodio, senza che le gag involontariamente comiche di cui si trova ad essere protagonista scalfiscano mai il suo intento. Il pollo del titolo viene lanciato per aria con l’intento di liberarlo, ma anche questo gesto simbolicamente puro finirà per rivoltarsi contro il soldato che voleva solo farla finita.
Il terzo episodio è in realtà il più divertente. Intanto per gli infiniti cambi di registro che confondono lo spettatore senza mai dargli la possibilità di prevedere la direzione del racconto. Poi per la costruzione della storia che piano piano cresce di intensità fino a divenire una sarabanda di piccoli colpi di scena che divertono fino ai titoli di coda e oltre, allo scoprire dell’ultimo piccolo scherzo che era dietro quello che sembrava solo un atto di genuina follia.

Tutti i frammenti del film, ognuno affidato ad un regista diverso, sono girati con un occhio all’aspetto ironico che è dietro le scelte dei personaggi, con l’intento neanche tanto nascosto di alleggerire il peso di quello che è comunque un problema sociale assai preoccupante.
Gli attori sono tutti perfettamente nel ruolo, con una menzione particolare per il candido gay del terzo episodio il cui sguardo amorevole e pieno di dolore per una solitudine rifiutata con coraggio, rende credibile un personaggio decisamente ai limiti col surreale.
Tutto sommato si tratta di un riuscito esempio di cinematografia indipendente che, tenendo conto dei limiti di budget e del desiderio di affrancamento da un discorso volto alla tradizione, riesce ad avvincere lo spettatore trattando con ironia un tema così ostico come quello del suicidio.

 
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