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Scritto da Stefano Priori   
lunedì 29 marzo 2010

Happy Family
Titolo originale: Happy Family
Italia: 2010 Regia di: Gabriele Salvatores Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello, Corinna Agustoni, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci, Sandra Milo
Sito web:
Nelle sale dal: 26/03/2010
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Stefano Priori
L'aggettivo ideale: Inconcludente
Scarica il Pressbook del film

Happy FamilyL’intenzione produttiva del film ci è sembrata essere questa: scelto un attore comico come Fabio De Luigi. Ricordando la serie di gag televisive insieme alla Hunzicher e alla Canalis. Data lui una parte ironica in un film, facendo ruotare tutto attorno al suo personaggio, il risultato finale, mantenendo lo stesso clichè sarà: ‘Un film fatto di molte gag, di stampo  fiction televisiva’.
Già a partire dal titolo, il risultato a cui sembra tendere con “Happy family”, Gabriele Salvatores, sembra essere di basso livello formale. Forse non appare così evidente, il gioco ironico del titolo, che vorrebbe riassumerne il vissuto ‘Felice’, riproposto anche dalla Buy nella frase “Siamo una famiglia felice “.

L’inizio del film, parla di paura, ci si dilunga molto su di essa, in modi innumerevoli e ripetitivi. Paura che invece in tutto il tessuto del film non si sviluppa in alcun modo. Forse Salvatores voleva spiazzare lo spettatore, come in un gioco di intenti. Non si capisce a fondo la vera intenzione.
Il film ha inizio con l’auto presentazione dei personaggi, che uno ad uno introducono se stessi, di fronte alla cinepresa, descrivendo il loro ruolo nel film. Gioco che non sembra dovuto, nè chiaro. Le motivazioni di Caterina, che addice a sé, di puzzare, perche rossa di capelli, sembrano adolescenziali e inutili, per una 27 enne. In realtà è la Storia famigliare vera e propria, dettata dal titolo, ad essere inverosimile. Sembra che questa assenza di rapporti famigliari, forse voluta, risulti allo spettatore più una carenza strutturale dei personaggi, che una scelta stilistica troppo sui generis. Questa leggerezza con cui il film vorrebbe proporsi, non convince a fondo. Le scene ambientate nella chinatown inizialmente, sono ben calcolate e l’impatto osservandole, sembra far dire, ecco un vero film d’autore. Poi il film appare girato come di fretta. Avviene che il girato non sia più, molte volte, consequenziale.

Forse un nuovo modo di girare ! Mancano i piani di appoggio tra i tagli, i quali vengono montati in asse con un risultato approssimativo. Questo accade di solito, quando le immagini sono girate casualmente o con poca cura. La storia del film, vorrebbe infine identificarsi con una storia di intenti amorosi tra Caterina e Fabio De luigi, ma ciò sembra essere troppo poco. Banale e senza qualità il ruolo di Diego Abatantuono, a cui si attribuiscono battute dozzinali, con una recitazione insufficiente.
I personaggi all’inizio del film intervengono nel monitor del computer, dello scrittore De Luigi, chiedendogli di dare loro vita.
Un gioco Pirandelliano, di sei personaggi in cerca d’autore, che forse se sviluppato poteva essere una chiave di svolgimento del film più credibile.Non sembra un caso, che i personaggi del monitor, vadano in onda di nuovo in uno stile televisivo, che li rende come già assuefatti a quel mondo estetico. Bella e Brava Caterina, davvero “figa”. Insufficiente Filippo. Insufficiente e poco convinta Margherita Buy, come stufa, di girare.
Bravissima e impegnata Carla Signoris. Bentivoglio per il dramma che rappresenta e la bravura, risulta il vero protagonista di questo film, unico davvero credibile, per ruolo e tema, perché legato a un dramma umano vero. Quando esce dalla doccia con gli occhiali appannati, l’emozione dettata dalla sua bravura è molto forte. Occorre ricordare qui, non a caso, che le origini del cinema si identificano nel “dramma” (Bentivoglio).Fare un film “leggero” non è possibile, questo campo forse appartiene solamente alla fiction, se così si deve dire. Ed è questo dramma umano che non si trova nei personaggi, a renderli poco credibili.

Dopo Mine Vaganti, anche Happy family sembra nell’impostazione della produzione Italiana, spostarsi fuori dal contenuto del film, in modo netto e ciò è davvero preoccupante. Dopo che Marta, annuncia a tavola di non voler sposare più Filippo, il film perde  tutte le sue risorse, diventando una noia pazzesca.
Buona la fotografia di Petriccione.Ottima quella in b/n del tram nella nebbia. Sembra che l’unico sforzo da riconoscere a Salvatores, sia quello di aver mantenuto un buon ritmo visivo, nell’ interesse per il film , troppo poco per il suo bagaglio e il suo mestiere. Un film che dura 90’, ma dopo 60’ è  già finito.

 
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