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Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 10 febbraio 2010

Il Mi$$ionario
Titolo originale: Le missionnaire
Francia: 2009 Regia di: Roger Delattre Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Jean-Marie Bigard, David Strajmayster, Thiam Aïssatou, Jean Dell, Michel Chesneau, Benjamin Feitelson, Jean-Gilles Barbier, Sydney wernicke, Philippe Faure, François Siener, Alaa Oumouzoune, Lucie Lucas, Arthur Chazal
Sito web: www.ilmissionarioilfilm.it
Nelle sale dal: 19/02/2010
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Esilarante

Il MissionarioIl Missionario è per il regista Roger Delattre il secondo lungometraggio, dopo l’esordio nel 1997 con “L’amour a l’arrache”, continuando a lavorare rivestendo il ruolo di assistente alla regia in questo lungo lasso di tempo.
Il ladro di gioielli Mario ha un poco benevolo comitato d’accoglienza all’uscita di prigione, dopo aver scontato sette anni. I suoi due complici pretendono la loro parte del gruzzolo, una volta venduta la refurtiva. Mario vuole del tempo per rimettersi in sesto e sparire un po’ dalla circolazione, visto che i suoi nemici si sono fatti avanti facendogli esplodere la macchina e incendiando casa.
L’uomo si rivolge al fratello prete, Patrick, che gli suggerisce di indossare l’abito talare, spacciandosi per l’aiutante di Padre Etienne in un paesino dell’Ardèche.
Una volta giuntovi, però, viene scambiato per il sostituto del prete, morto di recente.
Gli abitanti lo accolgono con reverenza e a braccia aperte, ma quello che doveva essere un soggiorno tranquillo si trasformerà ben presto in uno più che movimentato, nel quale Patrick avrà la sua parte di guai. Il regista ha realizzato una commedia destinata irrimediabilmente a far ridere lo spettatore di gusto.
La figura centrale è Mario, che con le sue uscite poco pertinenti e i suoi gesti impacciati lo rendono un film solare e coinvolgente. Delattre nel mettere in scena la comicità delle varie situazioni non ha perso di vista i contenuti, la ricchezza dei personaggi e la composizione dell’ambiente, tutti egualmente essenziali per la riuscita di un buon film, è questo lo è.

La solarità pervade il film sia nei personaggi sia nella descrizione degli ambienti. Il direttore della fotografia Thierry Arbogast lo ha caratterizzato di colori chiari, di luci contrastanti e di tanto sole. Molte sono le scene che si svolgono in giornate assolate, per sottolineare il calore della gente nei confronti del nuovo arrivato.
Per ciò che riguarda l’ambiente, l’idea è stata quella di riprodurre la Francia del sud, ricollegandosi a un certo immaginario collettivo. Mettere in scena la Francia di una volta, con i suoi luoghi pittoreschi e tipici, come un piccolo caffè sulla piazza o la sua chiesa. Il regista ha voluto raffigurare un piccolo paese, in cui il tempo si stratifica e sembra rallentarsi e disperdersi, lì non c’è alcuna fretta, ogni cosa è fatta con calma e tranquillità, lasciando assaporare le bellezze di ciò che circonda colui che vi abita, tutto in contrapposizione con la frenesia che può avere una metropoli.
Per creare tutto ciò si è dovuto costruire praticamente tutte le scenografie, eccezion fatta per la chiesa, ed anche qui alcune sue parti sono state aggiunte.
Roger Delattre è stato preciso, curando molto la composizione dell’immagine, nulla è stato lasciato al caso. Nella sequenza in cui Patrick consegna i gioielli per una contropartita in denaro si è giocato molto con l’immagine, cercando di infondervi l’atmosfera densa de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, un omaggio voluto.
La scelta attoriale contribuisce enormemente alla ricchezza del film. A Jean - Marie Bigard gli viene affidato il ruolo principale, incarna Mario, e la scrittura della sceneggiatura, che scrive a quattro mani con Philippe Giangreco, autore del soggetto. Bigard è quello che si può definire un animale da palcoscenico, ha rappresentato numerose opere teatrali ed è amato dal pubblico, che lo segue in ogni suo nuovo lavoro. Ne Il Missionario ha dovuto trattenere la sua gestualità e irruenza, ma nei momenti in cui viene fuori, come da copione, è straordinaria. Ha una presenza scenica invidiabile e insieme a David Strajmayster ha portato in vita una coppia che funziona.

Il principio comico del film è quello di invertire i ruoli dei due fratelli. Mario appena uscito di prigione deve reprimere la sua irruenza sia nelle parole che nei fatti, diventando paradossalmente un buon pastore. Patrick nell’aiutare il fratello scopre un mondo a lui sconosciuto, che lo attira a sé per pochi ma indelebili giorni. I due personaggi sono totalmente sopraffatti dagli eventi e le loro reazioni fanno scaturire la più spontanea e genuina ilarità nello spettatore, che comprende i loro momenti di défiance.
Il Missionario è un film fresco e divertente, la storia funziona egregiamente, tanto quanto alcuni illustri predecessori come Sister Act e Non siamo angeli (1989) di Neil Jordan (remake del film di Michael Curtiz del 1955), i protagonisti dei quali hanno indossato l’abito religioso per nascondersi e disfarsene al momento opportuno. È un film da non perdere.

 
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