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Lars e una ragazza tutta sua PDF Stampa E-mail
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Scritto da Piergiorgio Ravasio   
mercoledì 02 gennaio 2008

Lars e una ragazza tutta sua
Titolo originale: Lars and the Real Girl
USA: 2007. Regia di: Craig Gillespie Genere: Commedia Durata: 106'
Interpreti: Ryan Gosling, Patricia Clarkson, Emily Mortimer, Kelli Garner, Paul Schneider, Boyd Banks, Tommy Chang, Lindsey Connell, Maxwell McCabe-Lokos, Annabelle Torsein
Sito web: www.larsandtherealgirl-themovie.com
Nelle sale dal: 04/01/2008
Voto: 8
Recensione di: Piergiorgio Ravasio

larseunaragazzatuttasua_leggero.jpgNella piccola cittadina del Midwest dove ha sempre vissuto, Lars svolge un anonimo lavoro d’ufficio e vive in un modesto appartamento ricavato dal garage della casa dove è nato e dove ora vivono il fratello Gus con la moglie Karin.
Lars ha scelto di vivere in totale isolamento, evitando il più possibile ogni contatto umano.
La sua vita sociale si è ridotta alla messa domenicale e al mondo virtuale delle chat-line.
Declina puntualmente gli inviti di Karin e Gus e sfugge persino la delicata corte della collega Margo.
Gus (metafora del mondo esterno, contrario, sospettoso e arrabbiato) si è ormai rassegnato a controbattere la vita invisibile del fratello, mentre Karin (sostituto materno dell’orfano Lars) non si arrende e cerca continuamente di coinvolgerlo in iniziative di famiglia, soprattutto in vista dell’arrivo del loro primo figlio. Tutto, però, cambia quando Lars annuncia che presenterà loro Bianca: un’attraente amica di origini danesi, impegnata in azioni umanitarie ed ora alle prese con la scoperta del mondo. L’entusiasmo di Gus e Karin è destinato presto a svanire, annullato da una disarmante scoperta: Bianca non è altro che una “Real Doll”, una bambola in silicone a grandezza naturale, fatta su misura e ricevuta su ordinazione.
Questa sconcertante verità è ovvia per chiunque tranne che per Lars, per il quale Bianca è una ragazza devota, cresciuta dalle suore, sfortunatamente costretta su una sedia a rotelle, ma dolcissima e profonda.
Nel timore di urtare la sensibilità di Lars e offendere il suo peculiare senso del pudore, Karin e Gus mantengono la promessa dell’ospitalità verso la misteriosa amica e si ritrovano a convivere con un manichino.
Su indicazioni della dottoressa Dagmar (Bianca è qualcosa di reale: per Lars può essere un’illusione, ma quella strana figura va affrontata
in ogni caso), marito e moglie iniziano così ad informare la comunità, sollecitandone comprensione e solidarietà. Nonostante l’iniziale resistenza, molti accettano di aiutare; in particolare l’anziana signora Gruner, la dolce vicina che da sempre ha riservato a Lars un affetto incondizionato.
Craig Gillespie, noto soprattutto come regista pubblicitario tra i più accreditati nel panorama attuale, confeziona un ottimo film sorprendente, commovente e anche divertente. Molto delicato ed intimo, con una visione positiva della vita, la pellicola esplora i vari lati della comunità sociale, soffermandosi su come la famiglia e le persone
che ci circondano si uniscano per aiutare qualcuno.
Il rischio di cadere in un volgare umorismo è stato egregiamente superato dall’ottima sceneggiatura che dipinge, in maniera dolce e non convenzionale, una storia sulla perdita, sul dolore e sul potere della gentilezza; sulla compassione e sulla bontà.
L’approccio realistico della pellicola rende il film interessante fin dall’inizio, laddove il lato “divertente” di alcune situazioni cede immediatamente il passo alla volontà precisa di voler invece trasmettere un messaggio più profondo: quello di un uomo ferito, dolce e timido che deve affrontare un trauma del passato.
Bianca si dimostrerà presto più utile di quanto si possa pensare: le saranno offerti ruoli di fattiva collaborazione dando una mano all’asilo a leggere un audiolibro ai bambini, posando per un negozio di abbigliamento, facendo la volontaria all’ospedale e prendendo parte al consiglio scolastico.
Il solito dramma della persona disadattata e della società che non l’accetta, qui viene ribaltato in favore di un soggetto (Bianca) facilmente integrato nella comunità e che serve ad uno scopo.
Una schiera di persone, brave e rispettabili, che fanno del loro meglio per aiutare un’anima persa tra di loro, prendendo sul serio Bianca e sviluppando una relazione personale con lei, rendendola una compagna ed amica, qualcuno con cui condividere dei segreti e parlare di vestiti, qualcuno da vestire e pettinare contribuendo ad
allontanare progressivamente l’iniziale immagine di ragazza sexy che tutti all’inizio si sono costruiti.
Tramite Bianca, Lars riesce finalmente a far emergere tutta la sua situazione personale e a diventare qualcuno. Merito della splendida interpretazione di Ryan Gosling (nominato all’Oscar nel 2006) che ben veste i panni della persona molto sola che sceglie di amare anziché di essere amato, di amare senza aspettarsi nulla in cambio.
Gosling si è immerso nel ruolo molto profondamente con una tale grazia riuscendo a non farci sentire alienati dal suo personaggio e risultando, pur nell’originalità della caratterizzazione, un soggetto molto credibile.
Attraverso Bianca, Lars impara come comportarsi con le persone, soprattutto con le donne. Diventa responsabile, scopre emozioni e sentimenti finora sconosciuti e comprende il significato di essere adulti.
Capendo e affrontando le cose per il tramite di Bianca, Lars fa emergere tutto l’amore racchiuso in lui e che con difficoltà non è mai riuscito a far trasparire ed arriva al primo approccio con i sentimenti più nobili verso l’altro sesso.
Avere una ragazza, anche se di silicone, lo autorizza a partecipare alla vita della comunità nel modo che ha sempre desiderato, permettendogli, in questo modo, di uscire pian piano dal suo guscio.
Nella cornice di un’ambientazione invernale, con quei cieli vuoti che rafforzano il senso di solitudine, la freddezza della neve con quel suo significato sotteso, una fotografia che esalta la semplicità e la profondità della storia, i paesaggi, le case e le persone caratterizzati da una certa durezza, Lars si muove a meraviglia mostrandoci la sua incapacità di affrontare il mondo, la sua sensazione di essere abbandonato e trascurato.
Ma è anche un film pieno di speranza, su come alla fine si riesce ad affrontare i sentimenti.
Con un approccio semplice ad una storia complessa, la trama, alla fine, risulta essere familiare anche a tutti noi, nelle nostre vite come nella finzione.
Se ci sono in giro così tante persone disperate con una malattia mentale, cosa accadrebbe se trattassimo le loro patologie e le loro illusioni con compassione, approvazione e tolleranza invece di confinarle nel loro triste e buio isolamento che non possono evitare?
Quante persone conosciamo che non sanno interagire con altri esseri umani reali?
Ma quello che soprattutto rende fresca, particolare e diversa la storia, che dà nuova vita ad una storia senza tempo, è proprio la presenza di Bianca: l’oggetto più insignificante, il soprammobile più inutile che, meglio di chiunque altro, riesce a portare linfa nell’esistenza di una persona e nella vita di una spenta cittadina di
provincia.

 
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