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Little Miss
Sunshine
Titolo originale: Little Miss Sunshine
USA: 2006
Regia di: Valerie Faris e Jonathan Dayton Genere: Commedia Durata: 101
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Interpreti: Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Paul Dano, Alan
Arkin, Abigail Breslin, Mary Lynn Rajskub, Marc Turtletaub, Jill Talley, Brenda
Canela, Julio Oscar Mechoso, Chuck Loring, Justin Shilton, Gordon Thomson,
Steven Christopher Parker, Bryan Cranston
Sito web:
Nelle sale dal: 22/09/2006
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Anna Verza
L'aggettivo ideale: Ridondante
Vero protagonista del film è il senso di inadeguatezza. Esso colpisce
tutti i personaggi della pretesa “famiglia” – tutti, in realtà, molto
soli, e chiusi nel pudore dei loro fallimenti individuali.
Dalla
piccola protagonista, Olive, al nonno, rappresentato in maniera
simpatica e ammiccante benché drogato e erotomane, che addestra la
nipotina per un concorso di bellezza insegnandole balletti da lap
dance; dalla madre, sacerdotessa della messinscena pseudo-familiare, al
padre in dura crisi lavorativa, a cui è imposto di trovare soldi che
non ci sono; dal fratello di Olive, che vedrà svanire il suo unico
sogno di auto-realizzazione, allo zio, intellettuale di nicchia, reduce
da un tentativo di suicidio.
Il film rappresenta in tante forme diverse il fallimento individuale, e
il penoso tentativo di coprirlo agli occhi degli altri. Il legame della
famiglia non c’è, ma si fa finta che ci sia. I soldi mancano, ma si fa
finta che ci siano. Olive è evidentemente votata a perdere il concorso,
e tutti lo sanno, ma nessuno lo dice.
Il nonno, drogato, vuol sembrare
forte. Quando muore, del resto, la preoccupazione maggiore è quella di
nasconderne il cadavere. Tutti, giunti al momento del concorso, sono nudi davanti alla loro
inadeguatezza. L’ultimo birillo in piedi è Olive. Quando Olive fa il
suo balletto, e la gente fischia il suo numero osceno e ridicolo, tutte
le apparenze sono smantellate, tutti i birilli sono a terra. Ed ecco la
svolta, per i protagonisti.
Dove non arrivava a unirli né la stima
reciproca né una reale armonia, vale adesso il comune bisogno di
nascondere la vergogna. E così tutti salgono sul palco a esibirsi
buffonescamente accanto alla bambina, fingendo che il numero sia
dissacrante, non ridicolo. Fingendo di essere sempre stati uniti, e che
non si sia mai voluto veramente vincere il concorso, ma solo fare una
cosa divertente, e, anzi, critica verso tali concorsi. Fingendo,
insomma, che tutto il faticoso viaggio sia stato solo un allegro
divertissement di persone “forti”, gagliarde e spiritose, desiderose di
far divertire la piccola!
Ma la goffa Olive non è più autentica delle altre truccate concorrenti:
come loro, anche lei era pronta a tutto pur di vincere.
Non sono “loro”
corrotte e “lei” innocente, e non convince l’apologia della mediocrità,
che vuol vedere la “perdente” come “pura”. Solo dopo aver perso, lei
rivela di non aver mai voluto vincere. E mai volpe trovò uva più acerba.
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