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Scritto da Anna Verza   
giovedì 11 febbraio 2010

Little Miss Sunshine
Titolo originale: Little Miss Sunshine
USA: 2006 Regia di: Valerie Faris e Jonathan Dayton Genere: Commedia Durata: 101 '
Interpreti: Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Paul Dano, Alan Arkin, Abigail Breslin, Mary Lynn Rajskub, Marc Turtletaub, Jill Talley, Brenda Canela, Julio Oscar Mechoso, Chuck Loring, Justin Shilton, Gordon Thomson, Steven Christopher Parker, Bryan Cranston
Sito web:
Nelle sale dal: 22/09/2006
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Anna Verza
L'aggettivo ideale: Ridondante

little_miss_sunshine_leggero.jpg Vero protagonista del film è il senso di inadeguatezza. Esso colpisce tutti i personaggi della pretesa “famiglia” – tutti, in realtà, molto soli, e chiusi nel pudore dei loro fallimenti individuali.
Dalla piccola protagonista, Olive, al nonno, rappresentato in maniera simpatica e ammiccante benché drogato e erotomane, che addestra la nipotina per un concorso di bellezza insegnandole balletti da lap dance; dalla madre, sacerdotessa della messinscena pseudo-familiare, al padre in dura crisi lavorativa, a cui è imposto di trovare soldi che non ci sono; dal fratello di Olive, che vedrà svanire il suo unico sogno di auto-realizzazione, allo zio, intellettuale di nicchia, reduce da un tentativo di suicidio.

Il film rappresenta in tante forme diverse il fallimento individuale, e il penoso tentativo di coprirlo agli occhi degli altri. Il legame della famiglia non c’è, ma si fa finta che ci sia. I soldi mancano, ma si fa finta che ci siano. Olive è evidentemente votata a perdere il concorso, e tutti lo sanno, ma nessuno lo dice.
Il nonno, drogato, vuol sembrare forte. Quando muore, del resto, la preoccupazione maggiore è quella di nasconderne il cadavere. Tutti, giunti al momento del concorso, sono nudi davanti alla loro inadeguatezza. L’ultimo birillo in piedi è Olive. Quando Olive fa il suo balletto, e la gente fischia il suo numero osceno e ridicolo, tutte le apparenze sono smantellate, tutti i birilli sono a terra. Ed ecco la svolta, per i protagonisti.
Dove non arrivava a unirli né la stima reciproca né una reale armonia, vale adesso il comune bisogno di nascondere la vergogna. E così tutti salgono sul palco a esibirsi buffonescamente accanto alla bambina, fingendo che il numero sia dissacrante, non ridicolo. Fingendo di essere sempre stati uniti, e che non si sia mai voluto veramente vincere il concorso, ma solo fare una cosa divertente, e, anzi, critica verso tali concorsi. Fingendo, insomma, che tutto il faticoso viaggio sia stato solo un allegro divertissement di persone “forti”, gagliarde e spiritose, desiderose di far divertire la piccola!

Ma la goffa Olive non è più autentica delle altre truccate concorrenti: come loro, anche lei era pronta a tutto pur di vincere.
Non sono “loro” corrotte e “lei” innocente, e non convince l’apologia della mediocrità, che vuol vedere la “perdente” come “pura”. Solo dopo aver perso, lei rivela di non aver mai voluto vincere. E mai volpe trovò uva più acerba.

 
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