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Mio fratello è figlio unico PDF Stampa E-mail
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Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 15 maggio 2007

Mio fratello è figlio unico
Italia: 2007. Regia di: Daniele Luchetti Genere: Commedia Durata: 100'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti
Sito web: http://dl1.games.vip.ukl.yahoo.com/download/it/warner_mfu/index.html
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti

miofratelloefigliounicoleggero.jpgLatina anni’60. Accio e Manrico Benassi sono due fratelli cresciuti in una famiglia proletaria e all’antica in cui schiaffi e rispetto vanno di pari passo.
Il primo, senza un’idea precisa da seguire, si troverà a passare dalla vita seminariale, a quella di attivista di estrema destra per terminare il proprio percorso al fianco del fratello: attivista di sinistra e operaio a capo di scioperi e agitazioni sindacali.
Manrico, al contrario, è da sempre sicuro dei propri ideali, ben accetto dalla famiglia e indicato al fratello quale esempio da seguire.
Lucchetti riprende il romanzo (quasi) autobiografico di Pennacchi. Ne fruisce molto liberamente, tanto da far gridare lo stesso autore allo scandalo per averne snaturato il senso politico, creando si "un bel film" ma che si sofferma poco sui contrasti dei ‘60 sia nella vita di Manrico, operaio e attivista sindcale, che di Antonio, detto “Accio”. Seminarista a 12 anni, “riconvertitosi” grazie alla visione di una foto dell’attrice Marisa Allasio consegnatagli proprio dal fratello maggiore e che da sempre vive con quest’ultimo un’esistenza fatta di amore e odio.
Alla fine, a suffragare le convinzioni di Pennacchi, sono le figure dei membri politici sia di estrema destra che di sinistra, a risultare delle semplici macchiette, piene di stereotipi, utili a descrivere uno spaccato di vita dei protagonisti che attraversano silenziosamente quegli anni di piombo perchè, come dice Accio: "….
Il ‘68 era arrivato sia a Parigi che a nord Italia. Solamente da noi, a Latina, non era arrivato….”.
Le prove di Scamarcio e di Germano s’oppongono esattamente come la vita di Manrico e Accio.
Il primo carismatico, il secondo inviso. Il primo poco significativo ma vincente e accettato.
Il secondo insicuro, pieno di dubbi e per questo più simile alla moltitudine che segue il film.
Gli stessi interpreti creano i due personaggi e vi si adattano alla perfezione e alla fine è proprio l’Accio di Elio Germano che la spunta e surclassa l’interpretazione di Scamarcio che forse anche a causa delle scelte di sovraesposizione mediatica a cui si sta sottoponendo rischia di restare imprigionato nel ruolo dello “Step” di Mocciana memoria.
Il tutto senza demeriti personali ma solo a causa di un’eccessiva stigmatizzazione di un ruolo che pare calzargli sia a pennello che gradire apertamente. Germano nella pellicola di Lucchetti ricalca alla perfezione un’indecisione latente: Destra, sinistra o seminario ?
Problemi di natura sentimentale, quali studi seguire e quali scelte migliori per la propria vita?
Il tutto con una presa di coscienza finale che gli farà vedere la propria vita in un’ottica differente e che finalmente non gli farà più soffrire le presunte (o reali) differenze che da sempre lo fanno credere inferiore al fratello maggiore.
A contorno degli anni del “Boom economico” di una provincia italiana ove pare che il Boom non sia mai veramente arrivato, un po’ come la rivoluzione politica.
Un gruppo di caratteristi convincenti che ne sottolineano le peculiarità di staticità post bellica.
In particolar modo Mario, Luca Zingaretti, Nastri: venditore ambulante, attivista dell’MSI, intriso di ricordi Mussoliniani e Angela Finocchiaro, nel ruolo di madre all’antica.
Che si dimostra in grado di essere perfettamente all’altezza di ruoli sia comici che drammatici, che strizza l’occhio, se mai ce ne fosse bisogno, alla possibilità di orientarsi maggiormente verso interpretazioni di quest’ultimo tipo.

 
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