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Scritto da Francesca Caruso   
sabato 07 maggio 2011

My Dear Desperado
Titolo originale: Nae Ggang-pae Ga-eul Ae-in
Corea del Sud: 2010  Regia di: Kim Kwang-sik-I Genere: Commedia Durata: 105'
Interpreti: Park Joong-hoon, Dong-cheol, Jeong, Park Won-sang, Jeong Woo-hyeok, Jeong In-gi, Kwon Se-in
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Autentico
Udine Far east Film Festival 2011

My Dear Desperado“My Dear Desperado” segna l’esordio alla regia di Kim Kwang-sik, che ha iniziato la sua carriera come sceneggiatore, scrivendo sia per il cinema che per la televisione.
Questo film a basso costo mostra la sua autorialità, il pubblico gli ha accordato fiducia e grazie al passa parola il film ha riscontrato un buon successo in patria.
La 13ma edizione dell’Udine Far East Film Festival lo ha inserito giustamente tra i film in concorso, dimostrando ancora una volta il suo fiuto per le produzioni asiatiche di talento.

È la storia della neolaureata Se-jin, che si trasferisce a Seoul per iniziare a lavorare in un’azienda. Poco dopo la società fallisce e la donna si ritrova a dover cercare un nuovo lavoro. Affronta numerosi colloqui, che però non vanno a buon fine. Scoraggiata da come si stanno mettendo le cose Se-jin deve anche vedersela col suo nuovo vicino di casa, Dong-cheol, un gangster di mezza età, che si comporta in modo brusco, ma non è pericoloso.
Col passare dei giorni il loro rapporto si fa più familiare e l’uomo le dà tutto il suo sostegno nella ricerca di un impiego.
Kim Kwang-sik parla della frustrazione e dello sconforto dei neolaureati, che si affacciano nell’ambiente lavorativo pieni di speranze che, però, si infrangono sul nascere. Al contempo mostra quanto sia povera l’offerta lavorativa al giorno d’oggi: i posti disponibili per settore sono quasi sempre un numero esiguo rispetto a quante sono le persone qualificate per un determinato impiego. In questo modo la scelta da parte del datore di lavoro si restringe a tal punto da diventare molto personale e arbitraria.

Kim dimostra come, a volte, i colloqui diventino una presa in giro dei candidati. In una sequenza in particolare i selezionatori chiedono a Se-jin di cantare e ballare, lei asseconda la richiesta, ma si rende conto immediatamente quanto il loro sia un atteggiamento irrisorio, che porta solo a una perdita di tempo e a una mancanza di rispetto.
Le immagini, tanto quanto i due attori protagonisti, hanno una forza dirompente, che arriva dritta allo spettatore. Il regista e sceneggiatore è riuscito a confezionare una commedia, che è anche una critica sociale, in modo egregio, dando il giusto spazio sia all’una che all’altra, trattandola con autenticità.
Le interpretazioni di Park Joong-hoon (Dong-cheol) e di Jeong Yu-mi (Se-jin) sono uno dei punti di forza del film.
Entrambi esprimono appieno gli stati d’animo e il malessere del proprio personaggio.
Kim Kwang-sik delinea una giovane donna caparbia e volenterosa, che ha le qualità necessarie per emergere, sottolineando come non bisogna mai arrendersi o scoraggiarsi se la strada intrapresa è quella giusta.
Il cambiamento dovrebbe, in una società valida, sempre riflettere una condizione personale e volontaria. Questo è quello che Se-jin comprende alla fine perché il suo ritorno a casa è solo una fuga e un gettare la spugna.

Dong-cheol è un uomo non più in forma come un tempo, fa il duro, ma nel profondo si è ammorbidito. Dopo aver conosciuto Se-jin prova rispetto per lei e per gli sforzi che fa quotidianamente, oltre ad apprezzare la sua integrità e genuinità.
Prova ad aiutarla disinteressatamente, dimostrandole amicizia e dimostrando a se stesso che non è mai tardi per cambiare idea e magari, chissà, anche vita.
Dong-cheol fa subito simpatia allo spettatore, la sua presenza inizialmente fastidiosa per Se-jin crea ilarità, il regista instilla dei momenti comici durante tutto l’arco del film, creando un’atmosfera distesa e garbata.
Le cromie utilizzate riflettono l’ambiente freddo e povero di aspettative in cui i due personaggi vivono: il grigio, il nero e il blu sono i colori predominanti, anche nell’abbigliamento. Solo nel finale c’è un tocco di beige, un’atmosfera più luminosa e i loro volti sono più sereni e felici.
“My Dear Desperado” è un film di sicuro appeal, scritto bene, diretto con stile e con delle belle interpretazioni, che confermano l’ottimo esordio di Kim Kwang-sik.

 
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