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Qualcosa di speciale
Titolo originale: Love Happens
USA, Canada: 2009. Regia di: Brandon Camp
Genere: Commedia
Durata: 109'
Interpreti: Jennifer Aniston, Aaron Eckhart, Dan Fogler, Judy Greer, Martin Sheen, John Carroll Lynch, Frances Conroy, Joe Anderson, Sasha Alexander, Clyde Kusatsu, Anne Marie DeLuise, Tyler McClendon, Panou, Michael Kopsa, Michelle Harrison
Sito web ufficiale: www.lovehappensmovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 20/08/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Speranzoso
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Qualcosa di speciale segna l’esordio alla regia dello sceneggiatore Brandom Camp, che insieme al suo amico e collega Mike Thompson, ha co-scritto la sceneggiatura.
L’idea di scrivere questo film nasce da un evento doloroso che ha coinvolto profondamente il regista un po’ di tempo fa. Camp ha vissuto in prima persona la perdita di una persona cara, la madre, e questo gli ha fatto aprire gli occhi sui diversi modi di reazione che può avere un essere umano di fronte a un tragico evento, scoprendo quanto numerosi possono essere gli stati d’animo e come ognuno individualmente possa vivere l’elaborazione del lutto e le circostanze che hanno provocato la perdita.
Il dott. Burke Ryan è diventato un terapeuta del dolore e ha scritto un libro sull’autostima, grazie al quale ha acquisito una certa notorietà. Viaggia spesso per promuovere delle conferenze su come affrontare la sofferenza, in tutte le sue forme. In una pausa, da una di queste conferenze, si scontra con Eloise, una fioraia che inizialmente finge di essere muta per liberarsi di lui.
L’inganno viene scoperto celermente e Burke l’invita a cena. I due simpatizzano, l’uomo le dice che ha perso la moglie in un incidente stradale tre anni prima, lei gli mostra il suo negozio di fiori. Il contatto che Burke instaura con Eloise lo fa di nuovo aprire al mondo, portandolo ad affrontare ciò per cui oggi è quello che è. Camp è rimasto colpito dal modo in cui si può reagire a un tale dolore, così, con Thompson, ha voluto trattare proprio questa tematica e il modo in cui si può accettare e superare, mostrando un punto di vista, una strada da percorrere.
Gli sceneggiatori si sono focalizzati sul concetto dell’andare avanti, in cosa le persone trovano la forza di continuare la propria esistenza e come la continuano.
Il mezzo attraverso il quale più facilmente si riesce ad avere un cambiamento è il viaggiare ed è questa linea che Camp ha voluto adottare perché, a detta dello stesso regista, i viaggi abbattono tutti i muri mentali e pongono l’individuo in una condizione di vulnerabilità e apertura al nuovo. Inoltre, interessato a spulciare e approfondire le domande che indagano sul significato della vita, ha voluto inserire numerosi aspetti che la riguardano.
L’intento è stato quello di fare un film che parlasse del cambiamento e della rinascita a cui un individuo può incorrere.
Per fare ciò gli sceneggiatori hanno immaginato un guru dei sentimenti, che aiutando gli altri ha dimenticato se stesso, i suoi problemi emotivi sono incasinati più di quelli delle persone che cerca di aiutare. Burke ha pensato che scrivere un libro su come affrontare e superare il dolore fosse la sua personale via d’uscita dal suo.
Trattare il dolore con distacco, però, lo ha portato a non fermarsi a ragionare e affrontare il proprio, con i relativi sensi di colpa, che si porta dietro.
Ha preferito cercare di dimenticare l’accaduto, di rilegarlo in un angolo del suo cuore affinché potesse liberarsene, ma il dolore rimane sempre lì, pronto a riaffiorare in qualsiasi momento.
L’anestesia che può dare l’alcol, che Burke ingurgita spesso, è solo un palliativo momentaneo. Il protagonista che Camp delinea è una persona dalla vita pubblica molto intensa, ma quella privata è smorta. Burke rappresenta quello che normalmente si dice di una persona che predica bene e razzola male. Dà dei consigli che è il primo a non seguire.
È una di quelle persone che non si perdono d’animo di fronte alle proprie responsabilità, ma che non riescono ad affrontare la loro parte più intima. La sua vita privata è irrisolta, dalla morte della moglie ha chiuso i ponti con tutti: amici e famiglia di lei, pappagallo incluso. Si è chiuso a riccio non permettendo a nessuno, tranne al suo amico e manager Lane, di entrare.
Il mondo, che il regista ha creato per Burke, è costretto, limitato e racchiuso proprio come lo è lui, prima di incontrare Eloise.
È un universo dagli spazi ridotti, chiusi e ben definiti quelli in cui l’uomo si muove, solo hotel e sale conferenze, tutte ambienti standardizzati.
Eloise, al contrario, si muove in un mondo totalmente aperto, senza che ci siano muri ad ostacolare il suo procedere. In una sequenza, per esempio, Eloise supera qualsiasi barriera si frapponga tra lei e il concerto da vedere utilizzando una gru, che porta lei e Burke in alto nel cielo. Questo sottolinea anche il primo passo che Burke fa verso un diverso modo di vedere la vita, inizia da qui il vero cambiamento.
Inoltre il mondo di Eloise è un mondo fatto di colori sgargianti al contrario di quelli che contraddistinguono Burke, spenti e sterili. Burke si è trincerato in un mondo soffocante senza rendersene conto, lo spettatore lo nota dalla sua paura di salire in ascensore nel quale il protagonista si sentirebbe asfissiare, ultimo passo, che farà, prima della definitiva apertura al nuovo.
Eloise e Burke sono diversi e, in alcune cose, opposti nelle reazioni, sono, però, due persone che hanno perso di vista se stesse, chi per un motivo chi per un altro, e questo li rende affini.
Il negozio di fiori raffigura un’estensione della personalità di Eloise, è sempre stato il suo sogno metter su un negozio tutto suo. Ama questo lavoro perché ama e sente i fiori e l’effetto che possono dare alle persone. I fiori aprono a un sorriso e lei rimane una donna solare, nonostante ciò che di negativo le può accadere con gli uomini.
Un altro personaggio che aiuta Burke a rimanere a galla e a spronarlo ad andare avanti è l’amico e manager Lane, una persona che gli vuole veramente bene e vuole la sua felicità, non pensando solo al guadagno economico.
Gli sceneggiatori lo hanno dotato di umanità, perché non volevano mostrare il solito cliché di manager avido e senza scrupoli.
Per ciò che riguarda la location, di rilievo è la scelta di utilizzare l’incontaminata foresta pluviale della British Columbia (Canada) all’interno della quale si è girata la sequenza in cui Burke libera il pappagallo.
La scelta degli attori è stata adeguata, soprattutto per la complicità che traspare sullo schermo tra Jennifer Aniston (Eloise) e Aaron Eckhart (Burke). Lui ingessato al punto giusto nel descrivere la rigidità del suo personaggio.
Lei, una veterana di commedie romantiche e brillanti, lascia trasparire la briosità del suo personaggio, ma lascia anche trasparire la solita maniera che ha di delineare i suoi personaggi, troppo simili nell’espressione. Rimane il fatto che riesce a conquistare lo spettatore con la sua vivacità.
Qualcosa di personale è una commedia che scivola nel dramma, affrontata in modo tale da non essere strappalacrime, con un distacco probabilmente voluto, in cui ci si può identificare e dal quale si può trarre una lezione finale: qualsiasi sofferenza va affrontata, solo così si può intraprendere la strada della guarigione emotiva, e così facendo i ricordi serviranno a scaldare il cuore.
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