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Scritto da Anna Maria Pelella   
sabato 08 marzo 2008

Radio Star
Titolo originale: Ra-di-o Seu-ta
Core del Sud: 2006. Regia di: Jun-ik Lee Genere: Commedia Durata: 97'
Interpreti: Joong-Hoon Park, Sung-kee Ahn, Jeong-yun Choi, Yeoo-woon Han, Hyeon-seong Hwang, Gyu-su Jeong, Seok-yong Jeong, Yong-won Jo, San Kang, Ji-heon Kim, Jae-gu Lee
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Anna Maria Pelella

radiostar_leggero.jpegChoi-Gon è un cantante che una volta era famoso. La sua vita attuale è costellata di risse causate dall’alcol e di brevi periodi in prigione. Il suo agente, non sapendo più come fare per tirarlo fuori dai guai, lo convince ad accettare un lavoro come dj in una radio locale di un piccolo centro nei pressi della capitale. Dapprima Gon sembra poco interessato all’opportunità di risollevare le sorti della propria carriera, ma dopo un po’ il suo nuovo lavoro decolla e lui troverà un nuovo pubblico.
Il rock coreano è vivo e lotta inseme a noi. Se ad un primo sguardo lo spettatore dovesse nutrire dei dubbi sulla salute della realtà musicale in Corea, dopo pochi minuti di questo divertente spaccato di una vita da rocker, dovrà ricredersi. Il protagonista Gon appare dapprima nelle vesti di un rissoso ex mito del rock, che però mostrando sin da subito tutto il suo caratteraccio dichiara apertamente di non accettare il fatto di essere divenuto un ex.
Il suo agente, Park Min-su, come milioni di talent scout prima di lui, si prodiga nel tentativo di riportarlo in auge e, per tirarlo fuori di prigione, accetta per lui un lavoro come dj in uno sperduto paesino rurale nei pressi di Seoul. La trasferta sarà leggermente traumatica per i due, soprattutto per il fatto che dovranno mettere su da soli l’intera emittente radiofonica. Ma quando cominceranno ad andare in onda le cose subiranno una buffa impennata. I fan del dj si riveleranno assai più creativi ed originali di quanto si potesse sospettare, e la rock band East River riuscirà a creare dal nulla un evento tale da attirare l’attenzione dei discografici della capitale.
Il punto forte di questo divertente e spensierato plot è di sicuro l’ambientazione che, insieme con la riuscita caratterizzazione dei personaggi, rende avvincente una storia per molti versi derivativa. La combinazione efficacissima tra l’amicizia ventennale che lega il cantante ed il suo manager e la spontanea ammirazione da parte delle persone semplici che lo ascoltano alla radio, rende naturale e credibile l’universo di un musicista nostalgico e dei suoi squinternati ammiratori.
La rock band East River, di chiarissima ispirazione americana, colpisce per la spontaneità e per l’entusiasmo che, mescolati abilmente con le caratteristiche culturali coreane, prima tra tutte l’esuberanza nella rappresentazione, regalano alcuni dei momenti più divertenti dell’intera narrazione.
I direttori e la produttrice, come anche il viscido messo dell’agenzia di Seoul, fanno da cornice più che convincente al cinismo di un settore sempre uguale, a qualsiasi latitudine lo si voglia ritrarre. E se è vero che non manca il tocco di malinconia, con la storia coniugale di Park Min-su, questo riesce contemporaneamente a non appesantire la narrazione e a raccontare una storia senza patinature in uno stile realistico e insieme semplice.
Numerosi i siparietti comici, che fanno da contraltare al gusto tutto coreano della rappresentazione eccessiva dei sentimenti, la quale altrove risulterebbe pesante e di stampo televisivo, mentre qui diviene solo un pretesto per raccontare una realtà triste che in alcuni casi può essere cambiata, con la sola volontà e un pò di cuore.
Bellissime le inquadrature della cittadina, al metà tra l’omaggio e la citazione, come quella in cui una cover band dei Beatles ricostruisce inconsapevolmente la copertina di Abbey Road.
La colonna sonora molto personale riesce a sottolineare la semplicità dell’universo ritratto, e l’efficace utilizzo dell’unica canzone non coreana, “Video killed the Radio Star” dichiara con spontaneità gli intenti neanche tanto nascosti dietro la narrazione.
Il tutto è combinato in maniera efficace con una buona capacità registica e una fotografia brillante, che insieme compongono una rappresentazione ingenua e allo stesso momento affascinante che chiarisce da subito il desiderio di raccontare con amore una storia semplice.

 
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