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Valutazione utente: / 10
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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 08 settembre 2008

Sparrow
Titolo originale: Man Jeuk
Hong Kong: 2007 Regia di: Johnnie To Yim Genere: Commedia Durata: 87'
Interpreti:Simon Yam, Kelly Lin, Ka Tung Lam, Hoi-Pang Lo, Kenneth Cheung, Jackson Ha, Suet Lam, Wing-cheong Law, Jonathan Lee, Chun-shun Lo
Sito web:
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella

3sparrow_leggero.jpegKei fa il borseggiatore insieme a tre amici. Un giorno mentre si dedica alla sua passione, la fotografia, vede una bellissima donna. Successivamente anche i suoi collaboratori avranno modo di incontrare la misteriosa bellezza. E quando alla fine le parleranno, tutti e tre potranno scoprire il motivo della presenza della donna nelle loro vite e nei loro affari.
Kei sembra un passero, volteggia per le strade di Hong Kong e con tocco lieve si impossessa delle finanze altrui. I suoi complici non sono da meno, e vedere in azione i quattro è poesia pura.
Un giorno il suo obbiettivo cattura l'immagine in fuga di una graziosa giovane donna. Lei guarda dritto nella macchina fotografica, e Kei ne è affascinato. Intanto mentre lui è impegnato a capire se la presenza di un passerotto nella sua casa è un buon segno o un cattivo auspicio, la donna incappa, apparentemente per caso, in ciascuno dei suoi tre amici. Nessuno rimane insensibile al fascino della misteriosa fanciulla ma, ad un certo punto qualcuno decide di punire l'interesse che i quattro nutrono per lei. E lei, messa alle strette, confessa di averli coinvolti sperando nel loro aiuto. Prigioniera di Mr. Fu, la donna ha bisogno della collaborazione dei borseggiatori per impossessarsi del suo passaporto e fuggire via dalla città.
Se ad Hong Kong si ritiene che un passerotto in casa porti sfortuna, è certo che i quattro passeri di strada ne portano molta di più a chi li incontra. La loro abilità a svestire il prossimo sfiora il prodigio. E il racconto delle loro gesta, intessuto come un musical e sgranato come un ricordo, ha il fascino retrò delle arti perdute nel tempo che fu.
Johnnie To inventa da capo una Hong Kong porto di cinesi d'oltremare, come essi chiamano quelli che hanno fatto fortuna fuori dalla Cina Popolare, e la riveste con la luce brillante delle favole.
I quattro sono dei perfetti ballerini, e le loro piroette rendono esteticamente gradevole il mestiere del borseggiatore. La fotografia riveste di poesia una storia sordida, di malavitosi e di donne in pericolo. E il duello finale, a colpi di ombrello e lamette, diviene fulcro delle fantasie coregrafiche meglio riuscite degli ultimi anni. Ma nonostante questo sia il miglior Johnnie To dell'ultimo anno, è pur vero che il plot lascia un pò a desiderare, e che la recitazione appare leggermente di superficie, come se la leggerezza delle coreografie avesse colpito anche i contenuti dell'opera. Intendiamoci, siamo comunque un bel pò avanti allo zoppicante Mad Detective, e al confuso Triangle, ma neanche più tanto vicini al bellissimo Exiled o allo spumeggiante FullTime Killer.
Il tutto resta un pò sospeso, come fosse davvero una favola, e magari è questa la chiave per guardare ad un opera bellissima ma leggera, forse un pò troppo anche per un semplice divertissement.
Le vaghe ispirazioni al cinema europeo, o le suggestioni estetiche di natura puramente pittorica lasciano la sensazione di esser di fronte ad un acquario tropicale: bello, coreografico, ma impalpabile, pena la distruzione dell'ecosistema costruito faticosamente con l'obiettivo di incantare, naturalmente, ma non certo di comunicare.
Rimane confermata la grandissima abilità di To per le scene finali, che spesso regalano momenti magici, ma in questo caso siamo davvero al cospetto di un prodigio. La coreografia del duello rimane la parte più convincente dell'intero lavoro, solo dimenticando per un attimo che si tratta di un film ci si può lasciar andare alla danza e alla poesia dei fotogrammi che confermano ancora una volta il talento visivo di un grande regista, che a volte riesce bene nei prodigi, mentre altre li lascia solo intravedere tra le pieghe di lavori non sempre all'altezza del suo genio.


 
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