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Valutazione utente: / 13
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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 24 marzo 2008

Trivial Matters
Titolo originale: Pooe see yee
Hong Kong: 2007. Regia di: Edmond Pang Ho-cheung: Commedia Durata: 88'
Interpreti: Jan Lam Hoi-Fung, Chan Fai-Hung, Crystal Tin Yui-Lei, Edison Chen, Stephanie Cheng Yung, Kenny Kwan Chi-Bun, Angela Baby, Patrick Tam Yiu-Man, Eason Chan Yik-Shun, Chapman To Man-Chat, Isabel Chan Yat-Ning, Zhang Zheng, Lam Yat-Fung, Gillian Chung Yun-Tung, Stephy Tang Lai-Yun, Juno Mak Chun-Lung, Feng Xiaogang, Peter Kam Pui-Tat, Shawn Yue, Conroy Chan Chi-Chung
Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Anna Maria Pelella

trivial_matters_leggero.jpegUn labilissimo filo conduttore collega alcuni episodi, tutti scritti dal regista, che attraverso il legante del sesso e dei problemi ad esso connessi approfitta per operare una leggera riflessione sul costume e sulle abitudini sociali dei suoi simili.
L’episodio di apertura mostra due persone che parlano al proprio psiconanalista della vita sessuale che condividono, essendo una coppia ci si aspetterebbe di vedere almeno un punto di incontro, ma come sa chi ha avuto modo di vedere un qualsiasi confronto tra testimoni, le visioni della stessa esperienza possono variare al punto da non avere più nulla in comune. Il racconto ha dei momenti esilaranti e qualche piccola desolante prova di solitudine, all’interno di quel blando antidoto che potrebbe a volte apparire il fatto di essere in due. Altra situazione è quella di chi, vivendo sotto lo stesso tetto con una fidanzata che si vuole conservare vergine, si inventa calendari e feste in occasione delle quali chiedere un regalo extra, in natura, che alla fine gli si rivolterà contro in maniera imprevedibile.
Poi ci sono quelli che si regalano un incontro con una prostituta, la quale invece di chiedergli chissà cosa si limita a richiedere aiuto per una ricarica telefonica da effettuare in una lingua di cui è poco pratica. E poi ancora c’è il fighetto in odore di seduzione da discoteca, che ci regala la sua personale visione di un cittadino modello, o ancora il killer professionista, e qua il sesso non c’entra per nulla, che lavora orologio alla mano e condivide una pipa di crack col suo bersaglio.
Oppure c’è la ragazza dal brillante futuro che gioca un tiro mancino alla sua sfortunata migliore amica, sovvertendo i destini di entrambe, senza mai accorgersi di averlo fatto, se non quando è troppo tardi per rimediare.
E via così in un carosello assai discontinuo che crea un universo altro in cui le cose più bizzarre non solo accadono, ma paiono essere l’unica costante in un mondo altrimenti noioso.
Del resto già avevamo avuto sentore di un così deciso talento per l’originalità nel precedente “Exodus”, dove addirittura le donne si coalizzavano per uccidere i loro uomini, o nell’allegro “Beyond our Ken”, dove essere lasciati dal fidanzato non è il peggiore dei destini, specialmente se si conserva uno spirito vendicativo ed una buona dose di cattiveria.
Pang Ho-cheung, conosciuto anche come Edmond Pang, ha alle spalle alcuni riusciti esempi di cinema che ben combinano lo stile asiatico con le esigenze commerciali occidentali. Tutti i suoi lavori sono composti in egual misura di talento, originalità e una generosa dose di opportunismo commerciale, che rende esportabile la sua opera senza sminuirne mai la capacità espressiva.
Girato con mano meno autoriale del precedente “Exodus” , “Trivial Matters” è però più accessibile nei contenuti e nel complesso meno problematico nei sottotesti, che qua si limitano a sottolineare la fondamentale diversità tra i sessi e le loro strategie di avvicinamento, riuscite o meno alla fine importa poco.
Gli attori sono tutti perfetti nella parte, in particolare Edison Chen, uscito di recente da uno scandalo a sfondo sessuale nel suo paese, che qua tratteggia con strafottenza un seduttore da discoteca irresistibilmente rozzo e nello stesso momento ingenuo.
La regia è pulita e si limita con efficacia a sottolineare laddove necessario, ma per il restante a fare da sfondo ad episodi in fondo quotidiani, e contemporaneamente incredibili, con una tale leggerezza da meritare attenzione per il solo fatto di essere stati così abilmente combinati e resi comprensibili, anche ad un pubblico tanto lontano quanto diverso come quello occidentale.

 
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