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Tropic Thunder
Titolo originale: Tropic Thunder
USA: 2008 Regia di: Ben Stiller Genere: Commedia Durata: 107'
Interpreti: Ben Stiller (Speedman), Robert Downey Jr. (Kirk Lazarus), Jack Black (Jeff Portnoy), Jay Baruchel (Kevin Sandusky), Nick Nolte (John Tayback detto Quadrifoglio), Tom Cruise (Les Grossman), Bill Hader (Rob Slolom), Steve Coogan (Damian il regista), Danny McBride (Cody), Brandon T.Jackson (Alpa Chino), Matthew McConaughey (Rick Peck), Brandon Soo Hoo (Tran)
Sito web: www.tropicthunder.com
Nelle sale dal: 24/10/2008
Voto: 7,5
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Recensione di: Andrea De Luca
Tre celebri attori Hollywoodiani, Speedman, Kirk Lazarus e Jeff Portnoy, un famoso rapper, Alpa Chino, e un attore esordiente vengono ingaggiati per girare la trasposizione cinematografica del romanzo di guerra Tropic Thunder scritto da un reduce del Vietnam. Giunti sul set in Indocina le personalità da prime donne degli attori vengono a scontrarsi provocando ritardi e inconvenienti che scatenano le ire del produttore Lee Grossman. L’autore del libro, Quadrifoglio Tayback, convince regista e direttore degli effetti speciali a girare il film direttamente nella giungla senza set o assistenti, come in un reality dove gli attori vengono ripresi con telecamere nascoste. Quella che doveva essere la finzione di un film d’azione si trasforma in realtà quando il territorio scelto per le riprese si scopre essere controllato da un manipolo di produttori e spacciatori di eroina locali. Gli attori inconsapevoli si comportano come in un film ma tutto ciò che li circonda è la pericolosa realtà. Il capo di loro, Speedman, l’unico a continuare a credere di essere in un film, viene catturato dagli spacciatori, mentre gli altri quattro attori dovranno cercare di liberarlo usando tutta la loro abilità. Dopo il mancato successo de Il rompiscatole e la gloria postuma attribuita a Zoolander, Ben Stiller torna a cimentarsi dietro la macchina da presa e ad auto-dirigere se stesso e un cast di attori più o meno famosi in una pellicola coraggiosa e divertente. Non è facile cercare di rivisitare il genere dei film d’azione decostruendone la meccanica e il senso con l’arma della parodia, eppure Ben Stiller sembra esserci riuscito evitando di cadere nel banale o nel ridicolo. Bisogna subito sottolineare che la parodia di Tropic Thunder non è quella gretta e infantile dei recenti film prodotti in massa come i vari Scary movie o l’ultimo Decameron Pie dove le slapstick sono gettate sullo schermo senza soluzione di continuità, ma è comicità allo stato puro, una comicità sottile ed ironica che attraversa il film dall’inizio alla fine reggendosi su una sceneggiatura ben congeniata e oliata qua e là da battute esilaranti. Gli ingredienti della parodia ci sono tutti, dallo straniamento provocato da un regista che esplode all’improvviso rivoltando completamente la situazione e generando l’equivoco, agli effetti speciali svelati che ci portano a contatto con la realtà del cinema di finzione interrompendone la magia.
Meritevole di lode è la geniale trovata dei trailer, probabilmente la parte più innovativa e riuscita di tutto il film, i quali fanno da inaspettata cornice introduttiva e hanno la doppia funzione di svelare il meccanismo metacinematografico che caratterizza tutta la storia e di inquadrare i personaggi in caratteri ben definiti che, grazie anche al breve telegiornale che ne completa la presentazione, sono facilmente associabili a reali attori Hollywoodiani. Stiller sembra infatti voler riesumare i grandi film di guerra e d’azione della storia del cinema e portarli a contatto con l’Hollywood moderna, cercando di immaginare che effetti avrebbe la produzione di un film del genere oggi, dove tutto è dominato da produttori che badano unicamente al profitto e dalla televisione che invade le vite dei grandi divi restituendo al pubblico inutili gossip da salotto, dove i registi esordienti, come in questo caso, sono trattati dalle superproduzioni come burattini, incapaci di governare la situazione, far valere idee originali e totalmente sopraffatti dal volere delle star. Scopo del produttore, interpretato da un irriconoscibile ma formidabile Tom Cruise nei panni dello spietato Lee Grossman, è realizzare un blockbuster traendolo dal libro Tropic Thunder, scritto da un reduce del Vietnam.
I personaggi principali sono gli attori stessi, i cui caratteri sono sviluppati in maniera così accurata da svelarne la duplice funzione connettiva con la Hollywood reale e allo stesso tempo distruttiva di etichette e luoghi comuni. Tutti gli attori sono disposti a prendersi in giro, a smontare il sistema forse con lo scopo di essere ancor più amati dal pubblico. Tra di loro c’è chi è in cerca di riscatto come Speedman, parodia degli eroi d’azione in decadimento come Arnold Schwarzenegger o Sylvester Stallone. Stiller ne imita i movimenti, dal modo di sparare alla palese inespressività nonché nelle costruzione fisica, e spinge molto sulla stupidità presentando il suo personaggio e quindi anche l’attore parodiato come il classico eroe dei film d’azione dal clichè iper-sfruttato che per elevarsi intellettualmente e dare una sterzata alla propria carriera in fase di stallo prova a interpretare ruoli impegnati. Magistrale è il dialogo con il personaggio di Robert Downey Jr, Kirk Lazarus, che spiga come il personaggio che Speedman ha interpretato con Simple Jack fosse troppo stupido per poter avere successo, chiedere a Sean Penn per credere visto il flop di Mi chiamo Sam; lo stupido infatti per avere successo a Holltwood deve essere formidabile in qualche cosa come Rain Man che contava le carte o Forrest Gump che giocava a ping pong.
Kirk Lazarus dal canto suo è l’attore che prende troppo alla lettera la lezione sul naturalismo di Stanislavsky, tanto che nella sua immedesimazione nel personaggio arriva a sottoporsi ad un’operazione chirurgica di alterazione della pigmentazione che lo trasforma da biondo con gli occhi azzurri a nero.
Come non vedere in lui una sorta di Daniel Day Lewis. Egli arriva ad affermare “non sono io che leggo il copione ma è il copione che legge me”. C’è il rapper che nonostante interpreti il ruolo stereotipo del duro, si scopre essere un omosessuale che si occupa di ricamo ed è innamorato di un cantante degli N Sync, parodia di “attori” come Ice Cube che girano film come se il cinema fosse un videoclip.
Non possono mancare il “ciccione cocainomane”, interpretato da Jack Black, assorto al successo grazie a bassi film dalla comicità più terra a terra dominata da peti - e qui è chiaro riferimento a Eddy Murphy e al suo Professore matto - e l’attore esordiente e ingenuo, l’unico che, dovendo ancora sfondare, si è preso la briga di leggere libro e copione prima di presentarsi per le riprese.
Un film irriverente quindi, che smonta Hollywood ma non i film di guerra, inattaccabili nel loro olimpo di capolavori della storia del cinema. Per riconoscere i riferimenti a questi ultimi ci sarà bisogno di un minimo background; Platoon, Apocalypse Now, Full Metal Jacket, Il cacciatore, questo film è palesemente girato da cinefili per cinefili che vivono e amano il cinema, anche nella sua attualità creata dai pettegolezzi quotidiani riguardo le Star hollywoodiane e il loro stile di vita - chiaro il riferimento agli attori che adottano bambini e ad agenti che si occupano delle frivolezze più inutili dei loro capricciosi assistiti - ma nonostante il suo continuo strizzare l’occhio al pubblico maschile idolatrante i film d’azione-guerra, saprà far ridere anche chi non ha mai visto i film del genere.
La parodia non vuole essere un attacco all’America guerrafondaia, la politica è lasciata fuori, ma l’attacco è specificatamente lanciato a Hollywood, a chi ci lavora, ai suoi meccanismi e ai suoi ingranaggi scopertamente grotteschi già di per sé. La parodia riduce tutto a un circo, circo che si mostra nella seconda parte del film quando Stiller, catturato dagli spacciatori è costretto a esibirsi come una scimmia ammaestrata; qui l’attore a contatto col pubblico ritrova se stesso, sente appagata la sua fame di successo e riconoscimenti, gli viene regalato un Oscar di bastoncini imitazione di quello che non ha mai avuto; trova qualcosa di nuovo che non aveva mai avuto nella vita di tutti i giorni e impazzisce, diventa come il colonnello Kurtz dopo essere stato all’inizio l’Elias crivellato dai colpi in quel famoso ralenti di Platoon.
La critica è quindi diretta con auto-ironia dagli attori a se stessi, descritti come drogati, viziati, vanagloriosi, i quali vivono in una dimensione dove non riescono più a distinguere tra realtà e finzione,
Come un tuono tropicale Tropic Thunder si abbatte con potenza su Hollywood e la mortifica, ma per il resto questa demenziale parodia sottile e ironica ci fa tornare alla mente quell’amore lontano vissuto con passione fino a fine anni ’90 per i film d’azione-guerra, palesando così il suo scopo benefico nei riguardi del genere che non esce assolutamente umiliato ma bensì rinvigorito in un periodo in cui, soprattutto negli ultimi dieci anni, sta vivendo un momento di letargo totale. Del resto non si potevano investire milioni di dollari e attori di grande calibro per una pellicola leggera e insignificante, Ben Stiller vuole decisamente lasciare il segno nel cinema di parodia.
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