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Two Faces of My Girlfriend
Titolo originale: Two Faces of My Girlfriend
Corea: 2007. Regia di: Seok-hoon Lee Genere: Commedia Durata: 117'
Interpreti: Tae-gyu Bong, Ryeo-won Jeong, Hae-eun Lee, Hye-ok Kim, In-kwon Kim
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi
Gu-chang è un ragazzo disoccupato, che frequenta ancora il college e vive con la sua famiglia. Inutile aggiungere che non ha nessuna esperienza con le donne, e per questa ragione è fatto oggetto di scherzi dai suoi amici. Una sera, tornando a casa ubriaco, si addormenta in metropolitana. Al risveglio si trova davanti una ragazza dall’aspetto inquietante, la quale ha appena partecipato a un provino per un film horror. Gu-chang la prende per un vero fantasma, e fugge terrorizzato lasciando cadere il cellulare. Il giorno successivo la incontra di nuovo alla mensa della scuola, naturalmente senza riconoscerla, e, complice la perdita di un portafoglio, i due cominciano a frequentarsi. Come scoprirà Gu-chang a proprie spese, la ragazza è afflitta da un problema non indifferente, ovvero soffre di personalità multipla: la giovane ed ingenua Anni viene soppiantata da Hanni, un omaccione che beve e fuma a tutto spiano, oltre a malmenare ripetutamente lo sventurato Gu-chang, come nella migliore tradizione della commedia coreana. Il ragazzo, ormai innamorato, persevera, solo per scoprire, in seguito ad un evento drammatico, che le cose non stanno esattamente come sembrano. Intelligente commedia sentimentale, nata sulla scia del capostipite “My Sassy Girl” e relative imitazioni, “Two Faces of My Girlfriend” raggiunge una certa autonoma dignità, pur conservando alcune situazioni mutuate dal capostipite, come l’incontro in metropolitana, la scena con il vomito e la propensione alla violenza fisica della protagonista femminile. Il film parte benissimo con un prologo assolutamente pirotecnico, in cui Seok-hoon Lee (alla sua seconda regia, dopo “See you After School”) si scatena in una sarabanda di trovate irresistibili, dal monologo spiccatamente teatrale di Gu-chang, ironicamente illuminato da un occhio di bue, all’ingresso in stile musical della sua vagheggiata “donna ideale”, fino all’esilarante parodia del J-horror, con le comparse abbigliate da fantasma, e alla scena dell’incontro in metropolitana, girata rispettando pienamente le convenzioni del genere. Dopo il galvanizzante tour de force iniziale la narrazione si adagia su binari più rassicuranti, non senza qualche caduta di tono dovuta principalmente ad episodici momenti di stanchezza della regia, forse per colpa di una lunghezza eccessiva. Non siamo in presenza di un capolavoro mutante del genere “Save the Green Planet”, celebrazione e allo stesso tempo epitaffio del metacinema, ma di una commedia romantica, girata con grande eleganza e piena di trovate, tra cui quella imperdibile del “bacecchio”, ovvero il bacio auricolare, che si verifica quando due persone siedono affiancate, ma molto vicine l’una all’altra.
Essendo una commedia coreana, sappiamo già che ad un certo punto ci sarà un’obbligatoria sterzata in senso drammatico, cosa che puntualmente avverrà quando Anni riceverà la notizia della morte del suo vecchio fidanzato, che l’aveva abbandonata.
Dopo un flashback rivelatore, il film bordeggia verso i lidi del dramma psicologico, con il personaggio di Anni che cerca di riacquistare una personalità totalmente integra uccidendo simbolicamente le sue personalità alternative, cosa clinicamente improbabile ma che ci regala una bella sequenza, suggestiva e piena di inventiva. Nonostante i numerosi cambi di tono il film ha una sua integrità, anche grazie alle ottime prove dei due interpreti principali, un bravissimo Tae-gyu Bong (l’adolescente di “A good lawyer’s wife) nella parte del cialtronesco e tenerissimo Gu-chang e Ryeo-won Jeong, al suo esordio cinematografico dopo il successo televisivo di “My Lovely Sam-Soon” e “What Planet Are You From?”, nonchè cantante della pop-band “Chakra”, che si destreggia con una certa abilità tra le varie personalità di Anni, Hanni e Yuri.
Un antidoto alle ammorbanti commediole adolescenziali che infestano il nostro cinema, nonchè un’occasione per immergerci con leggerezza in un contesto culturale completamente diverso dal nostro, alla faccia della globalizzazione.
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