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La colazione dei campioni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
domenica 18 agosto 2013

Titolo: La colazione dei campioni
Titolo originale: Breakfast of Champions
USA: 1998. Regia di: Alan Rudolph Genere: Commedia Durata: 110'
Interpreti: Barbara Hershey, Nick Nolte, Albert Finney, Bruce Willis, Glenne Headly, Lukas Haas, Will Patton, Michael Clarke Duncan
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1999
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Iperreale

la_colazione_dei_campioni_leggero.pngIl protetto di Robert Altman e suo assistente alla regia in diverse pellicole, Alan Rudolph, dirige in questa commedia dai toni surreali - distribuita in Dvd dalla Cecchi Gori Home Video - Bruce Willis, Nick Nolte e Albert Finney.
Sceneggiatore e regista di quasi tutti i suoi film, Rudolph porta sullo schermo il romanzo omonimo scritto da Kurt Vonnegut. Il cineasta lavora con Bruce Willis dopo l’esperienza fatta in “L’Ombra del Testimone” (1991), in cui aveva un ruolo secondario e circoscritto. In “La colazione dei campioni” l’attore è al contrario presente nella maggior parte delle scene.

Il film segue le paranoie di Dwayne Hoover, famoso rivenditore d’auto usate di Midland City, durante la settimana hawaiana. Ogni qualvolta un evento di rilievo si profila all’orizzonte, i nervi di Dwayne cedono e lo conducono sull’orlo del suicidio.
Non lo aiuta la vicinanza di sua moglie Celia, fissata con le promozioni commerciali televisive, o del suo capo venditore e amico Harry Le Sabre, al quale piace travestirsi da donna ed è ossessionato dall’essere scoperto da Dwayne, o della sua segretaria e amante Francine, che col suo cinguettare gli procura altro stress.
L’incontro con lo scrittore fantascientifico Kilgore Trout sarà determinante. Il titolo originale ‘Breakfast of Champions’ è un marchio registrato ed è lo slogan con cui una specifica marca di cereali, i Wheaties, sponsorizzava il proprio prodotto. Rudolph ha cercato di inserire nel film quelle tematiche presenti nel libro, tanto gradite a Vonnegut (che fa una particina nelle vesti del regista di uno spot).

Si inizia con la pubblicità e gli effetti che questa ha sulle persone. Si parla della realizzazione personale, di quante speranze e aspettative si abbiano per poi essere disilluse: è il caso di Kilgore Trout, che non è mai riuscito a sfondare come scrittore, deluso dalla vita. Nessuno sa chi sia e cosa abbia scritto, così quando riceve una lettera dal suo unico fan la brucia. In contrapposizione a ciò ci sono le pressioni che un individuo può sentire quando è l’uomo più famoso della città.
Tutti sanno chi è Dwayne Hoover e gli chiedono persino un autografo sul braccio. Segue una dissertazione su come non esista la famigliola felice, se non alla televisione e nelle pubblicità, mentre nella vita di tutti i giorni Rudolph mostra una famiglia allo sfascio, in cui ogni componente è problematico, non comunica, non ascolta e non comprende l’altro. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte a degli estranei, che condividono lo stesso tetto.

Una curiosità del romanzo, che è parte del film, è che Kurt Vonnegut ha ripreso diversi personaggi dei suoi lavori precedenti, li ha riuniti e fatti muovere nel medesimo universo, come una sorta di tributo alla sua intera opera, tracciando una linea con quanto fatto finora per voltarsi verso il nuovo. Il film si mantiene costantemente sopra le righe, la sua iperrealtà rischia di mettere in secondo piano ciò che vorrebbe maggiormente sottolineare, diventando ridondante. I personaggi principali sono ben caratterizzati, un ottimo lavoro è stato fatto dal trio Willis/Nolte/Finney, quelli secondari, però, sono poco incisivi.
Di ognuno di loro Rudolph mostra il lato folle, quello di Dwayne è il più accentuato e strabordante, ma al tempo stesso è l’unico a rendersi conto di cosa gli stia succedendo ed è alla ricerca di una soluzione.

Sono tutti immersi in questo mondo surreale, in cui vengono fagocitati da una società consumistica che non lascia scampo, tanto meno il libero arbitrio, impegnata a pensare per loro. Il suo essere strampalato non andrà incontro ai gusti di chiunque, tuttavia vale la pena conoscere questi incredibili personaggi, eccessivi quanto la cittadina in cui vivono.
All’epoca non è stato ben accolto dalla critica che vi ha scorto una satira troppo dura e troppa carne al fuoco.
A guardarlo oggi non si direbbe essere questo il suo problema, lo sguardo pessimista e rassegnato e la satira pungente sono più che adeguati e tangibili, semmai è il modo allucinato in cui questo sguardo viene espresso a peccare.

 
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