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Scritto da Francesca Caruso   
giovedì 06 febbraio 2014

Titolo: Mancia competente
Titolo originale: Trouble in Paradise
USA: 1932. Regia di: Ernst Lubitsch Genere: Commedia Durata: 83'
Interpreti: Miriam Hopkins, Kay Francis, Herbert Marshall, Charlie Ruggles, Edward Everett Horton
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: N.B.
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Stuzzicante

mancia_competente_leggero.pngL’edizione restaurata di“Mancia competente” (Trouble in Paradise, 1932) è uno degli oltre 100 cento titoli D-Cult, film immortali che hanno fatto la storia del cinema, ora disponibili ad un piccolo prezzo su www.cghv.it
Gli fanno buona compagnia “Il Dottor Jeckyll e Mr Hide” di John Stuart Robertson, “Lo straniero” di Orson Wells, “Una macchina di risate” di Charles Bowers, solo per citarne alcuni.
Su questo film sono stati spesi fiumi di inchiostro, e con ragione, considerato tra i più belli di Ernst Lubitsch, maestro della commedia sofisticata.

Il famoso ladro Gaston Monescu incontra a Venezia Lily, un’affascinante ladra, della quale si innamora. Qualche tempo dopo a Parigi i due hanno l’occasione di derubare la ricchissima Madame Mariette Colet. La donna offre una cospicua ricompensa a chi le ritroverà la borsetta perduta. Sotto le mentite spoglie di Gaston Lavalle, il ladro gliela restituisce e riesce a farsi assumere come suo segretario personale con l’intento di sottrarle una somma molto più sostanziosa. Il piano non andrà proprio come Gaston e Lily hanno progettato.

Lubitsch sceglie Venezia e Parigi per il loro ruolo ‘commerciale’, sono luoghi dove la coppia di ladri svolge i propri affari alleggerendo personalità di spicco. A Parigi entrano in contatto con l’impero commerciale di Madame Colet, diventando una fonte di guadagni più invitante di Venezia.
Lubitsch ambienta la storia durante la Depressione, parlando dei tagli di stipendi e della disoccupazione e portando avanti una sottile ma decisa critica sociale. In più di un’occasione fa dire ai suoi personaggi “in tempi come questi”, per sottolineare il periodo duro che la gente comune sta attraversando e mettendola in contrapposizione con coloro che invece mantengono intatto il loro status paradisiaco. Gli stessi Gaston e Lily sono a corto di ‘lavoro’, così quando scoprono che la ricompensa della borsetta rubata è più alta del guadagno che potrebbero fare dal rivenderla, la restituiscono, poi Gaston si rende conto che mettendosi al servizio di Madame Colet ne trarrebbe un ricavo ancora maggiore.

Lubitsch critica la società di quel periodo sotto diversi punti di vista. Mostra la dilagante disonestà e corruttibilità degli individui, anche quelli apparentemente perbene. Lo esprime bene Gaston smascherando il fidato contabile Adolph J. Giron, che da anni deruba Madame. Siamo nel 1932 e Lubitsch sconvolge la struttura narrativa dei film in cui è presente un ladro gentiluomo.
Se alla fine del film solitamente la vita criminale del ladro viene interrotta o dalla società o dallo stesso ladro che promette di rigare dritto per amore di una donna, in “Mancia competente” c’è un momento fatale in cui ancora Lubitsch lascia intendere che andrà così, ma è solo un attimo, la coppia di ladri riesce a fuggire e continuerà a rubare.
Molto bella a tal proposito la scena in cui Madame Colet e Gaston nel separarsi si ripetono l’un l’altra quanto sarebbe stato divino se restasse.
Per un momento Gaston vorrebbe veramente abbandonare la sua vecchia vita e godersi quel paradiso (del titolo originale) con la cara Mariette, che tanto l’affascina. Se con la sconfitta del ladro si ripristina l’ordine sociale, dimostrando che è l’individuo a essere corruttibile, non la società, in “Mancia competente” Lubitsch mette tutti nello stesso paniere, in quanto più singoli individui di ogni status e provenienza (Lily, Gaston, Giron) raffigurano un possibile comportamento collettivo. Lubitsch tratteggia una competizione dinamica tra tutti i personaggi.
Nelle sfide verbali conta l’ingegnosità delle argomentazioni espresse, che catturano lo spettatore e lo divertono. Si rimane compiaciuti da come Gaston incalza e mette a posto le controparti (François Filiba, il maggiore, Giron). Lubitsch evidenzia sapientemente come il successo nel furto vada di pari passo con il successo con le donne. Inoltre i sottintesi sessuali profusi lungo il racconto possiedono garbo e raffinata eloquenza.

Per quanto riguarda i personaggi principali, un acuto e abile lavoro è stato fatto con Madame Colet. La donna dà l’impressione di essere irresponsabile, per lei il denaro non conta, è ricca e può permettersi ciò che vuole. Il mondo è ai suoi piedi e lo sa bene. Sembra proprio meritarsi di essere derubata. Successivamente soppesando il suo atteggiamento, però, si nota come la sua superficialità nel gestire il denaro, in realtà sia generosità.
È un film di straordinaria bellezza ed eleganza, e i brillanti dialoghi accendono l’immaginazione e l’appagamento di uno spettatore sempre più divertito dallo svolgersi della vicenda.

 
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