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Scritto da Maurizio Carità   
giovedì 08 febbraio 2007

Ho sposato un mostro venuto dallo spazio
I married a monster from outer space
USA: 1958. Regia di: Gene Fowler jr. Genere: Fantascienza Durata: 78'
Interpreti: Tom Tryon, Gloria Talbott, Peter Baldwin, Robert Ivers, Chuck Wassil, Valerie Allen, Ty Hungerford, Ken Lynch, John Eldredge, Alan Dexter, James Anderson, Jean Carson, Jack Orrison, Steve London, Maxie Rosenbloom, Mary Treen
Recensione di: Maurizio Carità

sposato.jpgDietro un titolo tutt'altro che felice incontriamo una pellicola sicuramente al di sopra della media, girata con grande efficacia e padronanza del genere.Rincasando di notte, un uomo assiste all'atterraggio di un'astronave e viene fatto prigioniero da un alieno che ne assume le sembianze. La moglie percepisce in lui qualcosa di strano e una notte, vedendolo uscire di nascosto, lo segue nel bosco. L'alieno si libera dell'involucro umano e scompare nell'astronave. In preda al terrore, la donna torna a casa e si prepara ad affrontare la creatura che credeva suo marito. Sorprendentemente, l'alieno confessa senza opporre resistenza. Lui e i suoi simili sono scesi sulla Terra per riprodursi: il loro pianeta di origine sta morendo e hanno bisogno di madri per i loro figli. Non potendo adattare il proprio apparato riproduttivo a quello delle donne terrestri, hanno deciso di sostituirsi ai loro mariti, replicandone le caratteristiche fisiche. Vivendo fra gli uomini, però, la creatura ne ha assunto anche le pulsioni emotive; in particolare rivela alla donna di essere innamorata di lei. Spaventata, la donna corre in città e guida una spedizione verso il luogo dell'atterraggio. Nell'astronave trovano i corpi degli uomini scomparsi e li liberano dai macchinari che li collegano ai rispettivi doppi, i quali muoiono al momento del distacco.
Il film è più interessante di quanto si creda. Costruito con buona suspence, poggia sulle belle interpretazioni di Gloria Talbott, la mogliettina spaurita ma battagliera, e di Tom Tryon, dovutamente legnoso e inespressivo nel ruolo del marito. Alcune sequenze di discreto impatto emotivo (l'uomo che dorme con gli occhi aperti; il fulmine che rivela, per un istante, nel suo volto il volto dell'alieno che lo "abita") testimoniano il buon mestiere del regista Fowler, già collaboratore di Fritz Lang. Collocabile nel filone inaugurato dall'Invasione degli ultracorpi, la storia è raccontata dal punto di vista della donna e, in questo senso, può essere reinterpretata come la sublimazione dell'incubo di una ragazza repressa o insoddisfatta, sullo sfondo della inappagante quotidianità della provincia americana.

 
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