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I 27 giorni del pianeta Sigma (1957) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Carità   
giovedì 08 febbraio 2007

I 27 giorni del pianeta Sigma
The 27th day
USA: 1957. Regia di:William Asher Genere: Fantascienza Durata: 75'
Interpreti: Gene Barry, Valerie French, George Voskovec, Arnold Moss, Paul Birch, Marie Tsien, Theodore Marcuse, Monty Ash, Walda Winchell, Don Spark, Mark Warren, David Bond
Recensione di: Maurizio Carità

27giorni.jpgUn umanoide in fuga da un pianeta morente accoglie cinque persone a bordo del suo disco volante, spiegando loro che la sua gente vuole stabilirsi sulla Terra. L'alieno consegna a ognuno dei prescelti tre capsule in grado, se aperte, di sterminare tutti gli esseri umani nel raggio di svariati chilometri. Le capsule diventeranno innocue soltanto dopo il ventisettesimo giorno dalla morte del suo possessore. Una donna e un uomo se ne liberano immediatamente e si danno alla macchia; un professore cerca di scoprire il funzionamento degli ordigni, un altro uomo si uccide e il quinto, un russo, viene (ovviamente...) catturato e torturato dal KGB, che intende impadronirsi del segreto delle capsule. I russi aprono una di esse prima del ventisettesimo giorno e... sorpresa! Le capsule sono programmate per uccidere solo i nemici della pace e della libertà. In Unione Sovietica avviene (ovviamente...) una strage. Si trattava di un esperimento volto a saggiare il grado di maturità della razza umana. I terrestri invitano gli alieni a dividere con loro un mondo finalmente libero e pacifico (...) Con un giudizio sbrigativo il film è generalmente archiviato come esempio tra i più plateali di propaganda anticomunista. Considerato nel contesto degli anni '50, il film, in realtà, si avvicina alla bella allegoria di Ultimatum alla Terra. L'interessante e insolito spunto suggerito dallo scrittore John Mantley, per il suo impianto problematico, sembra più adatto ad una rappresentazione sul palcoscenico di un teatro, ma a rendere mediocre il suo adattamento sullo schermo è l'anonima e frettolosa regia di William Ashler che, in obbedienza ai facili meccanismi dello spettacolo, ne stravolge l'assunto drammatico riducendolo ad uno stereotipato confronto tra "buoni" e "cattivi".
Alcune filmografie citano Ray Harryhausen come autore, non accreditato, degli effetti speciali per le scene del disco volante.

 
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