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L'invasione degli ultracorpi (1956) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Carità   
mercoledì 07 luglio 2004

L'invasione degli ultracorpi
Invasion of the body snatchers
USA: 1956. Regia di: Sean Don Siegel Genere: Fantascienza Durata: 80'
Interpreti: K. McCarthy, D. Wynter, K. Donovan
Recensione di: Maurizio Carità

L'invasione degli ultracorpiDopo una breve vacanza, il dottor Miles Bennell fa ritorno alla propria città, Santa Mira, e scopre che molti dei suoi pazienti soffrono di quella che ritiene una sorta di isterismo collettivo: sostengono che il padre non è più il vero padre, lo zio il vero zio o la sorella la vera sorella. Mentre passa una piacevole serata in compagnia della fidanzata Becky, il dottore viene rintracciato telefonicamente da una coppia di amici, Jack e Theodora Belicec. Raggiunta la loro abitazione, si trova a esaminare un corpo che i coniugi sostengono di aver trovato sul tavolo da biliardo. Il corpo, che non possiede impronte digitali, cicatrici o altri segni di riconoscimento, appare come una versione incompleta di Jack. I quattro chiamano la polizia ma il corpo sparisce misteriosamente. Dopo aver cercato invano di convincere gli agenti, i nostri fanno una scoperta agghiacciante: la serra contiene una strana pianta che produce dei grossi baccelli. Questi strani vegetali, sistemati accanto a un essere umano durante il sonno, si aprono e ne imitano le fattezze, per poi assimilarne i ricordi. In una lotta disperata contro il sonno e la fatica, Jack e Theodora soccombono alla stanchezza e vengono rimpiazzati dai loro duplicati. Ritrovati Miles e Becky, li invitano a unirsi a loro, all'inevitabile. Insieme ad altre persone sostituite, fra cui un collega di Miles, il dottor Dan Kauffman, i nostri vengono rinchiusi nello studio di Miles dopo aver ricevuto una potente dose di sonnifero. Per meglio comprendere le implicazioni delle loro azioni, è necessario riportare un breve dialogo fra Miles e il sosia del suo collega. Dan (indicando una coppia di baccelli destinati a sostituirli) ... Non sentirete alcun male, mentre sarete immersi nel sonno, essi assorbiranno la vostra mente, per farvi rinascere in un mondo tranquillo, senza problemi... Miles: - Ma un mondo dove tutti sono uguali... Povera umanità. Becky e io non siamo gli ultimi rimasti... gli altri vi distruggeranno. Dan: - Domani non lo vorrai più. Domani sarai uguale a noi. Miles: - Io amo Becky. L'amerò domani come l'amo oggi? Dan: - Non è necessario l'amore... Miles: - Niente amore... nessun sentimento... Solo l'istinto di conservazione. Non potete amare né essere amati, vero? Dan: - Lo dici come se fosse una mostruosità, ma non lo è affatto. Sei stato innamorato altre volte, ma non è durato. Non dura mai. Amore, desiderio, ambizione, fede... senza tutto questo la vita è molto più semplice. Miles:- Non mi interessa una vita così. Dan: - Dimentichi una cosa, Miles. Miles: - Cosa? Dan: - Non hai scelta... Dopo una fuga drammatica, inseguiti dall'intera popolazione ormai vittima della sinistra invasione, Miles e Becky si nascondono in una caverna appena fuori città. Miles si assenta per un momento e, al suo ritorno, trova Becky addormentata. La risveglia con un bacio, ma lo sguardo della donna è freddo e distaccato, così fugge anche da lei, che nel frattempo ha dato l'allarme a quelli che ormai sono i suoi simili, e vaga per l'autostrada, inascoltato, nel vano tentativo di informare la gente della minaccia: La prossima vittima potresti essere tu! Come è ormai noto, i produttori temevano una cattiva risposta del pubblico a tanto pessimismo, così convinse Siegel ad aggiungere un finale più accomodante, nel quale la polizia arresta Miles, che racconta la sua storia a uno psichiatra. Q uando stanno per rinchiuderlo in cella d'isolamento, arriva una chiamata di soccorso: un camion che trasportava uno strano carico di enormi baccelli si è rovesciato sull'autostrada. I poliziotti e lo psichiatra guardano Miles, visibilmente sollevato. Dopotutto, forse, non è troppo tardi. Il film presenta un mostro molto più temibile di quelli che divorano la gente o distruggono i grattacieli, un mostro che trasforma la personalità della vittima contro il proprio volere. Interpretata come una parabola contro i pericoli del comunismo, questa pellicola è stata al contrario mal tollerata dal sistema maccartista; e ciò perché, in sostanza, rappresenta un campanello d'allarme contro ogni forma di conformismo. "Domani non vorrai più la nostra morte... domani sarai come noi..." In fondo è proprio questa cieca arrendevolezza, questa sensazione di appartenenza a una collettività in grado di offrire un'identità di massima a chi non vuole rischiare di costruirne una propria, la vera forza di ogni qualunquismo. A livello più profondo, il film è una parabola sul significato del concetto di umanità e sulla facilità con cui essa può venire sottratta a un individuo. Un tema centrale nella fantascienza scritta come in quella cinematografica, qui affrontato con la cruda efficacia dell'essenzialità. La tensione del film viene accentuata dal movimento dei suoi protagonisti (i continui spostamenti di Miles e Becky da un luogo all'altro, la loro fuga incessante) e dal loro nascondersi in luoghi angusti e claustrofobici (ripostigli, corridoi, la buca coperta da tavole di legno nella caverna, quasi una sepoltura prematura). Ancor più terribile il fatto che molti dei loro amici siano già stati assimilati, rendendo difficile stabilire di chi sia ancora possibile fidarsi. Pochi momenti nella storia del cinema sono agghiaccianti come la scena in cui Miles bacia Becky e, dal suo volto privo di emozioni, comprende che anche lei è diventata una di loro. La potenza narrativa del film dimostra come, a volte, lavorare a basso costo possa garantire la buona riuscita di un'opera: in questo modo trucchi ed effetti speciali non prendono il sopravvento sui personaggi che, al contrario, insieme a storia, dialoghi e regia diventano il vero fulcro della sua realizzazione.

 
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