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Che fine ha fatto Osama Bin Laden?
Titolo originale: Where in the World Is Osama Bin Laden?
USA, Francia: 2008. Regia di: Morgan Spurlock
Genere: Documentario
Durata: 96'
Interpreti: Morgan Spurlock, George Bush, Dick Cheney, Daryl Isaacs, Alexandra Jamieson, Donald Rumsfeld, Laken James Spurlock
Sito web ufficiale: www.whereisobl.com
Sito web italiano:
Nelle sale
dal: 09/07/2010
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Destabilizzante
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Irriverente, amaro, provocatorio, irritante. Il nuovo film di Morgan Spurlock, autore di Super Size Me, indaga sull’uomo più ricercato del mondo: la mente del terrorismo islamico che da anni ormai, è diventato una piaga per i governi di tutte le nazioni occidentali. Osama Bin Laden.
Nel film, il regista e sua moglie Alexandra aspettano un bambino e lui si chiede che futuro potrà mai garantire a suo figlio, in un mondo privo di libertà e rispetto.
Inizia così un viaggio alla ricerca del terrorista barbuto, che non si sa se sia ancora vivo o se sia morto da tempo. Forse, trovandolo e catturandolo, il mondo migliorerà.
Dopo un’originale sequenza animata, in cui pupazzi aventi le fattezze del regista e della moglie si alternano ai personaggi virtuali di un videogame, i cui protagonisti sono lo stesso Spurlock e Bin Laden, il regista approda in Egitto, la sua prima meta. Qui interroga cittadini comuni: gli estremisti, dicono, sono solo una parte della popolazione. Si aderisce alle organizzazioni terroristiche perché mancano soldi e istruzione. Anche in Marocco i fattori socio-economici sembrano essere la causa di ciò che ha spinto i ragazzi ad immolarsi in nome di Allah. Estremismo e povertà vanno di pari passo: i cittadini più poveri temono che i figli vengano adescati ma “chi fa attentati in nome dell’Islam, non è figlio dell’Islam” perché “non è l’Islam che dice di uccidere innocenti o farsi saltare in aria”.
Tappa successiva: Palestina. Qui la guerra va avanti da decenni ma “non spetta ad Al Quaeda fare qualcosa per i palestinesi”. I palestinesi infatti odiano Osama perché mette in ridicolo i musulmani e ama il sangue. Recinti di filo spinato dividono le zone calde; la striscia di Gaza fa paura.
Siamo in Israele. Un giornalista profetizza quanto segue: “l’epilogo è chiaro a tutti ed è una tragedia. Non si sa quanta gente morirà”. Qui gli artificieri vengono chiamati fino a 18 volte al giorno. Gli ebrei ortodossi sono scostanti, insultano e cacciano il regista, proprio loro, abitanti di un paese alleato con gli Stati Uniti.
Spurlock arriva poi in Giordania: un sacerdote dice che i moderati sono la maggioranza ma la loro voce non è abbastanza forte. “Senza il rispetto reciproco, la pace è impossibile”. “Uccidendo Bin Laden, non cambierebbe niente”.
Prossima fermata, Arabia Saudita: qui è nato e ha studiato Osama. La voce dell’imam si spande per le strade della città: “i cristiani devono essere eliminati”. Nella piazza delle esecuzioni, la mattina tagliano le teste ai condannati e il pomeriggio i bambini giocano a calcio. Qui il binomio religione-stato è fortissimo: non c’è libertà di stampa e di espressione. “Ci vuole laicità in ogni paese arabo: solo così si garantisce la stabilità”.
La troupe arriva infine in Afghanistan: il paesaggio è ostico e inospitale. Qui la situazione è disperata: la povertà è inaudita, le vacche sono smunte, non ci sono scuole né ospedali, i bambini sono costretti a lavorare. “Osama è nemico degli afghani” dice un vecchio contadino.
“Dov’è Ben Laden?”, chiede il regista. “In Pakistan”, gli viene risposto; nella zona di confine, la zona delle tribù. Qui si è costretti a scrivere su ogni indumento il proprio gruppo sanguigno; i talebani reclutano i giovani senza lavoro e senza prospettive.
Il viaggio è stato lungo, quasi quanto tutta la gravidanza della moglie.
E’ stato un’occasione per incontrare persone che temiamo ma che in realtà sono spettri delle nostre paure. Morgan Spurlock sta cercando delle risposte, e le ha trovate. Non vale la pena attraversare il confine, vietato agli stranieri, per andare a cercare Osama Bin Laden. Bisogna invece chiedersi: “In che mondo vogliamo vivere?” Desideriamo tutti le stesse cose per i nostri figli. Dobbiamo solo fare un passo indietro e capire che tipo di mondo vogliamo.
Si prova rabbia a vedere questo film: rabbia perché ci sentiamo impotenti di fronte a forze politiche, economiche e religiose così oscure e imprevedibili. Rabbia perché in questi paesi - così lontani dal mondo occidentale, civilizzato seppur con le sue enormi pecche - i giovani non hanno libertà di scelta.
Senza voler fare politica o moralismo, possiamo dire che, è vero, uccidere Bin Laden non cambierebbe le cose.
Il desiderio di potere ci sarà sempre, la violenza idem. Ma senza il rispetto reciproco, che mondo potremmo mai garantire ai nostri figli?
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