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Scritto da Andrea D'Addio   
domenica 29 aprile 2007

Il mio paese
Italia: 2006. Regia di: Daniele Vicari Genere: Documentario Durata: 113'
Interpreti:
Recensione di: Andrea D'Addio

ilmiopaeseleggero.jpgSe al Festival di Venezia abbiamo visto Castellitto partire per l'est e la Cina con la stella che non c'è, e i siciliani di Crialese partire per il Nuovomondo americano, di un film che attraversasse il nostro Paese un poco se ne sentiva il bisogno.
Tra il 1959 ed il 1960 Joris Ivens, realizzò, su commissione di Enrico Mattei presidente dell'Eni, il documentario "L'Italia non è un paese povero". Attraverso un lungo viaggio, dal nord ormai rinato dalle macerie del secondo conflitto mondiale, al sud ancora fortemente arretrato, Ivens raccontava lo sforzo di industrializzazione di un paese alla vigilia del boom economico.
Tra il 2005 e il 2006 Daniele Vicari ha ripercorso l'Italia in senso inverso. Il suo viaggio: la Sicilia industriale di Gela e Termini Imerese, Melfi, i laboratori dell'Enea di Roma, dove si fa ricerca sulle energie alternative, Prato alle prese con la complessa dinamica dell'immigrazione cinese e Porto Marghera.
Un film ispirato da un documentario, ma anche da quel Viaggio in Italia di Rossellini, Un film di cui c'era bisogno. Non c'è desolazione nel viaggio di Vicari, ma voglia di rinascita. Ogni episodio, ogni tappa si chiude con i propositi per un futuro migliore, perché dopotutto noi italiani siamo il popolo dell'ingegno, di chi non si da mai per vinto, ma cerca di cavarsela sempre in qualche modo.
Le immagini delle fabbriche dimesse, dei lavoratori che si recano agli uffici di collocamento a cinquantuno anni sono sempre seguite da una nuova visione, positiva, del tutto (la donna si vede infatti poi mentre lavora in fabbrica). E così la canzone di Nada che chiude il film ci ricorda quanto il resto del mondo ci sia vicino e che l'Italia dopotutto ci rimarrà sempre attaccata. Basta rimboccarsi le maniche e puntare su noi stessi.

 
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