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La storia del cammello che piange
Titolo originale: Die Geschichte vom weinenden Kamel
Germania: 2003 Regia di: Byambasuren Davaa, Luigi Falorni Genere: Documentario Durata: 87'
Interpreti: Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
Sito web:
Nelle sale dal: 27/05/2005
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Poetico
Byambasuren Davaa e Luigi Falorni realizzano questo documentario come prova d’esame della scuola di cinema tedesca; la loro opera prima viene apprezzata in tutto il mondo e realizza il loro sogno di ricevere la candidatura al premio oscar del 2005.
In un paesino della Mongolia del sud lo scorrere del tempo è raffigurato poeticamente attraverso il susseguirsi dei tramonti e delle notti, dominate da una luna accecante.
L’inquadratura iniziale del film è occupata semanticamente dall’uomo e dal cammello: i due grandi protagonisti di questa favola moderna.
Il montaggio alterna significativamente le immagini delle attenzioni prestate dagli uomini all’educazione dei bambini, con quelle preposte all’allevamento degli animali.
Figli, pecore e cammelli sono tutti immersi nell’amore della popolazione mongola. I cineasti si soffermano antropologicamente sul rito della tosatura, della produzione del latte e della nascita. Il simbolismo dell’ornamento dei nati e dello spargimento del latte in forma di augurio, si prestano all’empatia estasiata di qualsiasi spettatore. Il miracolo della vita si propaga attraverso tutta la fascinazione delle notti asiatiche.
Per la volontà del paradosso biblico, l’ultimo dei cammelli nati è il primo ad essere rifiutato dalla madre, causa un parto dolorosissimo; i due registi non ci sottraggono dallo sguardo l’aspra sofferenza provata dalla madre, nel partorire un figlio dopo due lunghi giorni di agonia.
Ciò che segue è una metafora umana, esplicata dai protagonisti ferini di quest’opera.
La madre rifiuta di allattare il figlio, lo allontana copiosamente e non ama dividere con esso neppure le inquadrature (inq 1- il puledrino; inq 2 - la madre; inq 3- un altro cammello che coccola amorevolmente il proprio figlio).
Tuttavia l’acme di fascinazione sentimentale viene raggiunto nella sequenza che vado ad analizzare :
inq 1 -la madre esce lentamente dal lato destro dell’inquadratura;
inq 2- il puledrino la segue con lo sguardo nel fuoricampo;
inq 3- la madre prosegue il suo allontanamento,camminando verso la destra del frame;
inq4 - il puledrino entra in campo e cerca di avvicinarla;
inq 5- i due protagonisti si trovano semanticamente ai due estremi del campo ripreso.
Di grande rilevanza anche l’operazione di montaggio che accosta il cammello che piange con l’immagine della vicinanza di tutti gli altri. All’interno di un’opera che nega l’importanza della colonna sonora, il dramma del rifiuto dell’amore materno può risolversi solo attraverso le note della musica.
Nella disperazione generale il popolo è costretto a ricorrere ad un musicista che riuscirà, attraverso il dolce suono del suo strumento, a far commuovere e redimere la madre insana. Quindi non è un film ricco di musica, ma un’opera che indaga il potere della musica. Il sub plot della pellicola è costruito sulla riflessione, scavata con profondità maggiore in documentari come “Moolaade'”, sul potere della tv.
Nella desolata landa mongola il padre di famiglia sostiene che la tv non sia un bene necessario, ma contemporaneamente il paese fa uso di una radio. Mentre il capofamiglia afferma che la televisione produce solo immagini di vetro, mi sento in dovere di affermare che questo film produce solo immagini di vera poesia.
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