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Le quattro volte
Titolo originale: Le quattro volte
Italia, Germania, Svizzera: 2010 Regia di: Michelangelo Frammartino: Documentario Durata: 90'
Interpreti:
Sito web: www.lequattrovolte.it
Nelle sale dal: 28/05/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Maria Cristina Caponi
L'aggettivo ideale: Contemplativo
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Alla base dell’invenzione del mondo vi è l’offerta del regno animale, vegetale e minerale: manifestazioni di un’essenza invisibilmente sacra in cui l’immagine si fa materia, approcciandosi all’arte con la contraddizione di un certo pudore espressivo.
Quattro “personaggi”, quattro “testimoni” per passaggi fluidi da intendersi come una sorta di reincarnazione da uno stato all’altro della forma.
Un vecchio pastore malato muore, mentre un capretto nasce.
A sua volta, il cucciolo di animale si abbandona esausto ai piedi di un maestoso abete su cui calerà una mano che ghermisce un’accetta: il suo legno, dopo la scena della gloria in una festa paesana, diventerà carbone da ardere.
Percorsi strazianti e formulazioni originali che costituiscono un unicum rispetto alla coeva produzione italiana, poco interessata all’antica morte di una cultura popolare. Michelangelo Frammartino si dimostra autoassolutorio nel cercare di smorzare la trama orale con larghe pause e nel non voler neppure sfruttare il preziosismo dialettale, che rimane soltanto un eco lontano. Il potere di ricostruire il canto di questa favola fuori dal tempo è affidato in toto allo spettatore, cui è richiesta la capacità di raccordare nella mente tutti i passaggi di quel grande affresco naturalistico visto sul grande schermo.
Le quattro volte mostra un cuore semplice, non negando un approccio realistico semmai mediandolo con un reverenziale estremismo verso il virtuosismo della forma. Il suo bisogno di esprimersi radicalmente lo conduce a uscire dalla natia Milano per dirigersi in Calabria. Qui sette anni fa aveva diretto Il dono, una pellicola che a suo tempo ha partecipato a numerosi festival internazionali ottenendo diversi riconoscimenti.
Precisamente, il suo atteggiamento contemplativo ne Le quattro volte oscilla tra i borghi di Caulonia e quelli di Alessandria del Carretto, paesi che già il regista Vittorio De Seta nel 1959 aveva filmato nel suo ultimo cortometraggio dal titolo I dimenticati.
E, proprio a De Seta e alla scuola dei documentaristi italiani (Michelangelo Antonioni, Francesco Maselli, Valerio Zurlini), guarda Frammartino per l’umiltà poetica e intellettuale del suo stile.
L’autore de Le quattro volte, tuttavia, non è apparentabile con questa schiera di artisti per quanto riguarda l’impegno ideologico e sociale. L’esagerata ricerca espressiva messa in atto dal filmaker lombardo è stata escogitata apposta per non fare prigionieri: il cinema può o non può affascinare come può o non può far sentire in disagio il pubblico, mentre i compromessi – in nessun caso – non sono accettati.
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