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Milleunanotte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Ilaria Mutti   
domenica 11 novembre 2012

Titolo: Milleunanotte
Titolo originale: Milleunanotte
Italia: 2012. Regia di: Marco Santarelli Genere: Documentario Durata: 82'
Interpreti: Alcuni detenuti del carcere di Dozza di Bologna
Sito web ufficiale: www.milleunanotte.org
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Festival di Roma 2012
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Ilaria Mutti
L'aggettivo ideale: Coraggioso
Scarica il Pressbook del film
Milleunanotte su Facebook

milleunanotte_leggero.pngUn documentario girato in un penitenziario italiano e che segue l’iter burocratico della “domandina” che regola la vita dei detenuti.
Per ogni attività c’è bisogno della richiesta scritta, la domandina appunto, che va inoltrata ogni volta che il carcerato deve fare una telefonata o incontrare un familiare o vedere il suo avvocato o chiedere un lavoro. Si entra così nella vita dei detenuti.
Uno slalom tra affetti, rassegnazioni e speranze. E poi spicca la vita di Agnes, che finalmente può tornare a casa per 5 giorni, un breve viaggio che le farà riassaporare antichi affetti e che la metterà in contatto con una vita normale. Più che un documentario si può parlare di un documento che esplora a fondo la condizione delle carceri, in particolare quella di Dozza di Bologna, in cui il film è stato girato, per mettere a contatto realtà diverse.
Tra marocchini, mediatrici arabe e condizione femminile nelle carceri, il film esprime un malessere che è quello di chi non è solo privato della libertà, ma anche dei rapporti affettivi e familiari.
Un viaggio a 360° che rompe i muri della detenzione e si occupa anche di porre l’occhio su un possibile reinserimento o sui permessi che diventano una prova importante per rientrare a contatto con una realtà sempre più sconosciuta.

Ogni personaggio è il frammento di un universo che solo alla fine del film si riunisce sotto un comune denominatore che è quello dell’assenza e della sospensione dalla vita. Lì fuori il mondo continua ad avanzare mentre chi è condannato rimane relegato a un passato che non esiste più. Si crea così un gap da colmare e spesso è un terreno per nuove sofferenze e nuove paure. Un film coraggioso, un affresco sociologico, un film in cui ogni personaggio diventa quasi un episodio a sé.
Forse pecca nel ritmo e a volte scade nel sentimentalismo eccessivo, ma sicuramente è un documentario che pone l’attenzione su una realtà sempre più emarginata, eterogenea e distante da una quotidianità che troppo spesso allontana il problema del reinserimento.
Quel che dispiace è che ci troviamo di fronte a un’opera che è un po’ un’occasione mancata. Vorrebbe raccontare molto, ma poi si perde nelle storie personali e non riesce sempre a ricollocare i personaggi in una comunità carceraria.

 

Commenti  

 
0 #1 Tommaso Tronconi 2012-12-01 13:44
Un documentario intenso e genuino, senza fronzoli o edulcorazioni. Lo sguardo del regista è empatico, amorevole, compassionevole , mai pietistico né ?poliziesco?. Ne parlo anche qui: http://goo.gl/uPqo3 :D
Citazione
 
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