|
Never Say Never
Titolo originale: Never Say Never
USA: 2011. Regia di: Jon Chu
Genere: Documentario
Durata: 105'
Interpreti: Justin Bieber, Miley Cyrus, Shawn Stockman, Wanya Morris, Jaden Smith, Nathan Morris
Sito web ufficiale: www.justinbieberneversaynever.com
Sito web italiano: www.justinbieber-ilfilm.it
Nelle sale
dal: 21/04/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Chicco D'Aquino
L'aggettivo ideale: Misterioso
Scarica il Pressbook del film
Never Say Never su Facebook
Mi piace
Justin Bieber. Chi è costui? Molti se lo sono chiesti di fronte all'ennesimo articolo e all'ennesima costruzione dello star system, abile pianificazione e sfruttamento di un precoce talento emerso dalle nebbie dell'anonimato grazie alle magie della rete?
Anche, ma c'è di più. Il ragazzino canadese possiede nel corpo prematuro di un adolescente la tempra di un micro-guerriero del palco, si muove con la naturalezza di chi sa che tutto è dalla sua parte, sfoggia un inusitato auto-controllo da far invidia ai più scaltri professionisti del settore. Gestisce immagine e contesto, musica, movenze e ritmi con una maestria sopraffina pari solo al più rodato e scaltro front-man mai apparso sulla scena. Nel docu-film del giovane talento Jon M. Chu, già sceneggiatore, vincitore del Princess Grace Award, girato con abile immediatezza che ben si fonde con la tipologia di Bieber tutto ciò emerge con delicata prepotenza,uno spirito vitale un po' insofferente alle regole dettate da “chi sa”.
E ovviamente qualcuno si sarà chiesto: e chi c'è dietro a questo fenomeno da milioni di contatti e contratti, chi gestisce, dà il la e orchestra tutto il delizioso circo pirotecnico? Esistono, certo alcuni “specialisti” che danno carica, qualche strumento tecnico (utilizzo della voce, danza,gestualità) e lo assistono costantemente e con cura quasi materna.
Ma il segreto sta in Justin Bieber stesso. E' lui che amministra il gioco, ne fissa le direttive e riempie la scena prepotentemente, con una delicatezza quasi disarmante. Una fisicità in costruzione che demolisce nello spazio-tempo di un concerto certezze collaudate, virtù da imitare, caratteristiche standard. I grandi della musica rock, da Elvis Presley ai Beatles, passando dagli Stones ai Pink Floyd trasmettevano energia e identificazioni in un assetto scenico da maturo-rassicurante ad alternativo-trasgressivo, approdati al successo abbastanza precocemente in fasi storiche diverse e bisognose di miti leggeri anche se con messaggi scardinanti, potenti,dirompenti. Il puer di Stratford si discosta in toto, non proponendo altro che semplicità e bella voce.
Animalità musicale allo stato puro, ritmo nel sangue e una buona dose di determinatezza fanno di lui il compagno ideale di milioni di fan, da una generazione all'altra con una curiosità, visivamente rilevabile ai concerti:da noi sono le ragazzine fino ai 15-16 ad impazzire letteralmente in america l'eta si prolunga fin oltre i 20 anni.
Una miscela misteriosa non studiata, innata la cui impalcatura si regge sul carisma della persona, dotata di una naturalezza paurosa, di una accorta e poco costruita immagine lontana dai clichè di certa roboante presenza scenica canora.
Forse, un nuovo modello musico-antropologico è in gestazione, dopo il machismo di anni recenti, quasi un'imberbe fanciullo che si fa largo in un mondo di lupi ammaestrandoli e ingraziandoseli, magico incedere tra l'aridità di bilanci e profitti, solo musica per il cuore (delle ragazzine e di qualche mamma) e panacea per le menti, triturate da un mondo frettoloso e avvitato su sé stesso.
|