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Sicko PDF Stampa E-mail
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Scritto da Raffaella Perri   
venerdì 31 agosto 2007

Sicko
Titolo originale: Sicko
USA: 2007. Regia di: Michael Moore Genere: Documentario Durata: 120'
Interpreti: Michael Moore, George W. Bush (immagini di archivio), Reggie Cervantes, John Graham, William Maher, Richard Nixon, Linda Peeno
Sito web: www.sicko-themovie.com
Voto: 8
Recensione di: Raffaella Perri

sicko_leggero.jpgI panni sporchi vanno lavati in casa” : così recita un antico proverbio, noto a tutti. Eppure, considerando questa frase nel senso vero e proprio e non metaforico, si può affermare che ci sono paesi in cui ciò viene fatto a domicilio, da persone specializzate, per chi ha un bambino piccolo o, in generale, ne ha bisogno. Si tratta dei “veri” Stati sociali, come la Francia o la Gran Bretagna.. Ma di certo non come gli Stati Uniti D’America, con mostra l’ultima fatica di Michael Moore, “Sicko”.
Il sottotitolo utilizzato nella versione italiana è “Se vuoi stare bene in America… Non ammalarti mai”: stavolta, il celebre autore di Fahrenheit 9/11 denuncia infatti la mala sanità americana. Un sistema letteralmente “succhia sangue”, dominato dalle società d’assicurazione il cui fine principale non è curare la gente, ma unicamente i loro profitti. Negli Usa, infatti, l’assicurazione sanitaria non è garantita dallo Stato, è privata e come tale molto costosa, non accessibile a tutti.
Questo film, però, non riguarda in primis coloro che, sfortunatamente, non possono permettersi un’assicurazione sanitaria, ma i cosiddetti “privilegiati”, le persone che pagano fior di soldoni per assicurarsi.. E che, in moltissimi casi, si vedono rifiutare il pagamento delle spese mediche per veri e propri “cavilli”, degni del miglior Azzeccagarbugli manzoniano.
A dimostrazione di ciò, Moore intervista diversi ex dipendenti “pentiti” di tali compagnie, come la “Cigna”, che ammettono di aver dovuto rifiutare di pagare le spese mediche a persone che ne avevano il diritto, causandone probabilmente anche la morte.
Moore prende in esame diversi soggetti che hanno vissuto simili esperienze a causa del comportamento delle compagnie d’assicurazione: c’è chi, madre di famiglia, a causa delle spese per i malanni dell’età, si è ridotta a vivere nello scantinato della figlia; chi, volontario dell’11 settembre, a causa delle malattie contratte per aver prestato aiuto in mezzo ai gas tossici, ne subisce le conseguenze senza neanche un degno indennizzo…
Chi, ancora, per mantenere l’anziana moglie malata, continua a lavorare a 79 anni, senza avere neanche la speranza di una pensione, visto che sarà costretto a “lavorare fino alla morte”.
Ma è così dappertutto? O è così soprattutto negli States?
E’ questa la domanda che si pone il celebre regista che, per questo motivo, intraprende un viaggio in Francia, Canada ed in Gran Bretagna, per vedere “lì come vanno le cose”.
E, “le cose”, dal punto di vista sanitario, vanno decisamente meglio visto che in questi paesi l’assicurazione sanitaria non si paga e le medicine sono molto meno costose.
Il “dottor Moore” sconcerta tutti dimostrando che persino ai deportati di Guantanamo, autori materiali della strage dell’11 settembre, viene offerto un trattamento sanitario migliore..
Nonché a Cuba, la stessa Cuba da sempre definita come il peggior incubo, il peggior nemico per gli americani, persino lì le persone ricevono un trattamento sanitario migliore.
Ed è proprio lì che le persone che hanno accompagnato Moore nel corso del viaggio, vittime della mala sanità, possono finalmente ricevere un trattamento adeguato.
Gli Usa, si sa, sono un paese dalle mille luci e dalle altrettante ombre, tra cui, come Moore mostra in questo film, la sanità. Ma egli mostra anche qualcos’altro: come loro, “i potenti”, adorando il Dio Denaro, approfittino in particolare dell’ignoranza della gente, di cui non si temono ribellioni, gettando fango su altri paesi (come il vicino Canada), asserendo che il servizio sanitario americano sia migliore. E chi “osa” contraddirli, come Hillary Clinton tempo fa, svanisce ben presto”dalla questione”.
Ma come può essere “grande” un paese che sottovaluta l’intelligenza dell’elettorato?
E se fosse proprio questo film-documentario a dar inizio al risveglio delle coscienze degli americani?
Sono questi alcuni degli interrogativi che pone l’ultimo film-documentario di Moore, caratterizzato dal suo stile ironico e pungente, forte sin dalle prime immagini e di sicuro effetto; inoltre, meno “esasperato” rispetto al celebre Fahrenheit.
Da vedere.. Soprattutto per tutti coloro che non accettano di assistere passivamente alle scelte dei governanti.

 
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