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Taxi to the Dark Side
Titolo originale: Taxi to the Dark Side
USA: 2007 Regia di: Alex Gibney Genere: Documentario Durata: 105'
Interpreti: Brian Keith Allen, Greg D'Agostino, Maan Kaassamani, Karyn Plonsky
Sito web: www.taxitothedarkside.com
Nelle sale dal: 22/05/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
Taxi to the Dark Side è stato insignito dell’Oscar 2008 per il Miglior Documentario e ha vinto in tutti i festival ai quali è stato presentato nella stessa categoria.
Il regista Alex Gibney non è nuovo di questa materia, nel 2006 ha ricevuto la sua prima nomination agli Oscar con “Enron: l’economia della truffa”.
Fin dai suoi esordi negli anni ’80 si è sempre interessato a raccontare attraverso il documentario storie che potessero offrire alla gente una conoscenza maggiore della società in cui vive.
Il documentario mette in luce la vicenda di Dilawar, un giovane taxista afgano.
Un giorno il giovane carica tre passeggeri e non farà più ritorno a casa.
Il regista parte dalla figura di Dilawar per poi intraprendere un’inchiesta più approfondita sulle tipologie di torture e soprusi inflitti dai militari americani ai terroristi e ai presunti tali. Arriva a svelare la vera natura di gravi episodi di violazione dei diritti umani, che dopo l’11 settembre si sono acuiti, ma che, riuscendo ad aggirare la legge, hanno superato il limite portando alla luce il lato oscuro della politica anti-terrorismo dell’amministrazione Bush.
Nonostante ci si fosse resi conto dell’innocenza del giovane afgano, le torture non cessarono portandolo alla morte dopo cinque giorni dalla sua entrata nelle carceri di Bagram.
La notizia giunse all’attenzione del giornalista Tim Golden, che approfondì le ricerche scoprendo la verità su quanto accadeva in quelle carceri. Golden scrisse un articolo sul New York Times riportando anche la testimonianza di un soldato che era lì. Alex Gibney ha sentito molto questa vicenda, rimanendone talmente colpito da non poter fare altro che estendere la denuncia e far aprire gli occhi a coloro i quali da troppo tempo li tengono chiusi, o guardano altrove, facendo finta che il problema non esista.
Gibney è andato alla ricerca di ogni persona che era dentro il carcere di Bagram negli stessi giorni di Dilawar, non solo prigionieri, ma anche guardie e investigatori, molti dei quali avevano il desiderio di parlare di quanto era successo, amareggiati dall’essere stati perseguiti penalmente mentre i mandanti sono rimasti impuniti.
Gli ordini venivano dalle alte sfere politiche, che si sono guardati bene dal mettere per iscritto in che modo dovessero procedere gli interrogatori dei prigionieri o quali armi psicologiche si dovessero adottare per farli parlare e ottenere informazioni.
La paura che si era fatta avanti dopo l’11 settembre rendeva legittimo usare qualsiasi mezzo disumano, si faceva strada l’idea che bisognasse essere cattivi per affrontare la nuova minaccia.
Ogni divieto era rimosso, il lato oscuro della coscienza umana era del tutto senza freni, non c’era limite alla fantasia nel mettere appunto metodi barbari di avvilimento fisico e morale dell’individuo.
Lo si lasciava in piedi ammanettato al basso soffitto per ore interminabili (fino a 40) e poteva dormine dalle due alle quattro ore al giorno non consecutivamente, solo per citarne alcuni.
Il documentario punta il dito sulla corruzione delle leggi e delle coscienze perpetrate dagli interessi politici che vi sono dietro. Gibney ha voluto sottolineare come alcune società vengano corrotte dalla paura e dalla rabbia, perdendo la propria identità e umanità.
Taxi to the Dark Side è un film che tutti dovrebbero vedere, il regista ha saputo cogliere l’essenza dell’animo umano quando è risucchiato dal proprio lato oscuro e mostrando come Dilawar e il suo Taxi siano stati letteralmente fagocitati dal lato oscuro dell’uomo.
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