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Scritto da Domenico Astuti   
lunedì 15 ottobre 2012

Titolo: Woody
Titolo originale: Woody Allen: A Documentary
USA: 2012. Regia di: Robert B. Weide Genere: Documentario Durata: 113'
Interpreti: Woody Allen, Penelope Cruz, Sean Penn, Scarlett Johansson, Diane Keaton, Martin Scorsese, Naomi Watts, Josh Brolin, John Cusack
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 21/09/2012
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Gentile
Scarica il Pressbook del film
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woody_leggero.pngGira da alcuni giorni nelle salette dei cineclub un documentario semplice nella fruizione e divulgativo per chi conosce Woody Allen più dalle notizie dei giornali che dalla sua estesa filmografia ( ben 46 film ).
Un documentario presentato allo scorso Festival di Cannes e autorizzato ufficialmente da Woody Allen che si fa intervistare e fa entrare la macchina da presa a casa sua.
Roba che sa dell’incredibile e del miracoloso conoscendo la ritrosia del regista.

Si parte dall’infanzia di Allen ( il suo vero nome è Allan Stewart Konigsberg ) con foto d’epoca, aneddoti narrati dalla sorella Letty, con una vecchia intervista alla madre e alcuni spezzoni dei suoi primi film anche autobiografici.
Sappiamo cosl che il nome Woody Allen nasce da ragazzino, quando firma in questo modo battute divertenti che manda a quotidiani e riviste. Diventa da quasi subito un ‘ battutista ‘ conosciuto e da ragazzo già guadagna più dei suoi genitori. L’età e il suo agente gli fanno superare la proverbiale timidezza e con grande sacrificio emotivo inizia ad esibirsi in locali come comico riuscendo a diventare ben conosciuto dagli addetti ai lavori e da un piccolo pubblico.

Il tutto è condito da filmati dell’epoca, materiale di repertorio e da Woody Allen stesso che mostra dove lavora e come gli vengono le idee. Iniziano poi gli anni Sessanta e possiamo vedere un giovane Allen in alcuni seguitissimi show televisivi e in alcune performance.
Il suo tipo di comicità è nuovo, moderno, usa ironia, arguzia ed ha i tempi giusti anche nell’ improvvisazione. Inizia così la carriera di Allen come sceneggiagtore e regista e il documentario segue passo passo e senza alcuno scossone la crescita professionale e le tappe fondamentali della filmografia di Woody – accennando anche alle due storie d’amore più importanti della sua vita, quella con Diane Keaton e quella un po’ tragica con Mia Farrow: il fattaccio è appena accennato - . Compare Martin Scorsese varie volte che spiega da par suo la ‘ crescita ‘ e la discontinuità cinematografica di Allen ( peccato, perché un conoscitore di Cinema come Scorsese meritava più spazio e lasciato libero a delle riflessioni meno standardizzate ), e poi ci sono anche Mariel Hemingway ( che lo ricorda con affetto ), Josh Brolin ( che ha temuto tutto il tempo Allen ), Diane Keaton ( sua compagna per anni, e, incredibile !, fu lei a innamorarsi e a conquistare lui ), Dianne Wiest ( che i produttori non volevano ma è riuscita a conquistare ben due Oscar con Allen ), Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Naomi Watts,, Sean Penn, Owen Wilson, e anche alcuni giornalisti e celebrità internazionali che si avvicendano nel facile compito di parlare bene del genietto ebreo.

Una parte interessante è la descrizione che fa Allen del suo modo di lavorare: scrive appunti anche su pezzi di carta, poi li mette in ordine e li ritrascrive con la stessa macchina da scrivere acquistata da adolescente. Insomma un piacevole documentario, affettuoso anche se un un po’ accondiscendente, quasi un omaggio dovuto. Ma in fondo resta in superficie, sul generico, senza aggiungere molto, diventando quando tratta il lato personale acritico e impersonale.
Tuttavia si sorride alle vecchie battute di Allen degli anni sessanta, dimostrando che poi tanto vecchie non sono e ci fa ricordare la modernità di film come “ Io e Annie “ e “ Manhattan “ che sono serviti da lasciapassare ad una serie di commedie negli anni ottanta e novanta. Insomma un documentario gentile ma un po’ afano che ci racconta un uomo che ha avuto ed ha ancora molto da dire anche quando ha cercato di imitare Fellini ( Stardust Memories ) o Bergman ( Interiors ).

 
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